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Cooperazione circolare: dall’Italia al Mali un modello di sviluppo sostenibile e formativo Un’alleanza culturale, sociale e istituzionale per costruire un’alternativa concreta alla migrazione forzata

Riccardo Giugno 5, 2025 4 minuti letti

Cooperazione circolare: dall’Italia al Mali un modello di sviluppo sostenibile e formativo
Un’alleanza culturale, sociale e istituzionale per costruire un’alternativa concreta alla migrazione forzata
Piazza Armerina (EN)
05 giugno 2025
Roma, 5 giugno 2025 – Si è svolta ieri, presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, la conferenza di presentazione del nuovo progetto di Cooperazione Circolare in Mali, promosso dall’Associazione Don Bosco 2000 con il supporto del Ministero dell’Interno, della Fondazione Treccani Cultura e dell’Università di Catania.

Un progetto che punta a creare attività generatrici di reddito nel settore agricolo e avicolo, offrendo formazione professionale e alfabetizzazione finanziaria a giovani maliani, molti dei quali già passati da percorsi migratori in Italia. Al centro dell’iniziativa vi è l’idea di una migrazione non emergenziale, ma ordinaria, che si traduce in scelte consapevoli e sostenibili grazie alla formazione, al lavoro e all’impresa sociale.

Ad aprire i lavori e ad accogliere gli intervenuti Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000, “continuiamo il cammino della cooperazione circolare, che parte di una consapevolezza il mondo è in movimento. Il Mali è uno dei Paesi africani in cui ci sono crisi sociali e politiche non indifferente. Noi ci siamo e vogliamo stare in questo territorio, è una delle zona più povera del Mali, c’è la dignità delle persone e crediamo che questa sia la leva per realizzare progetti di cooperazione circolare nel territorio. Questo approccio rende il migrante cooperante e mediatore proprio nel suo territorio”.

“Treccani ha scelto di intervenire nell’aspetto sociale della cultura – ha dichiarato Mario Romano Negri, Presidente della Fondazione Treccani Cultura – per offrire strumenti che aiutino a leggere la complessità, creare consapevolezza e costruire reti di senso”.

Roberta La Cara, coordinatrice del progetto, ha illustrato le attività previste: formazione in Italia, rientro assistito in Mali, avvio di imprese nei villaggi, in una delle regioni più povere del Paese. Particolare rilievo anche alla formazione sul microcredito, alle work experience nei territori confiscati alla mafia (come Villa Rosa, in Sicilia) e a pratiche agricole innovative come l’impianto acquaponico. Tutti esempi virtuosi di economia circolare e di contrasto al caporalato.

Secondo Chiara Impagliazzo del Ministero dell’Interno, questo progetto rappresenta un uso concreto delle risorse economiche derivanti dalle richieste di cittadinanza, volte a stabilizzare i giovani nei Paesi d’origine e sostenere forme di migrazione sempre più responsabile.

Anche Carlo Colloca, docente dell’Università di Catania, ha ribadito l’importanza di un approccio interdisciplinare: “È un’occasione per dare forma alla terza missione dell’università: essere responsabili verso i territori, lavorare sui patrimoni materiali e immateriali e costruire forme di diplomazia culturale nei contesti più fragili”.

L’ateneo etneo curerà il monitoraggio e la valutazione del progetto attraverso un gruppo di ricerca composto da assegnisti e dottorandi, con l’obiettivo di interpretare i dati raccolti e correggere in itinere le azioni avviate.

Marta Leonori, della Fondazione Treccani Cultura, ha sottolineato: “parole come circolarità, dialogo, cooperazione, povertà educative e alleanze culturali sono la base da cui partire per costruire una narrazione nuova, capace di rinnovare il contenuto stesso della cooperazione”.
Il secondo panel formativo ha avuto una lettura del fenomeno a livello politico. Sono intervenuti Stefano Arduini, direttore di Vita, l’on. Paolo Ciani deputato, e rappresentanti della società civile. Forte la denuncia contro le narrazioni deformate della migrazione: “Non si parla dell’Africa se non quando si tratta di migranti che arrivano in Italia. Il racconto è spesso distorto – ha detto Stefano Arduini – mentre dovremmo tornare a costruire un immaginario consapevole, fondato sui fatti e sulle storie vere”.

Paolo Ciani ha aggiunto: “Esistono leggi che criminalizzano chi salva vite in mare. Serve una politica estera fondata sulla cooperazione, sulla cultura e sulla dignità dei popoli che miri a smontare l’imbarbarimento della nostra società”.
A portare la voce del Mali, alcune testimonianze online, mentre al tavolo dei relatori in rappresentanza dell’ambasciatore è intervenuto Abdoulaye Bathily, il quale ha ricordato che: “la migrazione fa parte della nostra cultura, ma oggi è segnata da conflitti, povertà, cambiamenti climatici e perdita di risorse umane, soprattutto nel settore agricolo. Questo progetto aiuta i giovani a restare, a costruire futuro nei villaggi, con competenze e strumenti concreti”.

L’ultima tavola rotonda ha avuto uno sguardo salesiano sulla cooperazione circolare, moderata da Cinzia Vella, fondatrice di Don Bosco 2000, con la presenza di don Giuseppe Ruta, docente dell’Università Pontificia Salesiana, di Michela Vallarino (VIS) e di Giorgio Vaggi, esperto di cooperazione, che hanno ribadito il valore simbolico e concreto della cooperazione circolare come modello replicabile.

“Costruire ponti, formare coscienze, restituire speranza. È questo il senso profondo del nostro impegno. La formazione è il solco da cui nasce una nuova primavera di giustizia e sviluppo”, ha detto in chiusura Agostino Sella presidente dell’Associazione Don Bosco 2000.

 

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