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Coronavirus ed Economia: il mondo della cultura e teatro: l'autrice teatrale Elisa Di Dio "Ripartire privilegiando il teatro di qualità"

Una intervista con l’autrice teatrale Elisa Di Dio, il presidente della Compagnia teatrale dell’Arpa Angelo Di Dio Gigi Spedale presidente della Rete Teatrale per la drammaturgia teatrale Latitudini sull’attuale situazione che vive il mondo del teatro e soprattutto sulle sue prospettive future di ripartenza.
Un settore che molto spesso viene trascurato ma che invece nel bel paese produce diversi benefici, quello immateriale come appunto la cultura ma anche materiale ed economico. E’ quello della cultura e nello specifico dello spettacolo, teatro ed altro ancora. Non solo per il mondo degli artisti ma per tutto il suo indotto che interessa anche diversi altri settori Così è successo per il settore in questo mese?
Angelo: In una situazione di così grande emergenza si pensa che lo spettacolo, l’intrattenimento, la musica, il teatro, il cinema, la danza siano dimensioni secondarie e non di prima necessità. In realtà non è così perché chi fa spettacolo, dall’attore al regista al costumista, al tecnico, è un professionista che ha studiato, si è formato e prova a vivere del suo lavoro. Trentadue anni fa abbiamo creato una realtà come la Compagnia dell’Arpa, ente accreditato di produzione e circuitazione teatrale a livello regionale e nazionale. Per noi è stato un improvviso blackout. Di colpo si sono spente le luci e un intero settore è rimasto al buio. Ma siccome il termine “intero settore” può sembrare astratto e generico, è giusto dire centinaia di migliaia di persone (attori, scenografi, macchinisti, tecnici luci e audio, senza considerare l’indotto e i fornitori) che prima, in un modo o nell’altro, potevano contare su un reddito, sono rimaste da un momento all’altro, senza alcun sostentamento e, in gran parte, escluse anche dal piccolo sostegno che lo Stato sta faticosamente erogando ad altre categorie. Questo perché il settore culturale vive di una frammentarietà di tipologie contrattuali che inevitabilmente lo porta ad essere escluso da qualsiasi tutela. E se tutto questo, fino allo scorso mese di febbraio, era risaputo (e purtroppo dobbiamo dirlo, anche accettato da molti), oggi in questo buio fitto, vengono alla luce tutte le falle di un sistema nel quale non si è voluto mai mettere ordine. Sarebbe auspicabile che si avviasse una procedura per il riconoscimento dello stato di crisi per questo settore alla pari di altri.
Elisa: Spero che l’assessore regionale si faccia carico di quello che è un vero e proprio grido di aiuto da parte di un mondo che già prima del Covid-19 era in uno stato di crisi e avvertiva il profondo squilibrio nella distribuzione di finanziamenti e risorse; questo perché più che tener conto della validità della proposta culturale, si asseconda spesso, purtroppo, lo spirito delle appartenenze politiche.
L’Italia è un paese che si ricorda delle sue eccellenze in questo settore solamente quando li deve “utilizzare” per esaltare l’italianità. Ma poi però le risorse da investire ogni anno diventano sempre meno. Cosa ne pensi di tutto ciò
Angelo: E’ proprio così. Le cifre sono impietose: l’Italia spende l’1,1% del PIL (la Grecia spende l’1,2%). Ed evitiamo paragoni con Francia e Germania, che già siamo abbastanza depressi per altri motivi, altrimenti aggraviamo la situazione. Ma potremmo procedere, restringendo il cerchio, anche a livello regionale o a livello locale. Una esaltazione mediatica di “orgoglio locale”, senza porre veramente le basi per la costruzione di un progetto identitario forte, serve poco. Senza considerare lo sperpero di risorse nell’anno precedente e nell’anno successivo alle tornate elettorali a qualsiasi livello. Un disastro. La soluzione immaginata dal ministro Franceschini, 130 milioni per l’intero comparto, e una piattaforma in stile Netflix, da cui fruire di spettacoli, è chiaro sintomo della poca conoscenza dei meccanismi di base dello spettacolo dal vivo. Va bene internet per questa fase di vuoto e reclusione, ma è chiaro che gli artisti debbono potere tornare a lavorare dal vivo, in presenza di un pubblico vero e non virtuale. Produrre teatro o peggio, adattare il teatro per il web, è una scelta sbagliata, è un palliativo, non è certamente la cura.
Elisa: Il fatto è che non abbiamo memoria storica né una vocazione alla formazione teatrale all’interno della scuola. Il Teatro esiste da 2.500 anni ed era un obbligo per i cittadini della polis assistere alle rappresentazioni sceniche perché attraverso quelle l’uomo imparava a capire se stesso, il mondo che lo circondava, il suo rapporto con la divinità. Oggi il teatro è “divertimento”, il posto dove andare a farsi quattro risate se va bene, dove si va se c’è il nome televisivo di richiamo, altrimenti non si va affatto. Questo perché non esiste un’ educazione allo spettacolo dal vivo nelle nostre scuole; si improvvisa, o si ritiene una perdita di tempo. Ecco, si dovrebbe cominciare a cambiare dalla base, dalla formazione del cittadino sin dall’infanzia. Ricordo, a tal proposito, la domanda del grande Karl Valentin che in un celebre monologo esordisce con “Perché non si istituisce il teatro dell’Obbligo”?
“ In questo senso – aggiunge Gigi Spedale, presidente della rete siciliana per la drammaturgia contemporanea- si sta cercando di ragionare su meccanismi coesi, nel tentativo di sviluppare idee convergenti, come sta facendo la rete Latitudini, rete per la drammaturgia contemporanea, in continuo contatto con Cresco, il coordinamento delle realtà della Scena contemporanea, realtà vive che mettono insieme energie artistiche di valore. Si tratterà, insomma, di trovare soluzioni insieme”
Andando sul nostro territorio anche in questo settore si parte da un gap pesante da recuperare e siamo indietro rispetto anche ad altri territori siciliani. Ma negli ultimi anni in particolare nell’attività teatrale si vive un periodo di grande fermento con tanti giovani che hanno coraggio di tentare questo percorso. Il tuo giudizio.
Elisa: Siamo davvero felici quando vediamo giovani che con coraggio tentano e spesso riescono in questo percorso. Ma, a parte l’innegabile entusiasmo per questi nostri talenti, il problema che emerge in questi giorni bui, rimane. Quali garanzie per il futuro possono avere le nuove generazioni?. Oramai da più di 25 anni ci occupiamo di formazione teatrale nelle scuole di ogni ordine e grado e nel corso di questo tempo abbiamo visto letteralmente germogliare giovani promesse che poi si sono rivelate veri e propri talenti. Andrea Saitta, Mauro Lamantia, Sara D’Angelo, Salvatore Lombardo, sono solo alcuni dei nomi di ragazzi che hanno cominciato con noi, in laboratori teatrali inseriti in percorsi scolastici di tutto rispetto. Questi giovani hanno compreso in quel contesto la loro attitudine, e l’hanno fatta progressivamente emergere con lo studio in scuole di valore, come sempre consigliamo di fare, quando ci troviamo di fronte a reali potenzialità. Serve anche per loro una tutela e non lo spettro di questa agghiacciante precarietà. Successivamente, con Lingua di cane, nostra produzione come Compagnia residente al teatro comunale di Enna, è stato bello mettere insieme questi ragazzi, divenuti professionisti, e creare uno spettacolo diretti da Giuseppe Cutino, con testi di Sabrina Petyx, che ha fatto il giro di importanti teatri italiani.
Angelo: Sempre per citare esperienze positive nei nostri luoghi, va ricordata la rassegna di Calascibetta, Teatro sulla Vetta, con spettacoli di qualità e nomi di spicco della drammaturgia e della scena contemporanea, Caspanello, Ferracane, Bruschetta, Provinzano, per citarne alcuni, che fino a prima della pandemia ha funzionato benissimo, con una partecipazione entusiasmante da parte del pubblico di Enna, Calascibetta e dintorni. Merito del lavoro in rete con la piccola ma agguerrita associazione Contoli Di e di Latitudini, nonché del Comune.
Elisa: Quindi, luci, ombre e speranze, soprattutto quella di vedere valorizzata la competenza, e non i protagonismi di qualcuno. Il teatro nel e per il territorio è camminare insieme sotto lo stesso cielo, creare percorsi artistici condivisi con la comunità. Più il pubblico che affolla il teatro è sovrapponibile al concetto collettivo di cittadinanza, più il discorso teatrale è valido. Per noi dell’Arpa è questo il senso del Teatro, e in questa direzione il nostro è teatro politico, della polis. Il pubblico, infine, rimane sempre l’ unico vero giudice di un percorso artistico, con il pubblico si avvia un percorso di crescita e maturazione.
Infine, dal 3 maggio dovrebbero gradualmente e anche con non poco scetticismo le maglie dell’economia. Ma appare molto difficile che questo settore sia tra i primi anche perché si tratta di una attività che fa dell’aggregazione il suo modo di esistere. Come ci si potrà organizzare per il futuro cercando di coniugare la continuità culturale con la sicurezza ad esempio della cosiddetta distanza sociale?
Angelo: Questo è il vero punto cruciale della questione. Quando ripartirà tutto? E poi, tutto ripartirà come prima? Speriamo di no. Speriamo che tutto questo ci insegni a fare a meno dell’improvvisazione e dell’estompareneità. Speriamo che si possa ripartire mettendo al centro dell’attenzione i lavoratori e la qualità del lavoro artistico.
Elisa: Io, per quello che ho imparato dagli amati maestri dell’antica Grecia, se potessi ritornerei nelle agorà e nei teatri all’aperto, luoghi ideali da dove potere ancora raccontare il mondo. E più in là si dovrà privilegiare la qualità, il teatro affrontato e realizzato con cura artigianale, portato direi, casa per casa, balcone per balcone se ancora è necessaria la distanza, o piazza per piazza. Il Teatro è l’attore, il corpo sacro dell’attore in scena. Per il resto, in questi giorni di restrizione a casa, facciamo quello che abbiamo fatto sempre: si scrive, si leggono nuovi testi, si lavora amministrativamente e organizzativamente per tornare a immaginare il teatro che verrà, il teatro che vorremmo, il teatro possibile per questi tempi malati. Ecco una cosa è sicura, le parole e i gesti dell’arte raccontano sempre la possibilità che ha la Vita di affermare se stessa, anche quando non si vedono vie d’uscita. Angelo: Bisogna guardare bene, con i sensi allenati alla Bellezza. Abbiamo bisogno di un pubblico motivato, appassionato, pronto a crescere e a stare con noi su quella stessa barca, citata dal papa, che per noi si chiama Scena.
Ritorneremo insieme a raccontare storie, è una promessa e un impegno.

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