Senza diritti, senza voce: migranti trasferiti come pacchi. È tempo di dire basta
Piazza Armerina (EN)
31 luglio 2025
“Nessun essere umano è illegale. Nessun diritto può essere sospeso in nome della paura o dell’indifferenza” afferma duramente Agostino Sella.
Apprendiamo con profonda preoccupazione quanto emerso nel dossier “Ferite di confine” a firma del Tavolo Asilo e Immigrazione, che denuncia gravissime violazioni di diritti fondamentali nei trasferimenti dei migranti dai CPR italiani alla struttura realizzata a Gjadër, in Albania.
Secondo il rapporto, già 132 persone sarebbero state trasferite in modo coatto, senza provvedimenti scritti e motivati, spesso senza preavviso, in stato di costrizione e senza la possibilità di conoscere la propria destinazione. Questi elementi costituiscono una palese violazione del diritto nazionale e internazionale, oltre che un atto disumano, lesivo della dignità della persona.
Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000, aggiunge: “Siamo di fronte a un modello opaco e irresponsabile, che ignora i principi costituzionali e alimenta l’idea che i migranti siano problemi da nascondere, invece che persone da accogliere. Questa politica dei trasferimenti forzati, lontano dagli occhi e dalle coscienze, tradisce il senso di umanità su cui dovrebbe fondarsi una democrazia. Le nostre comunità continuano ogni giorno ad accogliere, integrare, costruire percorsi di vita. Questi centri vanno chiusi.”
Tutto questo avviene mentre il Mediterraneo continua a essere teatro di morte. Negli ultimi giorni, due bambini innocenti hanno perso la vita durante traversate disperate verso le nostre coste. Secondo quanto denunciato da Sea-Watch, le autorità italiane non sarebbero intervenute prontamente, lasciando i migranti in balìa di condizioni proibitive e al ribaltamento delle imbarcazioni.
È inaccettabile che i soccorsi in mare possano essere ostaggio di leggi disumane. Salvare vite non può mai essere un crimine.
Ribadiamo con forza che l’accoglienza è un dovere civile e morale. Chiediamo con decisione la chiusura del centro di Gjadër, la fine delle deportazioni senza garanzie e il ripristino della legalità costituzionale e dei principi umanitari.


