Frane…
Questa volta è toccato alla SP2, la strada provinciale che, correndo lungo le precipiti pendici di Nord, va dal luogo della antica Porta Sant’Agata giù sino al bivio della (Fu) Casina Bianca.
Sembra un destino cinico e baro, Enna alta che continua a fare lo slalom tra frane e distacchi. Ovviameente si alza il coro delle invettive e delle lamentele, comprensibilissime ma, come sempre, ben lontane dal nocciolo della questione.
Ovvero?
Chiediamoci perché accade quel che accade.
Da un lato ci sono circostanze globali, oramai innegabili, alla faccia degli Zikikianes. Il clima è cambiato e ci consegna eventi meteo concentrati, robusti, tropicali. Nelle ultime 48 ore su Enna sono caduti ben 41,7 mm di pioggia, praticamente quarantadue litri di acqua per metro quadro. poco meno di un decimo di quel che cade giù un un anno a media piovosità.
Dall’altro le circostanze sono locali. In particolare sono legate alle modalità con le quali vennero progettate le strade, con tagli imponenti degli strati rocciosi, con la verticalizzazione dei versanti, con una visione delle opere pubbliche legata esclusivamente alla loro realizzazione e giammai alla loro continua e corretta manutenzione. La SP2 fu teatro negli anni’70 del secolo scorso di un primo, catastrofico crollo che la tenne chiusa per anni ed anni. Allora venne giù anche un magnifico giardino terrazzato che si spingeva oltre la balaustra del belvedere Marconi in corrispondenza del palazzo Restivo. Sempre la SP2 ha avuto poi diversi altri crolli, più o meno rovinosi, risolti in parte con la creazione della elegante murata ad arcature cieche che oggi la contraddistingue.
Ma c’è anche un altro aspetto, quasi mai considerato, che si lega al cambiamento che le pendici ennesi hanno subito nel corso degli ultimi 100 anni. Un tempo ubertosi e verdeggianti pendii coltivati a terrazze con un sapiente e certosino lavorio di irregimentazione delle acque, luogo di orti, vigne e frutteti, oggi le stesse contrade sono un inestricabile groviglio di vegetazione paraboschiva caratterizzata da alloctone robinie, alieni ailanti e essenze lianose, come i rovi, capaci di trattenere in masse sempre più pesanti, la vegetazione morta e la quantità dei rifiuti che la città soprastante continua a gettare giù dal parapetto come se non ci fosse un domani da garantirsi. Così, all’arrivo delle piogge, quelle masse si imbevono, si appesantiscono e vengono giù sino ad invadere la sede stradale.
Guardatele nella foto che allego, di proprietà del Comando dei VVFF di Enna, appare chiaro che la gran parte dei materiali sia vegetale.
Ma allora che cosa bisognerebbe fare?
Intanto intervenire sulle proprietà delle pendici stesse che, in gran parte NON sono pubbliche ma appartengono non di rado a complicatissimi contesti ereditari. Piccoli appezzamenti verticali divisi tra decine e decine di ignari eredi, tra gente che probabilmente non ha mai messo piede in quella boscaglia fitta e scura.
In qualche modo va fatto ritornare un sano “governo” della pendice, vanno recuperate le terrazze, le antiche “gazzane”, ed i loro sistemi di regimentazione delle acque. Questo ci salverebbe dagli incendi estivi e dalle frane invernali e darebbe a quella magnifica vista di Enna da Nord l’aspetto che ne motivò la apposizione del vincolo paesaggistico di Vallone Scaldaferro.
Va aiutata la rinascita di quella “agricoltura eroica” il cui scopo primo non è la produzione per la vendita ma il mantenimento con metodi sostenibili delle condizioni dei declivi.
Infine, non è il caso della SP2 ma lo è con grande probabilità della panoramica, alcune opere, alcune visioni, vanno abbandonate in ragione proprio della insostenibilità economica non solo della loro realizzazione ma anche e soprattutto del loro mantenimento in efficienza.
Pagina Facebook Giuseppe Maria Amato


