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ELEONORA BORDONARO IN FINALE ALLE TARGHE TENCO CON UN DISCO DEDICATO A CATANIA

ELEONORA BORDONARO IN FINALE ALLE TARGHE TENCO CON UN DISCO DEDICATO A CATANIA

Un disco d’autrice che va oltre la tradizione. Contemporaneo, fortemente percussivo, intimo e dirompente. “Gioiosamente arrabbiato, con i piedi radicati al suolo, gli occhi al cielo e il coltello in mano”

 

MOVITI FERMA, il nuovo album della cantautrice siciliana Eleonora Bordonaro, è nella cinquina finalista delle Targhe Tenco grazie al voto di una giuria composta da oltre 300 giornalisti musicali.

Prodotto da Puccio Castrogiovanni e dedicato a Catania, è un disco d’autrice contemporaneo, che va oltre la tradizione; un disco fortemente percussivo, intimo e dirompente allo stesso tempo. Senza retorica, né desiderio di compiacere. Nervoso ed elettrico nel senso di pieno di linfa, “gioiosamente arrabbiato, con i piedi radicati al suolo, gli occhi al cielo e il coltello in mano”. È un disco che non parla di donne ma fa parlare le donne. Sul coraggio, sulla parità di trattamento, sulla maternità.

Il titolo si riferisce ad un modo di dire tipico di Paternò, città d’origine della Bordonaro, dove “muvirisi” non significa muoversi, ma restare. “Un ossimoro, della lingua e del pensiero – spiega la Bordonaro – che svela l’atavico dualismo tra evolversi o resistere, tra partire e restare. Tra il desiderio di andare e la condanna all’immobilità. Per fortuna. Di questo e di corpo e di desiderio parla ‘Moviti ferma’”.

Nato in Sicilia, ‘Moviti ferma’ racconta la creatività di una terra che resiste, non si adagia sulle brutture di questi tempi incerti, ma pulsa di vita attraverso la musica: “È un disco corale, la cui ispirazione è condivisa. Generato dalla necessità si sentirsi parte di un mondo affettuoso. È un racconto individuale reso possibile dal sostegno di una collettività, che ne rappresenta forza e paesaggio. È un pensiero alla mia generazione che è andata via credendo di essere libera di scegliere il proprio mondo. Si è ritrovata spezzata per sempre. Perché chi è libero lo è anche di tornare”.

Per questo ‘Moviti ferma’ ha voluto raccogliere e accogliere le migliori energie delle ultime generazioni artistiche siciliane per condividere un pezzo di percorso. Musicisti, poeti, autori, attori e scrittori.

Cesare Basile, che più di tutti ha raccontato gli ultimi incrociando il blues, la musica africana e il cantautorato in un siciliano vero e raffinatissimo, ha arrangiato Tridici maneri ri farisi munnu un dolce inno alla vita e al mondo del poeta Biagio Guerrera; Marinella Fiume, couatrice di Sprajammu di la luna, un inno femminista naif e sgangherato, eccessivo e festoso con la tromba vulcanica e femminile dell’unica forestiera tra i musicisti, la lucana Marina Latorraca; Agostino Tilotta, anima degli Uzeda, storica noise band catanese, che ha accompagnato con la sua chitarra il racconto sognante dell’attore e drammaturgo Gaspare Balsamo, il quale ha immaginato una processione di donne all’alba, e poi due orchestre mescolate insieme per I Dijevu di Vurchean. L’orchestra Sambazita e Jacaranda Piccola Orchestra dell’Etna fanno festa suonando su una melodia della tradizione del samba della comunità nera di Bahia con un testo in gallo italico di San Fratello; Fabrizio Puglisi che ha accarezzato e strapazzato il suo pianoforte dando vita, insieme al contrabbasso di Giovanni Arena a A Merca, una piccola storia biografica sul diverso modo di uomini e donne di intendere le sfide; I Lautari storico gruppo che da trent’anni rinnova la tradizione siciliana con inventiva, ironia e virtuosismo hanno cullato Omu a mari di Gaspare Balsamo ispirato al romanzo ‘Horcynus Orca’ di Stefano D’Arrigo e all’incontro di un marinaio, un uomo semplice con la seduzione delle femminote; Carmelo Chiaramonte cuciniere errante. Chef inventivo, antropologo del gusto, conoscitore dell’animo umano attraverso i sapori, che ha scritto Picchio Pacchio che è una ricetta per le melanzane che sottende una gustosa allusione sessuale e Giovanni Calcagno coautore di Moviti ferma , che si avvale del groove di Michele Musarra.

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