Ieri a Roma abbiamo presentato #ReteLampedusa. E porto a casa una giornata che non dimenticherò.
Il grazie più grande va a #PietroBartolo, protagonista di questa straordinaria esperienza.
Rete Lampedusa nasce dai suoi trent’anni sul molo Favaloro, adesso molo #PapaFrancesco , ad accogliere chi arrivava vivo e a contare chi non ce l’ha fatta.
E poi grazie a chi ha voluto esserci accanto a noi, portando la propria voce e la propria testimonianza: Carlo Borgomeo, #Kasia Smutniak, Eraldo Affinati, Nicolò Govoni con il suo video dedicato, il giudice Luigi Patronaggio, e Nello Scavo.
Un incontro magistralmente moderato da Stefano Arduini, direttore di VITA Società Editoriale.
Ognuno di loro, dal proprio mondo — la cultura, il cinema, la musica, la scuola, la magistratura, il giornalismo, il terzo settore — ha portato la stessa idea: che un’altra narrazione è possibile.
Perché nasce Rete Lampedusa?
Perché in Italia si è imposta una narrazione tossica sulle migrazioni. Una narrazione che grida all’invasione e nasconde una verità semplice: l’Italia senza i migranti andrebbe a fondo. E non è un’opinione. Sono i numeri che nessuno racconta:
▪️ 9% del PIL italiano — 177 miliardi di valore aggiunto prodotti dai lavoratori stranieri (Fondazione Leone Moressa, 2025)
▪️ 2,5 milioni di lavoratori stranieri, il 10,5% degli occupati in Italia (ISTAT · FLM 2025)
▪️ 678 mila imprese di stranieri: +1,7% in un anno, mentre quelle italiane calano del 5,6% (Unioncamere-InfoCamere, 2025)
▪️ ~10 miliardi di contributi INPS ogni anno dai lavoratori stranieri: pagano le pensioni degli italiani
▪️ 18% del valore aggiunto agricolo italiano è prodotto da lavoratori stranieri
▪️ 69% dell’assistenza domiciliare in Italia è svolta da stranieri — 560.000 persone che si prendono cura dei nostri anziani (Dossier IDOS, 2025)
▪️ E all’Europa, senza flussi regolari, mancheranno 44 milioni di lavoratori entro il 2050 (Center for Global Development · Commissione UE)
Questi non sono numeri astratti. Sono la spina dorsale invisibile del Paese.
Ieri a Roma per Rete a Lampedusa c’era gente arrivata da Berlino, dalla Sardegna, dalla Svizzera. Associazioni da tutta Italia. Persone che hanno preso un treno, un aereo, una macchina — per dire una cosa sola: un altro mondo è possibile, e lo costruiamo insieme.
A ognuno di voi, il mio grazie che non è di circostanza: è un impegno.
Grazie anche a tutti i ragazzi che da giorni organizzano l’evento. Siamo una grande squadra.
Perché Rete Lampedusa non si ferma qui.
Prossimo appuntamento: 29 luglio, Catania. Presenteremo Rete Lampedusa Sicilia alla Colonia don Bosco.
L’accoglienza non è buonismo. È intelligenza collettiva.
Ci vediamo a Catania.
Pagina Facebook Agostino Sella


