Come promesso, il primo argomento che vorrei trattare è proprio quello della differenza sostanziale che esiste tra il calcio degli adulti e quello dei ragazzi. Il tema potrebbe apparire banale ma purtroppo, troppo spesso, si tende a non riconoscere le differenze tra il primo ed il secondo e ciò determina una certa confusione nelle valutazioni degli obbiettivi da richiedere agli uni ed agli altri.
I bambini solitamente intraprendono il proprio percorso calcistico di pari passo con quello scolastico. Di norma all’età di 6 anni i giovani calciatori iniziano a muovere i primi passi sul rettangolo verde e fino ai 12 anni sono impegnati nelle attività della Scuola Calcio. Successivamente i ragazzi affrontano il passaggio alle categorie del Settore Giovanile, con le quali saranno impegnati fino ai 17 anni. L’ultimo passo, prima dell’approdo in Prima Squadra, è quello della Juniores (per i tesserati delle società dilettantistiche) o della Berretti e della Primavera (per quanto riguarda i giocatori delle società professionistiche).
Questa doverosa premessa ci dà la possibilità di individuare esattamente il confine tra il calcio giovanile e quello degli adulti. Esiste quindi un periodo lunghissimo, della vita di un calciatore, prima dell’effettivo inizio della propria carriera agonistica.
Gli anni della Scuola Calcio e del Settore Giovanile sono fondamentali per la crescita del singolo. Gli obbiettivi da ricercare durante questo lasso di tempo sono esclusivamente quelli relativi al miglioramento delle capacità motorie, all’acquisizione di una sempre maggior confidenza con il pallone (la cosiddetta “tecnica individuale”), all’acquisizione di un numero sempre crescente di competenze tattiche (dove per tattica intendiamo esclusivamente la capacità di un singolo giocatore, con o senza palla, di effettuare le scelte migliori in relazione alla situazione di gara), alla formazione di tutte le componenti caratteriali che ne faranno, prima che un calciatore, un buon cittadino del mondo. E’ chiaro, quindi, che il focus sarà sempre e soltanto il singolo. Il concetto di squadra, in questi anni, deve essere preso con le molle in quanto deve essere funzionale alla crescita del giovane calciatore, non viceversa. Sarà il contesto squadra a far crescere il giocatore, non il giocatore a far crescere la squadra.
Da qui ne consegue che le vittorie dei formatori e degli istruttori saranno valutate in termini di crescita tangibile e non contando i trofei vinti in stagione. La ricerca del risultato sportivo sarà appannaggio delle Prime Squadre.
In definitiva potremmo riassumere il tutto dicendo che negli anni della Scuola Calcio e del Settore Giovanile si lavora per formare i giocatori che, solo successivamente, cercheranno di vincere titoli e trofei.
Nel prossimo articolo porremo la nostra attenzione sulle Scuole Calcio, sui metodi di lavoro da esse adottate e sulla loro funzione sportiva, ludica e sociale.


