Culture Possibili, a San Giovanni Galermo e Librino teatro, musica, circo e narrazione per il progetto culturale e sociale “Ucci Ucci”
Teatro, musica, narrazione, arti circensi e coralità sono gli strumenti di inclusione e partecipazione collettiva utilizzati da “Ucci Ucci”, progetto culturale e sociale che ha il suo focus nei quartieri periferici di Catania, ideato e organizzato, da Culture Possibili, organizzazione no-profit in associazione temporanea di scopo con la Cooperativa Prospettiva Futuro. Il tutto grazie a “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” 2026, l’iniziativa promossa dal Comune di Catania sui fondi del Ministero della Cultura che punta a rendere la cultura strumento di inclusione, con particolare attenzione alle periferie e alle aree più fragili. Da luglio a settembre a San Giovanni Galermo si sono succeduti il cantautore rosolinese Claudio Covato, l’artista circense il Giorgioliere, e l’attore Giovanni Calcagno, con un lavoro sul “cunto” siciliano, la narrazione epica e il teatro di figura. E a metà settembre è iniziato a Librino, il laboratorio dell’attore Angelo D’Agosta che, in vista della performance finale in calendario il 31 ottobre, sta lavorando con i ragazzi del quartiere su improvvisazione e narrazione partecipata
Catania, San Giovanni Galermo e Librino, da luglio a dicembre 2026
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Teatro, musica, narrazione, arti circensi e coralità sono strumenti di inclusione, crescita espressiva e partecipazione collettiva, che favoriscono la costruzione di nuovi immaginari condivisi e rafforzano i legami sociali. Da questo concetto di base è partita l’edizione 2026 di “Ucci Ucci”, progetto culturale e sociale che ha il suo focus nei quartieri periferici di Catania, ideato e organizzato da Culture Possibili, no-profit catanese che ha come obiettivo quello di attuare nuove forme di sperimentazione nel campo dell’attività teatrale e sostenere l’integrazione di persone con disabilità, in associazione temporanea di scopo con la Cooperativa Prospettiva Futuro.
Nato negli scorsi anni a San Giovanni Galermo quest’anno “Ucci Ucci” ha coinvolto anche Librino nel suo percorso artistico multidisciplinare capace di coinvolgere i più giovani, le famiglie e le comunità attraverso pratiche culturali ad alta qualità professionale. Il tutto grazie a “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” 2026, l’iniziativa promossa dal Comune di Catania e finanziata dal Ministero della Cultura, che punta a rendere la cultura uno strumento di inclusione, crescita e coesione sociale, coinvolgendo le municipalità, le scuole, gli spazi pubblici e i luoghi di aggregazione, con particolare attenzione alle periferie e alle aree più fragili.
Pamela Toscano, responsabile della associazione “Culture possibili”: «Fino a dicembre “Ucci Ucci” si articola in tre fasi: ascolto e visione di spettacoli e performance; attività laboratoriali dedicate alla creazione collettiva attraverso voce, corpo, ritmo, parola e movimento; restituzioni pubbliche aperte alla comunità, costruite a partire dai materiali artistici elaborati durante il percorso. Il progetto mira a rafforzare la partecipazione culturale nel territorio, valorizzare talenti e identità locali e creare occasioni concrete di dialogo tra artisti, giovani e comunità, generando un impatto culturale e sociale duraturo».
Il valore artistico del progetto “Ucci Ucci” risiede nella presenza di professionisti di rilievo nazionale e internazionale, impegnati da anni nella ricerca contemporanea e nella formazione. Quest’anno le attività sono iniziate a metà luglio con un workshop tenuto dal cantautore rosolinese Claudio Covato, vincitore del premio De André 2025 e di Musicultura 2026 a Macerata, il quale ha sviluppato concerti didattici dedicati alla valorizzazione del dialetto poetico siciliano e della canzone d’autore contemporanea. Tra luglio e settembre, l’artista circense catanese Giorgio Maria Laganà in arte il Giorgioliere, ha condotto laboratori e spettacoli di giocoleria interattiva e arti circensi inclusive. Il 14 settembre è iniziato nella club house del Campo XXV Aprile della squadra di rugby Briganti, associazione sportiva dilettantistica e onlus di Librino, il laboratorio dell’attore Angelo D’Agosta che, in vista della performance finale in calendario il 31 ottobre, sta lavorando con i ragazzi del quartiere attraverso improvvisazione e narrazione partecipata.
A fine settembre Giovanni Calcagno, noto attore e autore paternese attivo tra teatro e cinema, ha guidato un lavoro sul “cunto” siciliano, la narrazione epica e il teatro di figura attraverso lo spettacolo “Polifemo innamorato”. Pamela Toscano: «Anche quest’anno “Uci Ucci” sceglie una storia che conduce le attività, il Ciclope e le sue varie declinazioni, nel tentativo di “incontrare” il mostro, comprenderlo e imparare a volergli bene».
Giovanni Calcagno: «Il contesto stesso nel quale si è svolto il laboratorio mi ha spinto a cercare una forma di messa in scena condivisa con i ragazzi: una rappresentazione che avesse quasi la ritualità di un teatro di strada, capace di muoversi in uno spazio a 360°, e di rivolgersi a ogni tipo di spettatore. E sopratutto il teatro non come qualcosa che arriva dall’esterno per essere semplicemente mostrato, ma come uno spazio nel quale, per qualche ora, una comunità può riconoscersi, giocare, raccontarsi e trasformarsi».
«L’impatto che ho avuto entrando negli spazi della Cooperativa Prospettiva a San Giovanni Galermo, immersa in un parco meraviglioso e dotata di una molteplicità di edifici – uffici, alloggi, aule multidisciplinari – è stato, prima di tutto, quello di trovarmi di fronte a una vera e propria comunità – raccota Calcagno -. Il lavoro è cominciato nell’aula teatro con un gruppo molto numeroso: una quarantina di ragazzi, dai cinque ai quindici anni circa. Un esordio complesso per un laboratorio di creazione teatrale, ma il teatro oggi è strumento necessario alla crescita e alla formazione delle giovani persone. Il secondo giorno abbiamo approfondito i temi che hanno costituito il pretesto del laboratorio: il mito di Polifemo, Aci e Galatea che racconta la trasformazione del sentimento amoroso del Ciclope. Polifemo, inizialmente, ama Galatea incondizionatamente: la sua brutalità di pastore rozzo e solitario sembra trasformarsi davanti alla semplice presenza di questa meravigliosa ninfa. Ma l’ingresso nella vicenda di un terzo elemento, il giovane pastore Aci, amato da Galatea, suscita la gelosia e l’ira di Polifemo».
«La premessa del mito – prosegue Calcagno – è stata il punto di partenza che ho proposto ai ragazzi per generare diversi percorsi di lavoro. Il primo è stato quello della scrittura. Ho chiesto loro di elaborare brevi pensieri intorno alla vicenda e ai sentimenti che essa suscitava, frammenti poi confluiti in strutture poetiche che hanno nutrito lo spettacolo finale e che i ragazzi hanno recitato ora in forma corale, ora in forma di monologo. Un secondo percorso è nato dall’incontro con le mie grandi marionette corporee. I ragazzi hanno potuto giocarci, imparare a dare vita a queste creature che sembrano provenire da un’altra dimensione».

