BANCARIO – Capitolo 4
MICHELE SINDONA
Michele Sindona siciliano, banchiere d’assalto e membro della loggia segreta P2, coinvolto nell’affare Calvi e nell’omicidio dell’Avv. Giorgio Ambrosoli, collegato con cosa nostra, morì avvelenato da un caffè al cianuro di potassio mentre era ricoverato nel carcere di Voghera.
Prima del suo arresto visse per un lungo periodo in America dove, tra l’altro, continuò nella sua primaria attività finanziaria acquistando anche una casa cinematografica.
La conclusione della sua attività in America fu pesantemente negativa, con una bancarotta fraudolenta e un mandato di arresto internazionale spiccato dalla giustizia americana.
Arresto che non venne effettuato perché di Sindona in America si erano perse le tracce.
Nel periodo in cui ero direttore della Cassa di Risparmio di Caltanissetta avevo un appuntamento con il cliente Francesco Cinardo, figlio di un grosso proprietario terriero che avevo conosciuto a Mazzarino durante la mia direzione di quell’Agenzia, con il quale andavo spesso a caccia nel territorio di Mazzarino/Riesi, insieme a Mimmo Bartoli, della ben nota famiglia Bartoli.
Erano trascorsi 15 anni e lo ritrovai cliente della Filiale per operazioni di credito agrario.
Una mattina arriva in ufficio in ritardo, rispetto all’orario concordato per trattare una delle sue pratiche e, alla mia richiesta del perché questo ritardo mi rispose “ho avuto una nottataccia. Ieri sera siamo stati a cena in un locale molto vicino a San Cataldo col Professore, che abbiamo dovuto accompagnare a Siracusa dove l’attendeva un grosso motoscafo”.
Alla mia richiesta “professore chi?”, mi rispose “Sindona”, che la polizia americana stava cercando da molto tempo in tutto il mondo.
Rimasi molto perplesso di questa sua notizia, che venne subito confermata dalla traccia lasciata il giorno prima a Palermo con la negoziazione di un assegno di centomila dollari da parte del medico di fiducia di Sindona, Joseph Crimi, come poi è risultato anche dagli atti processuali.
Di tale operazione venni a conoscenza perché l’assegno era stato negoziato presso una succursale della Cassa di Risparmio di Palermo.
Mentre l’America cercava nel mondo Sindona, io ero venuto casualmente a conoscenza che il professore poteva già trovarsi in Grecia.
Al momento dell’arresto Sindona aveva sostenuto di essere stato rapito in America e ferito ad un ginocchio al momento della fuga.
Ferita, come venne accertato, provocata da un colpo di pistola sparato da una persona amica, per confermare la sua dichiarazione.
Dopo alcuni mesi, colui il quale mi aveva raccontato questa storia, venne trovato ucciso nelle campagne tra Mazzarino e Gela.


