Le Vrame
Durante le processioni che vanno dal 29 giugno alla chiusura i confrati esprimono la loro fede, la loro appartenenza tramite delle acclamazioni comunemente chiamate “Vrame”.
Perché è nata la vrama?
E’ un invito a rivolgersi direttamente a Lei, per ringraziarla di quanto ricevuto. In Sicilia da est a ovest, da nord a sud durante le processioni c’è un continuo udire di invocazioni che siano frasi o intere litanie in cui si racconta qual è la grazia o che si chiede o ricevuta: da Santa Rosalia a Sant’Agata, da san Giacomo a Capizzi a San Paolo a Palazzolo Acreide e da Messina con Maria SS Assunta a San Calogero ad Agrigento.
E poi Enna che al forte grido di un confrate di una Vrama gli altri rispondono in maniera altrettanto forte sventolando il fazzoletto banco, lo stesso usato per asciugare i sudori e coprirsi naso e bocca dal fumo delle sarbe e le grida rimbombano tra le strette via di Enna. Oggi, anche queste hanno subito una modifica, meno plateale per gli occhi di tutti ma evidente per noi confrati perché, fino a non molto tempo fa, le vrame erano gridate dai confrati anziani e gli altri rispondevano solamente con “Evviva Marí”
Quali sono, quindi, queste vrame?
“E chiamamu a Regina di l’Angili”
“E cu voli grazji ricurra a Marì”
“E chiamamu cu nn’aiuta”
“E chiamamu a noscia Avvocata”
“E chiamamu a noscia Patruna”
“E chiamamu u cchi beddu iuri do paradisu”
“E chiamamu a cu unn’abbannuna”
“E chiamamu u beddu nomu di Marì”
“E chiamamu a gran Matri di Enna”
“E chiamamu a Regina d’i Nudi”
“E chiamamu a noscia Protittura”
Queste sono alcune, ma in foto potete leggere le altre.
U mastazzulu
È un pasto paragonabile ad un biscotto, più morbido, dolce, povero, preparato con elementi che vengono totalmente dalla terra: Farina, miele, vino. Tre ingredienti che sanno di umiltà, laboriosità e festa!
La Farina: frutto della terra, frutto di un duro processo lavorativo di un intero anno che va dalla semina, mietitura, alla trebbiatura;
Miele: prodotto delle api, simbolo di laboriosità
Vino: anch’esso un prodotto finale della terra, prodotto dall’uva, ottenuto con meticolosità dalla cura delle vigne fino alla pigiatura dell’uva, fermentazione del mosto e poi il vino.
Per statuto “Ai confrati spettano due mastazzola di 250 gr ciascuno e un bicchiere di vino” distribuiti da Decurioni della confraternita.
Era un dolce che si “tastava” ovvero se ne mangiava un pezzo di quei 250 grammi e durava un bel po’ di tempo.
Da un punto di vista alimentare contiene tutti gli elementi essenziali per rifocillare i confrati post processione: carboidrati, zuccheri, grassi.
Anche in questo prodotto ogni anno c’è un’attesa da parte di noi ennesi e facciamo quasi a gara per avere la prima sfornata o per riceverlo direttamente brevi manu dai confrati.
La manifestazione di fede è sempre avvenuta in maniere magnifica, senza remore alcuno, senza badare a spese di alcun tipo. Si aspettava, e si aspetta ancora, questo periodo con speranza verso la fede e verso la vita perché gli occhi di Maria, nonostante tutto, continuano a parlarci!
Foto Mastazzola Biscottificio Spalletta


