A Festa Ranni
Qualche giorno separa gli ennesi dal 2 luglio, il giorno più festoso e lieto, il giorno della comunità, il giorno dell’incontro, il giorno della festa, il giorno di Maria SS. Della Visitazione, patrona della città.
In questi giorni sospesi di attesa, di preparazione, quando ogni cosa si rimanda , “duppu a Madonna si nni parla”, quando si “cogli ppa sarbiata”, quando il via vai continuo verso il Duomo diventa sempre più crescente, quando compaiono sempre più addobbi, luminarie, immagini della Santa Patrona e stemmi mariani sui balconi della città, mi piace soffermarmi e riflettere su quanto importante sia questo giorno per gli ennesi, e quanto sia nevralgico il momento della processione per la cittadinanza tutta , rito secolare di fede e devozione, che non manca dei caratteri tipici della pietà popolare siciliana, un momento di forte aggregazione sociale, oltre che di grande devozione religiosa.
Perché si, la processione della Nave d’Oro il due luglio e “ppa Madonna a Muntata” è un rito collettivo, è una tappa fissa, è qualcosa di identitario a cui l’ennese non può rinunciare.
La processione della Patrona rappresenta il cammino della comunità e il forte legame tra il sacro e la vita quotidiana, è un momento in cui la comunità esprime la propria fede, ringrazia per la protezione ricevuta e rinnova la propria identità, legandosi al passato attraverso la tradizione.Quando “nnesci a Madonna” , sia il 29 giugno, ancora di più il 2 luglio, il popolo ennese risponde con una massiccia presenza: è un incontro irrinunciabile con il sacro e con la parte più intima di sé, ma allo stesso tempo è il momento in cui ciascuno incontra l’altro in una storia di fede e devozione che dura da secoli.
Il due luglio, infatti, unisce le famiglie e richiama i lontani, offrendo un momento di condivisione che rompe la routine quotidiana, veste la città a festa,permette l’incontro con la parte più intima di sé , con il Sacro, in cui si intecciano affidamento, intercessione, ringraziamento, preghiera.
Accompagnata da riti secolari come il camminare scalzi (viaggiu scazu), la vrama degli Ignudi, la sarbiata, la processione rappresenta la supplica solenne e l’adempimento del voto di un intero popolo.
Dal punto di vista puramente religioso, la processione non è una semplice sfilata, ma un atto di fede subordinato alla celebrazione Eucaristica, che invita il fedele a manifestare la propria fede in Cristo in maniera collettiva.
È impossibile, allo stesso tempo, non riconoscere che le processioni siano un’espressione profondamente umana.Lo sforzo immane degli Ignudi che portano a spalla il pesantissimo fercolo a piedi nudi, rappresenta, ad esempio, un sacrificio penitenziale vivo, carne che si fa preghiera, una liturgia popolare a cui gli ennesi partecipano massici con applausi, lacrime, preghiera.
La cosa singolare è che sui cigli delle strade ad assistere al momento processionale siano anche credenti non praticanti, che non rinunciano al rito, e non credenti, che partecipano comunque a questo momento di forte coesione umana e sociale.
Le luminarie, i suoni della banda, i profumi del cibo di strada e i colori della festa stimolano i sensi. Questa dimensione estetica e festosa, unita al puro sentirei religioso, genera gioia e meraviglia, sentimenti essenziali per il benessere psicologico ed emotivo di ognuno, una sorta di catarsi umana che si mescola al sentimento religioso, sentimenti che fanno bene al cuore .
Infondo la processione, in cui sono previste delle soste, con il suo alternarsi ai tempi di marcia, rende l’immagine stessa del cammino della vita, fatto di balzi in avanti e battute di arresto.
Dietro al simulacro della Santa Patrona, le persone camminano portando con sé le proprie fatiche personali: vedere l’intera comunità camminare insieme, condividendo lo stesso passo, trasforma la sofferenza solitaria in una speranza collettiva, ci si sente meno soli nell’affrontare la vita.
Forse è proprio pensando alle processioni come metafora di questo cammino, che si potrebbe smetterla di considerarle come fatto anticulturale e anacronistico, come cosa di altri tempi, e se ne può, invece apprezzare tutta la profonda contemporaneità ed esigenza umana.
Quell’esigenza di camminare in questa vita insieme, uno accanto all’altro, come avviene il due luglio, nella fatica, nella difficoltà certo, ma anche nella gioia, nello stare insieme, rafforzati dalla presenza di una Madre che visita, chiama a sè , benedice e mostra benevola quel dono più prezioso di tutti gli ori che indossa, quel Bambino Suo Figlio,che non si stanca mai di mostrare.


