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Don Bosco 2000: “Il nuovo decreto sulla migrazione ci rende meno umani”

Riccardo Febbraio 12, 2026 2 minuti letti

Don Bosco 2000: “Il nuovo decreto sulla migrazione ci rende meno umani”

In merito al decreto approvato ieri dal Governo in materia di migrazione – che introduce il cosiddetto “blocco navale” e rilancia il trasferimento dei migranti in Albania – Don Bosco 2000 esprime forte preoccupazione per un provvedimento che segna, ancora una volta, un arretramento sul piano dei diritti umani.

“Stiamo diventando meno umani. E questo è il vero problema” dichiara Agostino Sella, Presidente di Don Bosco 2000. “Non è solo una scelta politica: è una scelta culturale. È il segno di un Paese che, di fronte alla fragilità, preferisce alzare muri invece di costruire ponti”.

L’associazione, impegnata da anni nell’accoglienza e nei corridoi umanitari, sottolinea come la narrazione dell'”invasione” non trovi riscontro nei numeri reali e rischi di alimentare un clima di paura.

“Ogni giorno incontriamo persone che hanno attraversato il deserto, subito torture in Libia, perso figli nel Mediterraneo. Quando sento parlare di invasione, mi chiedo di quali numeri stiamo parlando. Nel 2024 oltre 2.200 persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo. In dieci anni più di 30.000 vite sono state inghiottite dal mare. Questo è il dato che dovrebbe occupare il centro del dibattito pubblico. Non la propaganda”.

Secondo Don Bosco 2000, il cosiddetto blocco navale non rappresenta una soluzione strutturale al fenomeno migratorio. “Il blocco navale non fermerà le partenze. Non fermerà la disperazione. Non fermerà chi scappa dalla fame o dalla guerra. Spingerà solo le persone verso rotte più pericolose”.

Preoccupazione anche per il trasferimento dei migranti in Albania. “Parliamo di un’operazione costata agli italiani circa un miliardo di euro e che, a mesi dall’annuncio, vede strutture sostanzialmente vuote. Un investimento enorme per un progetto che non incide sui flussi reali”.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulla situazione dei CPR. “Continuiamo a chiamarli centri, ma nella sostanza sono carceri amministrative. Persone private della libertà senza aver commesso reati penali, trattenute per mesi in condizioni spesso critiche. Non è gestione, è detenzione”.

Infine, Don Bosco 2000 invita a guardare con realismo ai dati sui rimpatri. I numeri raccontano un’altra storia. A fronte di circa 60.000 arrivi via mare nel 2025, i rimpatri effettivi sono stati una quota minima.

Don Bosco 2000 ribadisce la necessità di politiche fondate sul rispetto del diritto internazionale, sull’apertura di canali legali e sicuri e sulla tutela della dignità umana.

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Riccardo

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