Oggetto: Ospedale di Leonforte – conoscenza degli atti e responsabilità istituzionale nelle dichiarazioni sul futuro del presidio
Ritengo doveroso rivolgere un appello pubblico ai Sindaci di Leonforte, Assoro, Nissoria, Agira e Regalbuto, ai Deputati regionali della provincia di Enna e all’Assessore regionale espressione della nostra provincia affinché, prima di formulare dichiarazioni, lanciare allarmi o assumere posizioni sul futuro dell’Ospedale di Leonforte, si documentino approfonditamente e studiano tutti gli atti che riguardano il nostro presidio ospedaliero, a partire dalla normativa nazionale e regionale vigente.
Non è più tempo di populismo, di proclami o di dichiarazioni dettate dall’emotività.
Quando si parla di sanità pubblica e, soprattutto, del futuro di un ospedale collocato ( forzatamente) come in territorio montano e disagiato, occorre conoscere a fondo la materia, leggere le carte e comprendere quali siano realmente gli strumenti normativi e progettuali che possono garantire il futuro della struttura.
Il riferimento dal quale, a mio avviso, sarebbe opportuno iniziare è il DM 70, con particolare attenzione all’art. 9.2.2, anche alla luce della condizione dell’Ospedale di Leonforte, individuato ( forzatamente )quale ospedale di zona disagiata e montana.
Parlo con cognizione di causa quando affermo che mai, negli ultimi anni, si era registrato per l’Ospedale di Leonforte un crescendo di interventi, progettualità e investimenti paragonabile a quello degli ultimi tempi.
Basti pensare all’Ospedale di Comunità, alla Casa di Comunità, alle nuove e importanti attrezzature, agli interventi programmati e, soprattutto, a quella che considero una vera luce in fondo al tunnel: la prospettiva della realizzazione a Leonforte di un Centro di Riabilitazione di riferimento regionale.
È poco?
Personalmente non lo credo affatto.
Anzi, ritengo che si tratti di elementi concreti sui quali costruire una prospettiva seria e duratura per il nostro territorio.
Proprio per questo, invece di alimentare continuamente paure e contrapposizioni, sarebbe necessario che la politica e le istituzioni conoscessero, valorizzassero e difendessero ciò che è stato concretamente realizzato e ciò che è oggi in fase di programmazione.
Il rischio, infatti, è che dichiarazioni avventate, se pronunciate senza una piena conoscenza degli atti e dei percorsi istituzionali in corso, finiscono paradossalmente per produrre l’effetto contrario a quello auspicato: indebolire il presidio ospedaliero anziché rafforzarlo.
E questo sarebbe un errore che Leonforte e il suo territorio non possono permettersi.
Per questo rivolgo un invito preciso ai nostri rappresentanti istituzionali: prima di parlare, studiate le carte. Confrontatevi con gli atti ufficiali, con la programmazione sanitaria, con le norme che disciplinano gli ospedali delle aree disagiate e montane e con i progetti già avviati. Solo così sarà possibile evitare dichiarazioni avventate che, anziché contribuire alla difesa del presidio, potrebbe indebolirlo ulteriormente.
Solo partendo dalla conoscenza dei fatti si può esercitare una vera funzione di rappresentanza e di tutela del territorio.
Allo stesso tempo, ritengo doveroso riconoscere e sostenere chi, all’interno delle istituzioni sanitarie, ha contribuito concretamente a questo percorso.
In particolare, un forte sostegno va riconosciuto al Direttore Generale dell’ASP di Enna, dott. Mario Zappia, che considero l’artefice di una parte importante di questo percorso di rilancio e di programmazione.
Il futuro dell’Ospedale di Leonforte non si difende con gli slogan.
Si difende con la conoscenza, con la responsabilità istituzionale, con la programmazione e con la capacità di trasformare i progetti in realtà.
Leonforte ha bisogno di questo.
Ha bisogno che tutte le istituzioni, al di là delle appartenenze politiche, lavorino nella stessa direzione per consolidare ciò che è stato ottenuto e per portare a compimento ciò che è stato programmato.
Studiare gli atti, conoscere le norme e parlare con cognizione di causa non è un esercizio burocratico: è un dovere verso i cittadini e verso il futuro della nostra sanità.
Alfredo Vasta


