Dopo due anni di pandemia le strade di Enna hanno finalmente rivisto i volti incappucciati dei confrati; per lo più è ciò che abbiamo letto un po’ da per tutto in questa settimana,ma,un Ennese non si accontenta di RIVEDERE,l’Ennese ha rivissuto anni della sua storia.
La città (capoluogo)più alta d’Italia vanta una “rosa” di ben 16 confraternite fondate tra il 1261 e il 2011 : numeri impressionanti ben 750 anni di realtà confraternali che animano ,oggi come alcuni secoli fa, le strette viuzze cittadine.
Ma è solo pietà popolare?- Come in molti ultimamente la definiscono- In realtà non esiste un concetto più sbagliato e,chi parla di pietà popolare per i riti pasquali a Enna “dirotta” chiunque volesse venire per assistervi.
La Pasqua nel capoluogo Ennese è un fortissimo invito a meditare sulla Passione,Morte e Resurrezione di Cristo nonché un fortissimo invito ad Adorare Gesù Sacramentato.
Questo viene svolto,non secondo pietà popolare,ma in un modo più diretto: rivivere nel modo più semplice l’evento Salvifico accaduto più di 2000 anni fa in Palestina: la morte e resurrezione del Nazzareno (fulcro della cristianità) le processioni, dunque non sono fini a se stesse bensì piene di preghiera, spiritualità e intimità con Dio .
La processione del venerdì,ad esempio,non è da paragonare al ” funerale” del Cristo come molti pensano,o peggio scrivono!
I fercoli,per quanto belli e suggestivi,del Cristo morto e dell’Addolorata accompagnano insieme a tutte le altre confraternite la Croce Reliquiario gelosamente custodita in Duomo e portata dalla Palestina dai frati cappuccini: proprio per la processione di quella reliquia la città si riunisce e prega in processione non per ammirare le favolose ” annacate” delle “vare” e il venerdì Santo di quest’anno abbiamo avuto proprio – chissà se proprio per segnale Divino- la dimostrazione di questo; è stato molto suggestivo, infatti, vedere il baldacchino che sovrasta la Santa reliquia (della spina della corona di Gesù) dimenarsi sotto il vento e li sotto il clero e il parroco della collegiata reggere quel “gioiello” in penombra,o meglio, quasi al buio rispetto alle bellissime illuminazioni dei due fercoli.
Il messaggio era uguale a quello di tutti gli altri anni: Cristo è più vicino a noi di quanto non possiamo immaginare…e tra quel vento che scompone il baldacchino è in quella penombra che non guardiamo nemmeno perché attratti da luci più sfarzose.
Mario La Torre
Foto di Martina Melfa


