“La passione è un dono, ma il rispetto è una scelta.”
Negli ultimi giorni, la nostra città ha vissuto momenti che hanno messo alla prova il senso stesso dello sport. Le parole e i gesti che si sono levati dagli spalti non sono solo espressione di disagio, ma anche il segnale di una ferita più profonda: quella che nasce quando la passione perde la misura e la critica diventa rabbia. Lo sport, però, non è mai odio. È confronto, crescita, appartenenza. Come ricordava Socrate, “Il segno di una mente istruita è la capacità di intrattenere un pensiero senza accettarlo.” Contestare è legittimo, ma deve essere educato, rispettoso e costruttivo.
Dietro ogni società sportiva ci sono persone che lavorano, spesso nell’ombra, per costruire un sogno collettivo. Ma ci sono anche coloro che, incapaci di creare, trovano forza solo nel distruggere. A loro voglio dire che la città di Enna non si piega alla falsità né alla divisione. Chi ama davvero questa comunità non alimenta il rancore, ma cerca la verità con dignità.
Enna è una città che vive di tradizione e fede: la Madonna della Visitazione, le confraternite, il Venerdì Santo. Questi non sono solo riti, ma simboli di un’identità che unisce. Lo sport deve essere parte di questa stessa identità — un luogo di incontro, non di scontro. Come diceva Gandhi, “La forza non deriva dalla capacità fisica, ma da una volontà indomabile.”
Invito tutti — tifosi, dirigenti, atleti e cittadini — a ritrovare il senso autentico dello sport: quello che educa, che forma, che fa crescere. Perché la vera vittoria non è quella sul campo, ma quella che si conquista ogni giorno nel rispetto reciproco. E quando la passione si accompagna alla civiltà, allora sì, Enna torna a essere una città che vince, anche quando perde.
Il presidente dell’Enna Calciio
Giancarlo Travagin
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