Oltre le polemiche: il successo del Cammino di San Giacomo in Sicilia è una vittoria per tutta l’Isola
Ci sono momenti in cui è necessario fermarsi e distinguere il rumore delle polemiche dal valore dei risultati.
La puntata di Linea Verde Sentieri dedicata al Cammino di San Giacomo in Sicilia ha portato nelle case di milioni di italiani un’immagine della Sicilia diversa da quella più conosciuta: una Sicilia fatta di borghi, cammini, spiritualità, paesaggi, accoglienza e comunità. Un risultato che rappresenta un’opportunità straordinaria non per una singola persona, né per un singolo Comune, ma per l’intero territorio attraversato dal Cammino.
In questi giorni il dibattito si è concentrato soprattutto su ciò che, secondo alcuni, avrebbe meritato maggiore spazio. È un sentimento comprensibile: ogni comunità desidera vedere valorizzata la propria storia e il proprio patrimonio. Tuttavia, una produzione televisiva nazionale è inevitabilmente chiamata a operare scelte editoriali e narrative. Pretendere che un solo programma possa raccontare integralmente la complessità di un itinerario significa ignorare i limiti propri del mezzo televisivo.
La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: qual è il risultato ottenuto?
Per la prima volta il Cammino di San Giacomo in Sicilia è stato presentato a un vastissimo pubblico nazionale, offrendo una vetrina di eccezionale valore ai territori dell’entroterra siciliano. Ogni immagine trasmessa, ogni borgo raccontato, ogni volto incontrato contribuisce a costruire una reputazione che potrà tradursi in nuovi pellegrini, nuovi visitatori, nuove opportunità economiche e culturali per le comunità locali.
Nel turismo contemporaneo la competizione non si gioca tra un Comune e l’altro. Si gioca tra territori che sanno fare rete e territori che rimangono prigioni eri di divisioni e particolarismi. Un cammino, per sua natura, è un progetto collettivo: vive solo se ogni comunità riconosce il valore dell’altra e comprende che la crescita di un territorio rafforza anche tutti gli altri.
Le critiche costruttive sono sempre utili e meritano ascolto. Ma quando il confronto si trasforma in contrapposizione permanente, il rischio è quello di oscurare ciò che dovrebbe renderci orgogliosi: una rete di amministrazioni, volontari, associazioni, operatori turistici e cittadini che, in questi anni, ha lavorato con costanza per dare vita a uno dei più significativi itinerari culturali e spirituali del Mezzogiorno.
Il Cammino di San Giacomo in Sicilia non appartiene a una persona, a un’associazione o a un Comune. Appartiene alla Sicilia. Appartiene a chi crede che le aree interne possano costruire il proprio futuro attraverso la cultura, il turismo lento, il pellegrinaggio e l’accoglienza.
Per questo il successo televisivo di questi giorni non dovrebbe dividere, ma unire. Perché ogni volta che un milione di persone scopre un angolo della nostra Isola, ogni volta che un pellegrino decide di partire, ogni volta che un viaggiatore sceglie di fermarsi nei nostri borghi, vince la Sicilia.
Ed è questa la prospettiva che dovrebbe guidare il dibattito pubblico: non domandarci chi abbia avuto qualche minuto in più o in meno davanti alle telecamere, ma come trasformare questa straordinaria visibilità in sviluppo, collaborazione e futuro.
Le polemiche si esauriscono nel tempo di un titolo o di un post sui social. I cammini, invece, continuano a unire territori, persone e generazioni. È su questo orizzonte che vale la pena continuare a camminare.


