La Professoressa Maria Concetta di Natale scrisse un prezioso volume dal titolo “I monili della Madonna della Visitazione di Enna”, edizioni Il Lunario, stampato da Arti Grafiche Siciliane, Palermo, giugno 1996. L’opera si avvalse della nota introduttiva di Teresa Pugliatti, del contributo di Silvano Barraja, dell’appendice documentaria di Rocco Lombardo e Orazio Trovato e delle meravigliose fotografie di Enzo Brai. Sfogliare il libro è già di per sé un’esperienza immersiva, ma leggerlo è dirompente. Un’interessante comparazione iconografica riguardo il candeliere di Nibiolo Gagini ha catalizzato la mia attenzione, nonostante l’immagine sia in bianco e nero. E’ il 1596. Viene narrato il passaggio dal culto di Cerere a quello della Madonna. Entrambe donne, nella stessa posa circondata da ghirlande, mentre reggono con la mano destra tre spighe di grano. La differenza essenziale è costituita da ciò che ognuna di loro regge con il braccio sinistro: Cerere tiene una cornucopia, mentre Maria ha il Bambin Gesù. La prima offre al mondo prosperità e abbondanza, necessarie per la vita terrena, la seconda dona agli uomini la Salvezza, indispensabile dopo la morte. Questa la chiave di lettura escatologica che attribuì al Cristianesimo la vittoria sul paganesimo. Non significa che l’uno annulli l’altro. La convivenza è implicita oltre che nell’eredità iconografica anche nella scansione temporale degli eventi: il 2 luglio non è una data casuale, ma coincide con una festa in onore di Cerere, i Cerealia appunto. La stessa festa pagana viene definita da Edoardo Fontanazza – nel suo volume intitolato “ Enna… Quasi romanzo di un patrimonio”, Target editrice, 1999, a pagina 243 – rito delle “Tesmoforie”: durava tre giorni e il primo di questi prevedeva una processione che dalla Rocca arrivava a Montesalvo, per simboleggiare l’arrivo di Demetra ad Eleusi. Nella processione di ritorno, “i fedeli seguivano scalzi il carro dove era deposto il sacro corredo dei simboli mistici della dea”. Un fascino senza tempo che si perpetua ogni anno con grande fede, sia essa pagana o cristiana.


