Fabio Venezia, lo incontriamo quotidianamente nella bouvette dell’ARS a Palermo, dove chi scrive è impiegato presso un Ente pubblico che ha sede a Palazzo dei Normanni. In questi anni abbiamo legato e quando lo vediamo,lo chiamiamo “Fabiuzzu”, non per sudditanza, non ne abbiamo verso nessuno, tant’è che ad altri rappresentanti politici della provincia di Enna o altri deputati della Regione nemmeno li salutiamo. Lo chiamiamo così perché lui è speciale: è uno che la politica la vive con passione, è uno che ha sfidato la mafia dei pascoli, quella pericolosa dei Nebrodi, e per questo è stato inserito nella lista nera, tanto da indurre la Magistratura a metterlo sotto scorta. È uno che non le manda a dire e per questo motivo ha anche subito aggressioni quasi fisiche da parte di uomini di quello stesso Partito Democratico del quale lui è esponente ma che ha bisogno, soprattutto in Sicilia, di essere messo in discussione nella sua leadership. Già, perché uno come Venezia, a nostro avviso e ad avviso di molti iscritti, non può e non deve essere posto ai margini di un partito la cui base chiede a gran voce il suo rinnovamento totale, ma i vertici, si ostinano su tali istanze, ancora a fare orecchio da mercante quasi come se l’argomento non li riguardasse. Intanto, Fabio Venezia, mentre gli altri producono il nulla, come un vulcano in piena attività continua a produrre un enorme magma rovente di disegni di legge, di proposte, di interrogazioni e in maniera particolare si sta intestando la battaglia per far sorgere il policlinico universitario ad Enna e la riqualificazione del Centro Storico della medesima città. E non mancano nella sua attività e azione politica gli interventi nei confronti dei lavoratori. Il deputato, difatti, ha recentemente chiesto con forza al governatore Schifani, di tutelare i lavoratori in merito alla regolamentazione del lavoro sotto la canicola: “L’estate- dice Venezia- è ormai alle porte e in queste giorni si sta registrando un sensibile aumento delle temperature che espone alcune categorie di lavoratori. Raccogliendo l’appello dei rappresentanti sindacali, chiediamo anche quest’anno che la Regione emani un’apposita ordinanza per tutelare i tanti lavoratori che svolgono la loro attività all’aperto e sono esposti agli effetti del caldo estremo”.
“ Si tratta – continua il deputato dem – di una misura di buon senso e di civiltà, poiché le sempre più frequenti ondate di calore, frutto dell’emergenza climatica che sta investendo sempre più la nostra regione, incidono pesantemente sui territori, sull’economia e sugli stili di vita dei cittadini. Per queste ragioni chiediamo che nelle ore più calde della giornata e comunque oltre la soglia dei 34 gradi lo svolgimento di ogni prestazione lavorativa all’aperto, in particolare se caratterizzata da attività fisica intensa e in condizioni di esposizione prolungata dal sole, sia vietata”.
Mario Antonio Filippo Pio Pagaria


