CORONAVIRUS
Tante difficoltà e sofferenze ha portato a tutti gli italiani la pandemia che, nel contempo però, avrebbe dovuto fare aprire gli occhi a chi di competenza, per la grande confusione creata da tutte le regioni.
I problemi creati dal coronavirus avrebbero dovuto essere gestiti da una unica seria struttura ed i relativi provvedimenti adottati essere osservati da tutti.
Abbiamo assistito alla grande difficoltà incontrata dagli organismi centrali nel gestire una molto particolare situazione di emergenza, con evidenti segni di debolezza.
Il peso di questa pandemia doveva essere sopportato indistintamente da tutti, mentre sia le deroghe che le esclusioni hanno creato serie perplessità e reazioni in molti.
Assistere in Tv ad una partita di calcio senza pubblico, vedere i giocatori e gli arbitri alla presentazione allineati rispettando le distanze e vedere il mucchio di giocatori che si abbracciano dopo aver fatto una rete, contrasta con le indicazioni date.
Abbiamo assistito anche alla grande confusione creata dai cosiddetti Governatori, ognuno dei quali si è sentito capo assoluto per tutelare particolari interessi, in dispregio della vita dei cittadini.
La nostra struttura politico-amministrativa delle regioni ha confermato il grave errore commesso nel 1970, allora previsto e sottolineato da politici, con la P maiuscola, di cui non si tenne conto.
Molte le voci in dissenso perché, anche allora, stavamo pagando il danno provocato dalla crisi determinatasi a seguito della nazionalizzazione dell’energia elettrica.
Con una mia nota pubblicata il 24 agosto 2020, ricordando il cinquantesimo anniversario della creazione delle regioni a statuto ordinario, ho rivissuto i difficili passaggi in Parlamento del relativo disegno di legge, approvato con l’impegno formale assunto di una immediata abolizione dell’Ente provincia.
Non è stata la sola volta e non sarà l’ultima volta che il nostro Parlamento, per ottenere un risultato immediato si impegna a realizzare dei provvedimenti che non hanno mai visto successivamente un barlume di luce.
Le province da abolire erano circa 90 e oggi ci troviamo con 130 province.
Il momento potrebbe essere propizio per una rivolta democratica e popolare che, tenuto conto del mancato rispetto relativo alla abolizione delle province, venga proposto un referendum per richiedere l’abolizione delle regioni.
La cronaca giudiziaria ci ha fatto conoscere che centinaia di Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali sono stati condannati per gravissimi reati.
La cronaca quotidiana, invece, frequentemente ci ricorda che quasi tutte le regioni sono state infettate dal virus del malaffare, gestito dalle tradizionali organizzazioni che dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania e dalla Puglia hanno messo radice in tutta l’Italia.
Un invito specifico ai giovani che cercano di migliorare la qualità della nostra politica: un altro 1968, con il programma di un referendum per l’abolizione del nostro sistema regionale.
Alla mia età posso soltanto dare un consiglio, consiglio che viene dato da parte di una persona che è stata molto vicina a Mario Segni, in occasione dell’importante referendum del 1991, come risulta dal ringraziamento fattomi dallo stesso Segni, la cui lettera conservo tra i miei migliori ricordi..
“Caro Alerci, ti ringrazio molto per la collaborazione che mi hai dato. Conto molto sul tuo aiuto per le prossime iniziative. Mario Segni”.
angiolo alerci


