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Carceri, Anci Sicilia: “Subito il garante in tutti i Comuni sedi di istituti penitenziari “Su ventidue enti, solo quattro hanno questa figura”

Riccardo Luglio 9, 2026 4 minuti letti

Carceri, Anci Sicilia: “Subito il garante in tutti i Comuni sedi di istituti penitenziari
“Su ventidue enti, solo quattro hanno questa figura”

Palermo – Garantire i diritti costituzionali delle persone private della libertà personale attraverso un’azione amministrativa omogenea e capillare sul territorio. Questo il forte appello di Anci Sicilia che, durante un incontro nella sede dell’associazione dei Comuni siciliani a Palermo, ha sollecitato i sindaci dell’Isola a istituire la figura del Garante comunale dei diritti dei detenuti.
All’iniziativa erano presenti: Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale Anci Sicilia, Antonino De Lisi, Garante regionale dei diritti dei detenuti e Salvo Fleres, esperto e già Garante regionale.
La Sicilia, pur essendo la regione con il maggior numero di strutture penitenziarie in Italia, registra un grave ritardo nell’attuazione di questo importante presidio civico. Su 22 Comuni che ospitano istituti carcerari, sono appena 4 quelli che hanno attivato la figura del Garante comunale: Palermo, Siracusa, Messina e Trapani, a cui si aggiungono Caltagirone e Catania che hanno già approvato il regolamento sul Garante comunale. Un quadro frammentato che rischia di lasciare scoperte la maggior parte delle realtà penitenziarie dell’Isola.
A livello nazionale il Garante viene istituito nel 2014. La Regione siciliana è stata storicamente all’avanguardia a livello normativo, istituendo il Garante regionale con la legge n. 5 del 19 maggio 2005. A questo dinamismo normativo non è però seguita una copertura uniforme a livello municipale.
“Il garante comunale è una figura non obbligatoria che però ha un’importanza strategica per i detenuti e le loro famiglie. Deve essere una figura di raccordo rispetto ad un’offerta di servizi complessivi che il Comune assicura alla collettività. Porsi questo tema significa affrontare tutte quelle problematiche legate anche al reinserimento di queste persone una volta scontata la pena – hanno detto il presidente e il segretario generale di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano -. L’iniziativa di Anci Sicilia vuole favorire un percorso atto a definire linee guida destinate ai Comuni, sulla base anche di quelle nazionali e del protocollo d’intesa stipulato da Anci nazionale e dal Garante nazionale dei diritti dei detenuti”.
“La figura del Garante comunale costituisce uno strumento fondamentale per favorire percorsi di reinserimento sociale e per mantenere vivo il rapporto tra la persona detenuta, la comunità e la famiglia – ha detto Antonino De Lisi – In un territorio così vasto e denso di istituti penitenziari come la Sicilia avere una delegazione che possa intervenire per le urgenze più immediate nei Comuni è molto importante. Come Garante regionale assicuro piena disponibilità a collaborare con gli enti locali che si doteranno di questa figura, offrendo supporto istituzionale”.
Per Salvo Fleres “occuparsi dei detenuti, contrariamente a ciò che si pensa, non costituisce un costo per l’amministrazione comunale ma un ‘risparmio differito’, in quanto una volta riacquistata la piena libertà, queste persone torneranno a far parte del territorio in cui vivono, rispettando le regole della convivenza civile. Il detenuto che si rivolge al Garante – conclude – si rivolge allo Stato e si aspetta dunque di essere ascoltato, assistito e tutelato”.
Collegati in videoconferenza e in presenza anche gli assessori dei Comuni interessati e il garante del Comune di Trapani, Alessandra Vitalba. Tra i presenti anche Pino Apprendi, garante comunale dei detenuti di Palermo, denuncia una situazione drammatica nelle carceri cittadine, definendo “il Pagliarelli e l’Ucciardone come “inferni” sovraffollati con oltre 1.400 e 610 presenze rispettivamente. Con l’arrivo dell’estate, l’assenza di risposte e le limitazioni su ventilatori e frigoriferi in cella rendono insostenibile la condizione dei reclusi. Il sovraffollamento, unito alla carenza di organico della Polizia Penitenziaria, causa tensioni e blocca persino le visite mediche specialistiche esterne necessarie”. Apprendi invoca un regolamento omogeneo per i garanti e un coordinamento regionale per affrontare la gestione delle strutture.

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