IL GOVERNO DEI MIGLIORI E LA RIPARTIZIONE DEI FONDI FEASR.
“Se il “governo dei migliori” è stato capace di questo misfatto non osiamo immaginare di quello che potrà succedere quando a guidare le sorti del Paese torneranno i mediocri”. E’ l’amara considerazione della Confagricoltura regionale all’indomani della decisione dell’esecutivo nazionale di ripartire i fondi per il settore agricolo provenienti da Bruxelles in modo totalmente diverso rispetto al periodo di programmazione 2014/2020, periodo che per motivi legati all’emergenza sanitaria è stato prorogato per due anni e ciò fino all’entrata in vigore della nuova PAC attualmente in corso di definizione.
Alla fine, con il pieno consenso del ministro Patuanelli, è passata la linea orchestrata dalle Regioni del centro nord che portano a casa, senza alcun fondamento giuridico, più risorse e ciò in netto contrasto con tutte le raccomandazioni formulate dalla Commissione e dal Parlamento Europeo. A mortificare ancora di più la mancetta di 94 milioni di euro che il ministro ha promesso ai territori “mendicanti”, perseverando così quel modo di fare politica che, almeno agli inizi, è stato duramente contestato dal movimento di appartenenza di Patuanelli.
La partita che si sta giocando oggi e che almeno dal risultato fin qui ottenuto la Sicilia l’ha già persa a tavolino preclude alla stessa Regione la possibilità di poter partecipare con i giusti titoli al tavolo per la ripartizione dei fondi comunitari per il nuovo settennio, laddove è facile immaginare che la solita coalizione potrebbe tirar fuori dal cilindro, per l’ennesima volta, la storicità delle ripartizioni.
“Con questo meccanismo cha va avanti da diversi decenni – sottolinea il presidente dell’organizzazione agricola siciliana, Ettore Pottino – gli agricoltori siciliani hanno percepito contributi comunitari provenienti dal I° Pilastro della PAC condizionati da rese produttive da terzo mondo a differenza della stragrande maggioranza delle altre produzioni continentali con consolidati e mai rivisti livelli di rese che determinano aiuti mediamente superiori di cinque volte rispetto a quelli percepiti al sud. La proposta sensata che il ministro ha, a quanto pare, totalmente disatteso era quella di lasciare tutto inalterato in questi due anni di transizione, rimandando la definizione dei nuovi criteri di ripartizione ad un momento successivo e comunque prima dell’entrata in vigore del nuovo programma comunitario di sostegno per il settore agricolo. Così facendo si ha l’impressione, del tutto fondata, che un gruppo di regioni abbia voluto occupare una posizione di avamposto da sfruttare in occasione della nuova battaglia sulla ripartizione dei fondi per il prossimo settennio. E’ chiaro – conclude Pottino – che sul tavolo nazionale si dovrà intervenire per la revisione totale dei due filoni di intervento (I° e II° Pilastro della PAC) e non su quello che come capacità di spesa penalizza i soliti noti”.


