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Arriva a luglio il festival “Art Nouveau Week” Una settimana per scoprire la corrente artistica Art Nouveau in 300 città

Riccardo Giugno 8, 2026 72 minuti letti

Arriva a luglio il festival “Art Nouveau Week”

Una settimana per scoprire la corrente artistica Art Nouveau in 300 città

Edizione “colossal”
Oltre 750 attività in programma tra visite guidate, grandi tour, mostre, convegni, conferenze, esperienze tematiche e workshop, con aperture speciali di oltre 1.500 siti tra ville, abitazioni civili, palazzi, hotel e giardini

Dall’8 al 14 luglio 2026 in oltre trecento città del mondo con 750 attività in programma arriva Art Nouveau Week, la settimana dedicata alla corrente culturale e artistica di inizio Novecento nelle sue più molteplici espressioni.

In questa ottava edizione promossa dall’Associazione Italia Liberty e curata dall’esperto in materia Andrea Speziali insieme a un comitato scientifico e d’onore di rilievo, si conta un programma di settecentocinquanta attività tra visite guidate, grandi tour, convegni, conferenze scientifiche, mostre, workshop ed esperienze tematiche dove scoprire l’Art Nouveau come una fotografia senza precedenti nella storia del globo. Tutto questo reso possibile grazie a un gruppo di quattrocento professionisti formati dall’organizzazione Italia Liberty composto da guide turistiche abilitate, accompagnatori turistici, studiosi e ricercatori che insieme a un nutrito gruppo di docenti e artisti vi racconteranno e porteranno a scoprire migliaia di capolavori artistici e architettonici nei diversi paesi.
Un palinsesto di appuntamenti che portano al centro dell’attenzione globale quella che fu la corrente artistica Art Nouveau di fine Ottocento e primo Novecento.

Filo conduttore dell’edizione 2026 è il Mare.

Una rassegna di conferenze asincrone coinvolgerà il pubblico in una mostra senza precedenti per conoscere nella sua totalità quella che fu la corrente artistica dell’Art Nouveau in tutte le sue sfaccettature: letteratura, grafica, disegno, illustrazione, pittura, scultura, preziosi, moda, architettura e cucina. Alcune conferenze sono incentrate per raccontare autori del periodo e temi come la figura femminile.
L’esperto in materia, il docente Andrea Speziali, in venti incontri vi farà scoprire anche manufatti inediti in stile Liberty negli incontri in programma per ogni giorno della settimana.
Dell’edizione è distribuito gratuitamente anche il catalogo contenente tutto il programma, gli atti del convegno alla precedente edizione e uno straordinario censimento di circa 40.000 edifici Art Nouveau nel mondo in oltre mille pagine complessive come un atlante del Liberty completo e senza precedenti.

Viaggi nel sogno Liberty all’insegna di Antoni Gaudì: Italia Liberty annuncia anche una serie di tour esclusivi dedicati all’Art Nouveau. Questi viaggi, pensati per un pubblico amante dell’arte e dell’eleganza, si svolgeranno tra l’Italia e l’Europa, con percorsi che uniscono cultura, architettura e raffinatezza. In prima linea tra questi è “La geometria segreta di Antoni Gaudì”, in programma nel weekend dall’11 luglio al 12 luglio, un’esperienza riservata a un pubblico selezionato che permette di scoprire grazie all’esperienza di Davide Centonze, come mai prima, l’opera di uno dei più straordinari architetti modernisti al mondo nell’anno della ricorrenza dei 100 anni dalla morte dell’architetto.
Il 10 giugno 2026, a cento anni esatti dalla morte dell’architetto e artista che ideò la Basilica della Sagrada Familia, Antoni Gaudí sarà celebrato nella “Giornata Mondiale dell’Art Nouveau” (WAND). In questa occasione, l’associazione Italia Liberty – promotrice della ricorrenza – organizzerà una conferenza dedicata al maestro catalano e presenterà ufficialmente il programma completo del festival.

Otto grandi mostre internazionali tra Italia e Stati Uniti dedicate all’Art Nouveau e ai suoi protagonisti. Tra gli appuntamenti principali spicca a New York la mostra “Louis Comfort Tiffany. Il sogno dell’Art Nouveau”, allestita alla Macklowe Gallery con opere di Tiffany, Gallé, Majorelle e Lalique. In Italia, Treviso e Cadegliano ospitano “Il manifesto Art Nouveau. Da Metlicovitz a Mucha”, un percorso dedicato alla grafica e alla nascita della comunicazione visiva moderna. Da villa Toletti a Cadegliano (Varese), alla Stazione al Museo Salce si potrà ammirare la grande bellezza della stagione grafica Liberty. A Pesaro la mostra “L’Art Nouveau in Italia. La linea organica tra natura e arti applicate” esplora il rapporto tra arte, mare e natura attraverso ceramiche, materiali naturalistici, cartoline e fotografie storiche. A Cernobbio, Villa Bernasconi accoglie due esposizioni dedicate al Liberty di Riga e alla reinterpretazione contemporanea del costume da bagno attraverso il design tessile. A Palermo una grande mostra approfondisce la figura di Giuseppe Sommaruga, tra i maggiori protagonisti del Liberty italiano, mentre a Bari un’esposizione celebra Andrea Speziali, studioso e artista autore del bozzetto del primo francobollo italiano dedicato all’Art Nouveau e del folder di Poste Italiane. Completano il programma la mostra degli studenti del Liceo Artistico di Massa che confermano la Art Nouveau Week come la più importante manifestazione internazionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio Liberty.

Percorsi di visite guidate giornaliere da una a tre ore progettate da Andrea Speziali insieme all’equipe di duecentotrenta guide turistiche abilitate in oltre trecento città che includeranno l’accesso a edifici Liberty di norma chiusi al pubblico che testimoniano un panorama ancora tutelato grazie ai vincoli urbanistici permettendo ai partecipanti un’esperienza unica a ritroso nel tempo. All’estero dalla Spagna, New York al Belgio fino al resto del mondo dove si terranno visite guidate alla scoperta delle varie declinazioni dell’Art Nouveau tra viali, ville, palazzi, hotel, giardini e musei per un totale di trecento città in tutto il mondo.
Un viaggio tra arte, storia e memoria prende vita nei principali cimiteri monumentali d’Italia, con un ciclo di visite guidate dedicate al Liberty e all’arte funeraria tra XIX e XX secolo.
Sorti a partire dalle riforme napoleoniche sulle sepolture, i cimiteri monumentali italiani si sono trasformati in autentiche città di pietra, dove la borghesia emergente ha lasciato un segno indelebile affidando ai più grandi scultori dell’epoca la celebrazione dei propri affetti e della propria ascesa sociale. Un patrimonio spesso poco conosciuto che oggi si apre al grande pubblico attraverso percorsi guidati tra cappelle, statue e monumenti funebri dallo straordinario valore artistico.
Se il cimitero parigino di Père-Lachaise è considerato il prototipo del cimitero monumentale ottocentesco, è proprio in Italia, in particolare al Nord che il fenomeno ha trovato la sua più compiuta espressione, con la nascita di cimiteri imponenti e riccamente decorati. Il Liberty, in particolare, con le sue linee morbide e simboliche, trova piena applicazione nell’arte funeraria italiana, come testimoniano le opere di Luigi Orengo, Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Adolfo Wildt, Giacomo Manzù e molti altri, visibili nei cimiteri di Genova, Milano, Torino e oltre.
Questi luoghi conservano le spoglie di alcune delle figure più rilevanti della cultura italiana. Solo al Famedio del Monumentale di Milano riposano Alessandro Manzoni, Francesco Hayez, Salvatore Quasimodo, Arturo Toscanini, tra gli altri.
L’associazione Italia Liberty intende valorizzare e promuovere questi straordinari luoghi attraverso una serie di itinerari guidati, pensati per cittadini, appassionati d’arte e turisti culturali. L’elenco dei cimiteri coinvolti comprende: Cimitero del Verano (Roma), Cimitero Monumentale di Staglieno (Genova), Cimitero Monumentale di Milano, Cimitero della Certosa (Bologna), Cimitero Civico (Bergamo), Cimitero Monumentale (Trieste), Cimitero Monumentale (Torino), Cimitero Monumentale (Verona), Cimitero Monumentale delle Porte Sante (Firenze), Cimitero Monumentale (Bari), Cimitero Vantiniano (Brescia), Cimitero Monumentale (Alessandria), Cimitero Monumentale (Cremona).
Un invito a riscoprire un capitolo poco noto ma affascinante del nostro patrimonio, dove arte e memoria si fondono in un racconto senza tempo.
Un ricco calendario di visite guidate, nella seconda settimana di luglio, porterà cittadini e turisti a scoprire e riscoprire il patrimonio Art Nouveau disseminato lungo lo Stivale. Ogni visita è guidata da esperti e richiede prenotazione anticipata.
In Abruzzo, il Liberty si rivela attraverso città d’arte, borghi storici e località affacciate sull’Adriatico. Dall’8 al 14 luglio l’Art Nouveau Week attraversa la regione con un programma che coinvolge Atri, Giulianova, Guardiagrele, Lanciano, L’Aquila, Penne, Pescara, Sulmona e Teramo, trasformando il territorio in un itinerario diffuso alla scoperta della Belle Époque.
Ad aprire la settimana sarà Pescara, mercoledì 8 luglio alle prime luci dell’alba, con il percorso “Una nuova regia del Liberty al mare”, una passeggiata che conduce tra il Teatro Michetti, il Palazzo Imperato e le eleganti ville di viale D’Annunzio, raccontando il volto più raffinato della città adriatica. Nello stesso giorno Sulmona propone “La regina del Liberty”, itinerario dedicato alle architetture che testimoniano l’affermazione della borghesia cittadina tra Otto e Novecento, mentre L’Aquila invita a scoprire “Alla ricerca della borghesia”, percorso che svela i più significativi esempi di modernismo aquilano tra villini, logge e ferri battuti.
Il 9 luglio il viaggio prosegue tra le forme eleganti del modernismo di Guardiagrele e l’anima artigiana di Lanciano, città dove il Liberty si manifesta nelle ville private, nelle decorazioni floreali e nei dettagli realizzati dai maestri locali del ferro e della ceramica.
La giornata del 10 luglio sarà uno dei momenti centrali della rassegna. A L’Aquila si terrà il convegno “Atmosfere Liberty nella Belle Époque aquilana”, dedicato al rapporto tra modernità, architettura e società nella regione di inizio Novecento. Nello stesso giorno Giulianova racconterà la propria stagione floreale attraverso ville e palazzi sorti durante l’espansione del turismo balneare, mentre Pescara tornerà protagonista con un itinerario tra il Palazzo dell’Aurum, la Pineta Dannunziana e le dimore liberty affacciate sul mare. A Teramo, infine, una passeggiata urbana ripercorrerà la “rivoluzione del gusto” che portò il linguaggio liberty anche nei centri della provincia italiana.
Il fine settimana conduce ad Atri e Penne, dove il Liberty si manifesta in modo più discreto ma non meno affascinante, tra decorazioni architettoniche, vetrine storiche e dettagli che raccontano l’arrivo della modernità nei piccoli centri dell’entroterra. A L’Aquila, inoltre, la Sala Baiocco tornerà a vivere le atmosfere della Belle Époque con una serata immersiva tra danze storiche, costumi d’epoca e suggestioni artistiche ispirate al primo Novecento.
Accanto alle visite guidate, il programma prevede attività di sketching en plein air a Pescara, Sulmona, L’Aquila e Giulianova, dedicate all’osservazione diretta delle architetture liberty, oltre a una rassegna di cinema muto e alla realizzazione di sculture di sabbia ispirate ai motivi floreali dell’Art Nouveau sulla spiaggia di Pescara.
Più che una semplice successione di eventi, l’Art Nouveau Week propone così una rilettura dell’Abruzzo attraverso il linguaggio della Belle Époque. Un viaggio tra mare e montagne, città storiche e località balneari, che restituisce visibilità a un patrimonio spesso poco conosciuto ma capace ancora oggi di raccontare il sogno di modernità che attraversò l’Italia all’inizio del Novecento.

In Basilicata, il Liberty si manifesta con discrezione ma lascia testimonianze sorprendenti, capaci di raccontare una stagione di trasformazione e fiducia nel progresso. Tra Matera e Melfi emerge un patrimonio poco conosciuto che unisce architettura, arti decorative e cultura urbana, offrendo uno sguardo originale sulla modernità del primo Novecento.
A Matera, città universalmente nota per i Sassi e la sua storia millenaria, il percorso si concentra sul volto meno conosciuto del Novecento. L’itinerario attraversa la città moderna lungo via Lucana, piazza Vittorio Veneto e le aree sviluppatesi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo, mettendo in luce edifici che testimoniano l’arrivo di nuovi linguaggi architettonici. Tra questi spicca l’ex Acquedotto Lucano, oggi Casa del Cinema, insieme alla suggestiva Villa Cuscianna, una dimora dall’insolita impronta orientaleggiante che conserva ancora oggi il fascino di un’epoca aperta alle influenze artistiche europee.
A Melfi, invece, il modernismo assume forme più riconoscibili e monumentali. La città conserva alcuni dei più significativi esempi liberty della regione, tra cui Palazzo Pastore e la storica farmacia Carlucci, edifici che raccontano una stagione caratterizzata dall’attenzione per il decoro, i bassorilievi e gli apparati ornamentali. Qui il Liberty diventa espressione di una nuova classe sociale che affida all’architettura il compito di rappresentare prestigio, innovazione e apertura verso il mondo contemporaneo. Accanto alle visite dedicate al patrimonio architettonico, trovano spazio le attività di disegno dal vero, che invitano il pubblico a osservare con attenzione facciate, dettagli decorativi, ferri battuti e proporzioni architettoniche. A Matera, gli edifici di via Lucana e l’ex Acquedotto Lucano diventano così soggetti da interpretare attraverso lo sketching en plein air, trasformando l’osservazione in esperienza diretta e partecipata.
Più che un semplice itinerario tra edifici storici, il percorso lucano offre una rilettura del territorio attraverso le tracce lasciate dalla Belle Époque. È il racconto di una Basilicata che, pur mantenendo forte il legame con la propria identità, accolse le suggestioni della modernità europea, traducendole in architetture, decorazioni e dettagli che ancora oggi testimoniano il desiderio di costruire il futuro attraverso la bellezza.

La Calabria racconta una storia di rinascita. Dopo il devastante terremoto del 1908, le città dello Stretto e della costa tirrenica trovarono nell’architettura modernista uno dei linguaggi attraverso cui immaginare il futuro. Tra Reggio Calabria, Palmi, Cittanova e Bova Marina emerge così un patrimonio che unisce eleganza, ricostruzione urbana e rapporto con il mare, offrendo una delle interpretazioni più affascinanti della Belle Époque nel Mezzogiorno.
Il filo conduttore degli itinerari calabresi è proprio questo dialogo tra modernità e identità territoriale. A Reggio Calabria, città simbolo della ricostruzione post-sismica, il percorso “Modernismo calabrese. La rinascita elegante del primo Novecento” conduce tra gli edifici sorti dopo il terremoto, lungo il Lungomare Falcomatà e nel cuore urbano dove decorazioni floreali, ferri battuti e facciate riccamente ornate testimoniano il desiderio di restituire alla città un volto moderno e raffinato. Tra le tappe più significative spicca il Villino Genovese Zerbi, considerato uno dei capolavori del modernismo meridionale e simbolo della nuova stagione architettonica che interessò la Calabria nei primi decenni del Novecento.
Particolarmente significativa è la visita speciale a Bova Marina dedicata a Villino Malgeri, autentico gioiello del Liberty calabrese. Costruito nel 1913, l’edificio rappresenta un raro esempio di architettura modernista conservata nella sua integrità e apre eccezionalmente al pubblico consentendo di ammirarne sia gli ambienti interni sia gli apparati decorativi esterni. La dimora costituisce un unicum nel panorama regionale e racconta, attraverso dettagli, materiali e decorazioni, il gusto raffinato di una stagione che guardava alle grandi esperienze europee senza rinunciare alla propria identità mediterranea. Sempre a Bova Marina, l’itinerario “Geometrie marine. Il Liberty fronte mare” mette in evidenza il rapporto tra architettura e paesaggio costiero, elemento distintivo della cultura artistica della regione.
Il programma conduce inoltre a Palmi con “9CentoLiberty” e a Cittanova con “Un Liberty d’altri tempi”, percorsi che permettono di scoprire come il modernismo abbia lasciato tracce significative anche nei centri minori, tra palazzi borghesi, decorazioni floreali e dettagli architettonici che ancora oggi raccontano l’ottimismo e la fiducia nel progresso tipici della Belle Époque.
Accanto alle visite guidate trovano spazio le attività di sketching en plein air, occasione per osservare da vicino facciate, balconi, ferri battuti, vetrate e motivi ornamentali. Il disegno dal vero diventa così uno strumento di conoscenza e valorizzazione, capace di trasformare il pubblico in osservatore attivo del patrimonio urbano. Ne emerge il ritratto di una Calabria lontana dagli stereotipi, dove il Liberty non è soltanto un repertorio decorativo ma il segno concreto di una rinascita culturale e civile. Dietro ogni villino, ogni balcone e ogni decorazione floreale si nasconde la storia di comunità che, dopo la tragedia del terremoto, scelsero di ricostruire guardando alla bellezza, all’innovazione e all’Europa.

In Campania il Liberty si sviluppa lungo percorsi inaspettati, tra scalinate monumentali, quartieri collinari, ville affacciate sul mare e città che all’inizio del Novecento cercavano un nuovo linguaggio per raccontare la modernità. Da Napoli ai Campi Flegrei, da Salerno all’entroterra casertano, emerge una geografia della Belle Époque fatta di architetture eleganti, panorami spettacolari e storie di una borghesia che trasformò il paesaggio urbano attraverso il gusto floreale e la ricerca della bellezza.
Napoli rappresenta il cuore di questo racconto. Qui il Liberty si intreccia con la natura verticale della città, seguendo scale, funicolari e percorsi panoramici che collegano il mare alle colline. Tra gli itinerari più suggestivi figura quello dedicato al Petraio, antico tracciato che attraversa il fianco della collina tra il Vomero e Chiaia. Passeggiando lungo scalinate e belvedere, il visitatore incontra alcuni degli episodi più affascinanti dell’architettura napoletana d’inizio Novecento, culminando nella celebre scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, autentico capolavoro della fantasia liberty italiana. Da qui il percorso si apre verso Chiaia e il Vomero, quartieri che custodiscono villini, palazzi e dettagli decorativi che raccontano l’ambizione moderna della Napoli della Belle Époque.
Proprio il Vomero è protagonista di ulteriori itinerari che mettono in luce il rapporto tra architettura, sviluppo urbano e ascesa della nuova borghesia cittadina. Tra ville, giardini e residenze eleganti emerge il volto di una Napoli che guardava all’Europa senza rinunciare alla propria identità mediterranea, costruendo uno dei patrimoni Liberty più ricchi e articolati del Mezzogiorno.
Sul versante costiero, Bacoli offre invece un percorso immerso nell’atmosfera marina dei primi del Novecento. Qui il Liberty non si manifesta attraverso grandi monumenti, ma attraverso suggestioni paesaggistiche e architettoniche che evocano il sogno della villeggiatura aristocratica e borghese. Villa Scalera, progettata da Mirko Vucetich, rappresenta una delle testimonianze più significative del gusto modernista locale, mentre la Casina Vanvitelliana appare come una presenza quasi fiabesca sospesa sull’acqua, capace di evocare quell’immaginario elegante e romantico che caratterizzò la stagione della Belle Époque. A completare il percorso contribuisce la visita alla Piscina Mirabilis, monumentale testimonianza della storia del territorio che dialoga idealmente con il paesaggio culturale del Novecento. Anche Salerno entra nel racconto della modernità con itinerari dedicati al rapporto tra architettura e mare, mentre nell’entroterra casertano emergono realtà meno conosciute ma altrettanto significative. Ad Aversa il percorso tra edifici e decorazioni moderniste rivela una città attenta alle nuove tendenze artistiche del primo Novecento, mentre a Vitulazio il racconto si concentra sulla memoria urbana e sulle tracce lasciate dal passaggio della modernità in un contesto lontano dai grandi centri.
Particolarmente interessante è anche il percorso che prende avvio dal Teatro Cimarosa, edificio che conserva all’esterno un raffinato bassorilievo Liberty e rappresenta il punto di partenza ideale per comprendere come il linguaggio floreale abbia trovato spazio anche in contesti urbani meno noti, lasciando segni ancora leggibili nel tessuto cittadino. Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione facciate, ferri battuti, maioliche, vetrate e dettagli ornamentali. Un modo per restituire centralità a un patrimonio spesso osservato distrattamente e che invece continua a raccontare una stagione irripetibile della storia italiana.
Ne emerge il ritratto di una Campania elegante e sorprendente, dove il Liberty non è soltanto uno stile architettonico, ma una chiave di lettura del paesaggio urbano. Tra scale che si arrampicano verso il cielo, ville affacciate sul mare e quartieri nati all’insegna della modernità, la Belle Époque continua ancora oggi a dialogare con il presente.

In Emilia-Romagna, la proposta si fa ancora più articolata poichè custodisce una delle più vaste e articolate geografie del Liberty italiano. Dalle città d’arte dell’entroterra alle località termali, fino alla Riviera adriatica, il modernismo ha lasciato una rete capillare di ville, alberghi, villini, stabilimenti balneari e architetture civili che raccontano la nascita del turismo moderno, l’ascesa della borghesia e il desiderio di eleganza che caratterizzò la Belle Époque.
È soprattutto lungo la costa che il Liberty trova una delle sue espressioni più riconoscibili. Da Bellaria a Cattolica, passando per Cervia, Milano Marittima, Riccione e Rimini, emerge il volto balneare della modernità italiana. Le passeggiate tra villini, pensioni storiche e dimore di villeggiatura raccontano l’epoca in cui la Riviera iniziò a trasformarsi in una delle principali destinazioni turistiche del Paese. A Cervia e Milano Marittima il racconto si concentra sulla visione urbanistica di Palanti e sulla nascita della città-giardino immersa nella pineta, uno dei più ambiziosi progetti turistici del primo Novecento. A Riccione e Rimini, invece, il Liberty si intreccia alla storia della villeggiatura aristocratica e borghese, tra alberghi eleganti, villini e architetture che ancora oggi definiscono l’identità della costa romagnola.
Accanto alla dimensione balneare si sviluppa quella urbana. Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza conservano tracce significative di una stagione che portò nuove forme decorative nei quartieri residenziali, nei palazzi cittadini e negli edifici pubblici. A Reggio Emilia il Liberty si manifesta come espressione della crescita della città moderna come la visita a villa Zironi, mentre a Modena il percorso dedicato a Villa San Donnino permette di riscoprire l’opera del pittore Bonzagni in un contesto dove arte, architettura e vita quotidiana si fondono armoniosamente. Particolarmente interessante è il patrimonio diffuso nei centri minori, spesso poco conosciuto ma ricco di testimonianze sorprendenti. A Carpi il percorso si snoda tra viali alberati e residenze borghesi di inizio Novecento; a Correggio, Guastalla, Mirandola, Finale Emilia, Cavriago e San Felice sul Panaro il Liberty emerge attraverso dettagli architettonici, ferri battuti, decorazioni floreali e storie di famiglie che affidarono all’architettura il compito di rappresentare il proprio ruolo sociale. In questi luoghi il modernismo appare come un linguaggio diffuso che seppe raggiungere anche la provincia più operosa e dinamica dell’Emilia.
Non meno importante è il rapporto tra Liberty e arti applicate. A Faenza, capitale internazionale della ceramica, il percorso dedicato all’Art Nouveau mette in luce il dialogo tra architettura e produzione artistica al Museo Internazionale della Ceramica, mentre nelle città termali come Castrocaro Terme, Porretta Terme e Salsomaggiore Terme il modernismo racconta la nascita di una nuova cultura del benessere, dell’ospitalità e del tempo libero.
Le attività di disegno dal vero completano il programma trasformando il pubblico in osservatore attivo. Facciate, vetrate, ferri battuti, maioliche e decorazioni diventano oggetto di studio e interpretazione diretta, restituendo agli edifici una presenza viva nel tessuto urbano contemporaneo.
Ne emerge il ritratto di una regione che forse più di ogni altra racconta la pluralità del Liberty italiano. Balneare lungo la Riviera, borghese nelle città, elegante nelle località termali e sorprendentemente diffuso nei piccoli centri, il modernismo emiliano-romagnolo compone una grande mappa culturale dove ogni villa, ogni albergo e ogni decorazione raccontano il sogno di modernità che attraversò l’Italia tra Otto e Novecento.

In Friuli Venezia Giulia il Liberty assume una fisionomia unica nel panorama italiano. Qui il modernismo non nasce soltanto dall’incontro con la tradizione nazionale, ma si alimenta delle influenze provenienti dall’Impero austro-ungarico, dalla Secessione viennese e dalle culture che per secoli si sono intrecciate lungo il confine orientale. Tra Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone prende forma un racconto architettonico dove il gusto floreale dialoga con le geometrie mitteleuropee, i caffè storici, i porti commerciali e le città di frontiera.
Trieste rappresenta il cuore di questa straordinaria stagione artistica. All’inizio del Novecento la città era uno dei principali scali marittimi dell’Europa centrale e viveva una fase di grande prosperità economica e culturale. È in questo contesto che si sviluppa una delle più raffinate interpretazioni italiane dell’Art Nouveau. Gli itinerari dedicati alla città accompagnano il pubblico alla scoperta delle opere di Max Fabiani e dei protagonisti della Secessione viennese, tra edifici caratterizzati da rigorose geometrie decorative e facciate che alternano linee essenziali a motivi floreali. Casa Bartoli, Casa Terni Smolars, Casa Polacco e numerosi altri edifici testimoniano una stagione in cui Trieste si trasformò in un autentico laboratorio del modernismo europeo.
Particolarmente suggestivi sono i percorsi che attraversano il Borgo Giuseppino e il quartiere di San Vito, elegante belvedere affacciato sul golfo. Qui il Liberty si manifesta attraverso ville immerse nel verde, residenze private decorate da stucchi floreali e dettagli architettonici che fondono il gusto della Secessione con la luminosità mediterranea. Tra il bianco della pietra carsica e l’azzurro del mare prende forma un paesaggio urbano unico, nel quale l’architettura sembra dialogare continuamente con la natura circostante.
A Gorizia il Liberty racconta invece la storia di una città sospesa tra mondi diversi. Lungo il percorso che collega il centro storico alla stazione della Ferrovia Meridionale, edifici modernisti convivono con architetture storiciste ed eclettiche, dando vita a un paesaggio urbano che riflette la complessa identità culturale della città. Non a caso Gorizia fu definita la “Nizza d’Austria”: una città elegante, cosmopolita e aperta alle influenze provenienti da Vienna, Lubiana e Trieste.
Udine propone due differenti prospettive sul modernismo friulano. Da un lato il centro storico conserva atmosfere che evocano la Belle Époque attraverso eleganti edifici residenziali e commerciali; dall’altro Borgo Magnolie permette di osservare come architetti e committenti abbiano reinterpretato i linguaggi dell’Art Nouveau adattandoli alla realtà urbana friulana, in un equilibrio tra innovazione e tradizione locale.
Più particolare ancora è il caso di Pordenone, dove il percorso dedicato al “Liberty che non c’è” racconta le resistenze incontrate dal nuovo stile all’inizio del Novecento. Qui il modernismo si manifesta in forme più contenute, offrendo uno spunto originale per comprendere come le nuove tendenze artistiche europee siano state accolte, adattate o talvolta respinte dalle diverse realtà territoriali.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare da vicino facciate, ferri battuti, decorazioni a stucco, vetrate e dettagli ornamentali. Un modo per cogliere le infinite sfumature di un patrimonio che spesso si rivela nei particolari più discreti e che continua a raccontare il fermento culturale di un’epoca straordinaria.
Ne emerge il ritratto di una regione profondamente europea, dove il Liberty diventa il punto d’incontro tra culture, lingue e identità differenti. Un patrimonio che conserva ancora oggi il fascino della Mitteleuropa e che restituisce l’immagine di un territorio che, tra Otto e Novecento, guardava al futuro attraverso l’arte, l’architettura e l’eleganza della modernità.

Nel Lazio il Liberty si distribuisce tra la monumentalità della capitale, le eleganti località termali e il fascino della costa tirrenica, componendo un mosaico di architetture e paesaggi che raccontano le aspirazioni della Belle Époque. Da Roma ad Anzio, da Fiuggi a Santa Marinella, fino ai centri dell’entroterra come Cave e Tivoli, emerge un patrimonio variegato che testimonia come il modernismo abbia saputo adattarsi a contesti urbani, turistici e residenziali profondamente diversi tra loro. Roma rappresenta naturalmente il fulcro di questo racconto. La capitale conserva alcuni dei più significativi esempi di Liberty italiano, nati negli anni in cui la città stava ridefinendo la propria immagine dopo essere divenuta capitale del Regno. Gli itinerari conducono attraverso la Casina delle Civette con elementi decorativi Art Nouveau, il quartiere Prati, tra villini eleganti, decorazioni floreali e architetture che raccontano il gusto della nuova borghesia romana, fino al cuore della città dove Palazzo Tritone, progettato nei primi anni del Novecento, testimonia una stagione di intensa trasformazione urbanistica. Accanto alle passeggiate urbane, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi offre l’occasione di approfondire il rapporto tra arti decorative, moda e cultura della Belle Époque, restituendo il clima artistico che accompagnò l’affermazione dell’Art Nouveau nella capitale.
Sul litorale laziale il Liberty assume invece il volto della villeggiatura e del rapporto con il mare. Ad Anzio il percorso intreccia le memorie dell’antica Roma con l’eleganza del primo Novecento. Tra il Teatro Romano, la Villa Imperiale di Nerone, il Vallo Volsco e Villa Adele emerge una città che conserva ancora le tracce della propria trasformazione in località turistica moderna. Simbolo di questa stagione è il Paradiso sul Mare, noto anche come Casinò di Anzio, raffinata architettura affacciata sul Tirreno che rappresenta una delle immagini più evocative del modernismo costiero laziale.
Ancora più intenso è il dialogo con il paesaggio marino a Santa Marinella, dove le architetture liberty sembrano fondersi con il profilo della costa. Qui il rapporto tra ville, giardini e orizzonte marino restituisce quell’idea di eleganza e benessere che caratterizzò le stazioni balneari della Belle Époque, quando il mare divenne luogo privilegiato della nuova cultura del tempo libero.
All’interno della regione emergono invece percorsi meno conosciuti ma particolarmente significativi. A Fiuggi il modernismo si lega alla storia delle acque termali e alla nascita del turismo del benessere, raccontando una stagione in cui architettura e paesaggio vennero pensati come strumenti di cura e rappresentanza. A Cave il Liberty si manifesta in forme più discrete, attraverso edifici e dettagli decorativi che testimoniano l’interpretazione locale dei linguaggi modernisti. Il percorso, che prende avvio dal Museo Lorenzo Ferri ospitato a Villa Clementi, attraversa il centro storico e offre una lettura originale del rapporto tra arte, architettura e identità territoriale.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione ferri battuti, vetrate, maioliche, balconi e apparati decorativi, trasformando il pubblico in protagonista di un’esperienza diretta di scoperta e interpretazione del patrimonio.
Ne emerge il ritratto di un Lazio sorprendentemente ricco di testimonianze moderniste, dove il Liberty non si limita alle architetture più celebri della capitale ma si estende lungo la costa, nei centri termali e nei borghi storici. Un patrimonio diffuso che racconta l’ambizione di un’epoca capace di immaginare il futuro attraverso l’eleganza delle forme, il dialogo con il paesaggio e la fiducia nella modernità.
Durante le diverse attività a Roma si visitano e si osservano il quartiere Prati con il Villino Cagiati e il Villino Vitale, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi all’interno del Villino Boncompagni, e un itinerario in centro che tocca Palazzo Tritone, la Chiesa Evangelica Metodista di via Firenze, l’ex Albergo Diurno di via del Viminale, il Villino Rudinì nel quartiere Sallustiano e il Villino Florio. Si attraversano inoltre il Quartiere Coppedè, Via Veneto e Villa Torlonia con la Casina delle Civette. Per le sessioni di disegno dal vero si fa tappa anche presso il Villino Ximenes, la Chiesa Valdese di via Marianna Dionigi, il Villino Astengo, una casa in Borgo Pio, le Fontane delle Tartarughe di Cesare Bazzani, il Villino Giovanni Aletti, il Cimitero Acattolico e il Cimitero Monumentale del Verano.

In Liguria lo stile Liberty trova una delle sue espressioni più affascinanti e riconoscibili. Qui il modernismo si sviluppa lungo la Riviera tra ville immerse nei giardini, alberghi affacciati sul mare, passeggiate eleganti e raffinati esempi di arti applicate. È una storia che parla di turismo internazionale, di aristocratici e borghesi in cerca di clima mite e bellezza, ma anche di maestranze, decoratori e artisti che trasformarono la costa ligure in uno dei laboratori più originali dell’Art Nouveau italiana. Da Ponente a Levante emerge una geografia straordinariamente ricca. A Imperia il percorso conduce alla scoperta di Villa Grock, dimora visionaria del celebre clown svizzero che trasformò la propria residenza in un sorprendente teatro dell’immaginazione. Qui il linguaggio Liberty viene reinterpretato in modo personale e scenografico, tra vetrate, decorazioni e soluzioni architettoniche che fondono eleganza e fantasia. Sempre a Imperia, Villa Faravelli racconta invece il volto più raffinato e colto del modernismo ligure, testimoniando la diffusione del nuovo gusto lungo la Riviera dei Fiori.
A Savona il racconto si concentra su uno dei simboli assoluti del Liberty italiano: Villa Zanelli progettata da Gottardo Gussoni e Pietro Fenoglio. Affacciata sul mare, con la sua silhouette inconfondibile e le decorazioni ispirate al repertorio floreale europeo, rappresenta una delle immagini più iconiche della Belle Époque ligure. Attorno a essa emerge un patrimonio diffuso di edifici, alberghi e residenze che testimoniano la trasformazione della città tra Ottocento e Novecento.
Particolarmente significativo è il caso di Altare, dove il Liberty incontra una delle tradizioni artistiche più antiche della regione: l’arte del vetro. Villa Rosa, elegante edificio progettato all’inizio del Novecento e oggi sede del Museo dell’Arte Vetraria Altarese, costituisce uno degli esempi più completi di architettura Liberty della Liguria. Qui il percorso consente di comprendere come il modernismo non sia stato soltanto uno stile architettonico, ma anche un linguaggio capace di influenzare arti decorative, manifatture e produzione artistica. Le vetrerie di Altare, celebri in tutta Europa, trovano infatti nel periodo Liberty una delle stagioni più fertili e creative della loro lunga storia.
Sul mare si sviluppano poi alcuni degli itinerari più suggestivi della regione. A Celle Ligure, Villa Ravera domina il paesaggio costiero come una terrazza affacciata sul Mediterraneo, offrendo uno dei più significativi esempi di architettura Liberty della città. A Rapallo, Chiavari, Alassio, Noli, Monterosso e Sanremo il modernismo si intreccia invece con la nascita del turismo internazionale e con la costruzione dell’immagine elegante della Riviera, tra alberghi, passeggiate, giardini e residenze che ancora oggi conservano il fascino della Belle Époque.
Anche La Spezia racconta una storia particolare. Qui il Liberty assume forme più sobrie ma non meno interessanti, legate allo sviluppo urbano e alla crescita della città portuale nei primi decenni del Novecento. Le architetture moderniste dialogano con il paesaggio marittimo e con una dimensione urbana che conserva ancora tracce significative di quella stagione.
Accanto alle visite guidate trovano spazio le attività di disegno dal vero, dedicate all’osservazione di facciate, ferri battuti, vetrate, maioliche e dettagli ornamentali. Un invito a rallentare lo sguardo e a cogliere quella ricchezza decorativa che spesso sfugge all’osservazione quotidiana.
Ne emerge il ritratto di una Liguria elegante e cosmopolita, dove il Liberty continua a vivere tra il blu del mare e il verde dei giardini. Un patrimonio che racconta l’epoca in cui la Riviera divenne una delle destinazioni più ambite d’Europa e in cui architettura, arti decorative e paesaggio si unirono per costruire un ideale di bellezza ancora oggi sorprendentemente attuale.

La Lombardia si rivela la regione capitale del Liberty per le opere di Giuseppe Sommaruga, protagonista della stagione Modernista in Italia.
Numerose visite guidate celebrano lo stile Liberty in diverse città italiane insieme alla grande mostra sul manifesto Art Nouveau nella cornice dorata di villa Toletti a Cadegliano aperta straordinariamente per ospitare l’esposizione e visite guidate durante la settimana internazionale che celebra il Liberty. Mentre a Cernobbio nello scrigno modernista di villa Bernasconi è programmato un convegno, due mostre d’arte ed esperienze tematiche tra interventi canori e scientifici.
In Lombardia il Liberty assume le dimensioni di una vera e propria geografia della modernità. Dalle eleganti facciate di Milano alle ville affacciate sui laghi, dai quartieri industriali alle città termali, il modernismo ha lasciato una traccia profonda che racconta l’ambizione di una regione protagonista dello sviluppo economico e culturale italiano tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Milano rappresenta il cuore di questo racconto.
Qui il Liberty trova una delle sue espressioni più mature e spettacolari, trasformando interi quartieri in laboratori di sperimentazione architettonica. Gli itinerari attraversano Porta Venezia e il celebre Quadrilatero del Silenzio, dove villini, palazzi e dettagli decorativi raccontano il gusto raffinato di una borghesia colta e cosmopolita. Ferri battuti, mosaici, ceramiche e figure femminili scolpite sulle facciate testimoniano una stagione in cui l’arte entrava nella vita quotidiana e diventava parte integrante del paesaggio urbano.
Ma il Liberty lombardo non si esaurisce nella metropoli. Como e le città dei laghi custodiscono una delle interpretazioni più eleganti dello stile floreale. Tra ville panoramiche, alberghi di lusso e residenze immerse nel verde, il modernismo dialoga con il paesaggio lacustre creando scenari di straordinaria armonia. A Como il percorso dedicato all’élite cittadina permette di scoprire come il nuovo linguaggio architettonico abbia accompagnato la crescita economica della città e il prestigio delle sue famiglie imprenditoriali.
Importante è anche il ruolo delle località termali. San Pellegrino Terme, simbolo internazionale della Belle Époque, rappresenta una delle immagini più iconiche del Liberty italiano. Qui l’architettura diventa spettacolo, luogo di rappresentanza e simbolo di una nuova cultura del benessere che attirava visitatori da tutta Europa. Analogamente, le località affacciate sui laghi e le stazioni climatiche raccontano la nascita di un turismo elegante che contribuì alla diffusione del gusto Art Nouveau in tutta la regione.
Un capitolo fondamentale riguarda le città industriali e operaie. A Crespi d’Adda, patrimonio mondiale UNESCO, il villaggio operaio testimonia come la modernità non fosse soltanto una questione estetica, ma anche un progetto sociale. Le passeggiate tra il villaggio e il Canale Martesana restituiscono il clima di un’epoca in cui industria, architettura e organizzazione della vita quotidiana venivano pensate come parti di un unico disegno. Allo stesso modo Busto Arsizio racconta il ruolo determinante di figure come Silvio Gambini e Alessandro Mazzucotelli, protagonisti di una stagione creativa che fece della città uno dei centri più importanti del Liberty lombardo.
Da Cremona a Gallarate, da Legnano a Treviglio, fino a Monza, Pavia, Varese e Bergamo, emerge una costellazione di percorsi che permettono di leggere il modernismo attraverso prospettive differenti. A Cremona il Liberty si manifesta lungo corso Garibaldi tra ferri battuti e palazzi borghesi; a Gallarate assume toni più raccolti e poetici, tra ville immerse nel verde e residenze che raccontano il gusto della nuova classe imprenditoriale; a Pavia le facciate diventano veri racconti scolpiti nella pietra, popolati da figure femminili e allegorie della modernità.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare da vicino dettagli architettonici, vetrate, decorazioni floreali e ferri battuti, trasformando il pubblico in protagonista di un’esperienza diretta di conoscenza del patrimonio.
Ne emerge il ritratto di una Lombardia che più di ogni altra regione racconta la varietà del Liberty italiano: metropolitano a Milano, elegante sui laghi, spettacolare nelle città termali, innovativo nei centri industriali e sorprendentemente diffuso nei borghi e nelle città di provincia. Un mosaico di architetture e storie che restituisce l’immagine di una società proiettata verso il futuro, convinta che il progresso potesse esprimersi anche attraverso la bellezza.
Tra gli edifici principali spiccano Palazzo Castiglioni, le Case Galimberti, Guazzoni, Campanini e Berri Meregalli a Milano, oltre a Villa Bernasconi a Cernobbio. A Cremona si ammirano Palazzo Guastalli, Casa Brusati e l’Albergo Roma, mentre a Busto Arsizio figurano le Ville Ottolini, Palazzo Frangi, i Molini Marzoli Massari e Casa Colombo. L’itinerario tocca inoltre le Ville Borgomaneri a Gallarate, Palazzo Malinverni a Legnano, Casa Franzini e Palazzo Devoti a Pavia, il Teatro Filodrammatici a Treviglio, culminando con la villa padronale e il cimitero nel villaggio di Crespi d’Adda.

Nelle Marche il Liberty si sviluppa lungo una linea sottile che unisce l’Adriatico alle città dell’entroterra. È un patrimonio disseminato tra villini di villeggiatura, palazzi cittadini, decorazioni floreali, stabilimenti balneari e residenze borghesi che raccontano una regione profondamente legata al mare ma capace di interpretare il modernismo anche nei suoi centri storici più antichi.
Lungo la costa adriatica emerge una delle espressioni più riconoscibili della Belle Époque marchigiana. A Pesaro il Liberty raggiunge uno dei suoi vertici assoluti con Villino Ruggeri, autentico capolavoro progettato da Giuseppe Brega e Oreste Ruggeri. Affacciato sul mare, con la sua straordinaria ricchezza decorativa e le forme ispirate alle esperienze francesi e belghe, l’edificio rappresenta una delle immagini più iconiche dell’Art Nouveau italiana. Attorno a questo simbolo si sviluppa una città che tra ville, giardini e viali alberati conserva ancora oggi il fascino della villeggiatura d’inizio Novecento.
Anche Senigallia, Fano, Porto San Giorgio, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto e Grottammare raccontano la nascita della moderna cultura balneare. A Senigallia il percorso attraversa villini ed edifici civili decorati secondo il gusto simbolista e floreale della Belle Époque, mentre a Fano il Liberty si rivela attraverso eleganti residenze lungo via Roma e via Flaminia, testimonianza di una stagione in cui la città guardava alla modernità attraverso l’architettura e il decoro urbano. Più a sud, tra Grottammare e San Benedetto del Tronto, il racconto si svolge lungo il mare, tra percorsi in bicicletta che mettono in dialogo architettura, paesaggio e arti decorative.
Accanto alla dimensione balneare emerge quella urbana.
Ad Ancona il Liberty si nasconde tra balconi, cimase, bassorilievi floreali e palazzi che testimoniano la crescita della città nei primi anni del Novecento. Le architetture moderniste si inseriscono nel tessuto del capoluogo marchigiano con eleganza discreta, raccontando una stagione di espansione economica e culturale legata ai traffici marittimi e allo sviluppo della città portuale.
Particolarmente ricco è anche il programma dedicato ad Ascoli Piceno, dove il Liberty viene raccontato attraverso prospettive diverse: dall’architettura alle arti applicate, dalla pittura simbolista alle collezioni museali, fino ai percorsi serali e agli itinerari in bicicletta che permettono di scoprire un volto inatteso della città. In questo contesto il modernismo dialoga con la pietra travertina e con la grande tradizione storica ascolana, creando un interessante incontro tra innovazione e memoria.
Tolentino, Offida, Falconara, Castelferretti e altri centri della regione completano una mappa diffusa dove il Liberty appare spesso nei dettagli: una cancellata, una maiolica, una decorazione floreale o una facciata che conserva ancora il segno dell’ottimismo e della fiducia nel progresso che caratterizzarono l’inizio del Novecento.
Accanto alle visite guidate trovano spazio le attività di disegno dal vero, occasione per osservare con attenzione ferri battuti, vetrate, balconi, apparati decorativi e motivi vegetali. Un modo per restituire centralità a un patrimonio che spesso si rivela nei particolari più minuti e che continua a raccontare la storia di una regione aperta alle influenze culturali provenienti dall’Europa e dal mare.
Ne emerge il ritratto di un Liberty marchigiano elegante e diffuso, meno monumentale rispetto ad altre realtà italiane ma capace di sorprendere per varietà e qualità. Un patrimonio che attraversa città storiche e località balneari, raccontando la stagione in cui le Marche scoprirono la modernità senza perdere il legame con la propria identità e con il paesaggio adriatico.

In Molise il Liberty si manifesta con discrezione, nascosto tra facciate, balconi, ferri battuti e dettagli ornamentali che raccontano una stagione di trasformazione spesso poco conosciuta. È un patrimonio raccolto ma prezioso, che trova nelle città di Campobasso e Venafro due significative testimonianze della diffusione del gusto modernista anche nei centri dell’Italia interna, lontano dalle grandi capitali della Belle Époque.
A Campobasso il percorso dedicato alle “Vie del Liberty” accompagna alla scoperta di una città che, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, accolse i nuovi linguaggi architettonici reinterpretandoli secondo una sensibilità locale. Balconi decorati, finestre ornate, motivi floreali e ferri battuti emergono lungo il tessuto urbano come tracce di una modernità che cercava eleganza e innovazione senza rinunciare alla propria identità. Il Liberty molisano non si impone con monumentalità, ma si rivela nei particolari, invitando a uno sguardo più attento e consapevole.
Particolarmente suggestivo è l’itinerario di Venafro, che conduce il visitatore nel cuore dell’atmosfera della Belle Époque. La passeggiata serale tra le vie della città permette di scoprire il celebre Palazzo Liberty, uno degli esempi più significativi del modernismo molisano, e di osservare da vicino mensole decorate, finestre ornate, portali impreziositi da motivi geometrici e floreali, oltre a ringhiere e inferriate che testimoniano la diffusione dell’Art Nouveau anche in un contesto urbano di dimensioni contenute. Qui il Liberty appare come una presenza elegante e raffinata, capace di dialogare armoniosamente con il patrimonio storico della città.
Il fascino del percorso molisano risiede proprio nella capacità di far emergere un patrimonio spesso trascurato. Non grandi monumenti o architetture celebri, ma una costellazione di dettagli che raccontano la volontà di aggiornarsi ai nuovi gusti europei e di partecipare al clima culturale che attraversava l’Italia all’inizio del Novecento.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione facciate, decorazioni, ferri battuti e particolari architettonici. Un’esperienza che trasforma il pubblico in osservatore attivo e restituisce valore a elementi che spesso passano inosservati nella quotidianità.
Ne emerge il ritratto di un Molise sorprendente, dove il Liberty diventa strumento per rileggere il territorio e la sua storia. Tra Campobasso e Venafro riaffiora una stagione di fiducia nel progresso e nella bellezza che, pur esprimendosi in forme misurate, conserva ancora oggi la capacità di raccontare il desiderio di modernità che attraversò anche le realtà più appartate della penisola.

Il Piemonte, regione votata al Liberty seconda alla Lombardia, vede il coinvolgimento di Torino e Baveno con appuntamenti speciali tra l’apertura straordinaria di villa Carosio e visite guidate.
L’Art Nouveau piemontese raggiunge una delle sue espressioni più alte e influenti, trasformando città, località termali e paesaggi lacustri in un grande laboratorio della modernità. Qui il Liberty non fu soltanto uno stile decorativo, ma un linguaggio culturale capace di interpretare le trasformazioni sociali, industriali e urbane che caratterizzarono l’inizio del Novecento. Da Torino ai laghi del Verbano, dalle città manifatturiere ai centri termali, emerge un patrimonio straordinariamente ricco che racconta il volto più colto e sperimentale della Belle Époque italiana.
Torino rappresenta il cuore di questa stagione. Capitale del Liberty italiano, la città conserva alcuni dei più importanti esempi di architettura modernista del Paese. Gli itinerari attraversano quartieri come Crocetta e Aurora, dove l’opera di Pietro Fenoglio ha lasciato un segno indelebile attraverso villini, palazzi e dettagli decorativi che fondono innovazione tecnica, eleganza formale e ricerca artistica. Anche il Cimitero Monumentale diventa occasione per scoprire una dimensione meno nota del Liberty torinese, dove scultura, simbolismo e architettura si intrecciano in uno dei più affascinanti percorsi monumentali d’Europa.
Tra le esperienze più significative emerge il Villaggio Leumann di Collegno, autentico capolavoro di urbanistica sociale. Costruito tra il 1903 e il 1907 per ospitare gli operai del cotonificio Leumann, rappresenta uno dei più completi esempi di città ideale ispirata ai principi della modernità industriale. Case, servizi, edifici pubblici e la suggestiva Chiesa di Sant’Elisabetta compongono un insieme armonico dove il Liberty diventa strumento di innovazione sociale oltre che estetica.
Il Piemonte della Belle Époque trova poi nelle città termali uno dei suoi scenari più eleganti. Acqui Terme racconta il rapporto tra modernismo e villeggiatura attraverso le architetture di Corso Bagni, nate in un’epoca in cui il termalismo rappresentava una delle principali forme di turismo europeo. Qui facciate decorate, motivi floreali e dettagli ornamentali testimoniano la fiducia nel progresso e il desiderio di rappresentanza della nuova borghesia. Analogamente, Stresa e le località del Lago Maggiore restituiscono l’atmosfera raffinata di una stagione in cui aristocratici, artisti e viaggiatori provenienti da tutta Europa sceglievano il Piemonte come destinazione privilegiata.
Anche le città di provincia custodiscono testimonianze di grande interesse. Novara conserva eleganti ville e palazzi che raccontano l’affermazione del nuovo gusto architettonico dove sarà possibile fruire gli interni di villa Cappel Badino; Alessandria propone un percorso dedicato a un Liberty più discreto ma diffuso nel tessuto urbano; Casale Monferrato accompagna il visitatore tra edifici cittadini e architetture rurali, mostrando come il modernismo abbia saputo raggiungere anche i territori agricoli del Monferrato. Ad Alba, Asti e Biella il Liberty emerge attraverso residenze borghesi, ferri battuti, apparati decorativi e dettagli che testimoniano l’incontro tra sviluppo economico e nuove tendenze artistiche.
Particolarmente suggestivi sono i percorsi che attraversano il territorio del Biellese e del Canavese, dove il modernismo dialoga con il paesaggio collinare e con la crescita dell’industria tessile. A Trivero, così come a Romano Canavese e San Giorgio Canavese, il Liberty racconta l’ambizione di una committenza imprenditoriale che vedeva nell’arte e nell’architettura uno strumento di rappresentazione del proprio ruolo sociale.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare da vicino facciate, ferri battuti, vetrate e apparati decorativi, restituendo valore a quei dettagli che costituiscono l’essenza stessa dell’Art Nouveau.
Ne emerge il ritratto di un Piemonte che fu tra i principali protagonisti della modernità europea. Metropolitano a Torino, elegante nelle città termali, raffinato lungo i laghi e sorprendentemente diffuso nei centri minori, il Liberty piemontese continua a raccontare un’epoca in cui arte, industria e progresso si incontrarono per costruire una nuova idea di bellezza e di futuro.

In Puglia, a Bari, sono previste diverse passeggiate per esplorare il modernismo locale, con esempi di decorazioni Liberty e Art Déco, inclusi affreschi attribuiti a Duilio Cambellotti in un ingresso speciale. Il Modernismo in Puglia assume i colori del Mediterraneo. Tra città portuali, eleganti quartieri borghesi, lungomari monumentali e centri storici del Salento, il modernismo si intreccia con la luce del mare e con una tradizione architettonica secolare, dando vita a una delle interpretazioni più originali dell’Art Nouveau italiana. Da Bari a Lecce, da Taranto a Brindisi, fino ai centri minori dell’entroterra, emerge un patrimonio che racconta il desiderio di modernità di una regione proiettata verso il mare e aperta alle influenze provenienti dall’Europa.
Bari rappresenta il fulcro di questo racconto. All’inizio del Novecento la città vive una fase di straordinaria espansione urbanistica che porta alla nascita di nuovi quartieri residenziali e alla costruzione di eleganti edifici destinati alla borghesia emergente. Gli itinerari attraversano il quartiere Madonnella e le aree sviluppatesi lungo il lungomare, dove il Liberty dialoga con le successive architetture del Ventennio in una continua stratificazione di linguaggi e stili. Villini, palazzi e dettagli decorativi raccontano una città che cercava una nuova identità moderna senza rinunciare al proprio carattere mediterraneo.
A Taranto il modernismo accompagna la trasformazione della città tra la città vecchia e il Borgo Umbertino. Qui il Liberty diventa il linguaggio della crescita urbana, visibile nelle facciate dei palazzi, nelle decorazioni floreali e nei dettagli architettonici che testimoniano l’ambizione di una città proiettata verso il futuro. Proprio Taranto ospita anche le attività di disegno dal vero dedicate agli edifici di Corso Umberto, offrendo l’occasione di osservare da vicino uno dei patrimoni modernisti più interessanti della regione.
Nel Salento il Liberty assume caratteristiche particolarmente affascinanti. A Lecce il nuovo stile si inserisce in una città dominata dal barocco, creando un dialogo suggestivo tra tradizione e innovazione. Le architetture moderniste convivono con le celebri facciate in pietra leccese, offrendo una lettura originale dell’evoluzione urbana del primo Novecento. A Nardò e Galatone emergono invece percorsi che valorizzano ville, residenze e dettagli decorativi spesso poco conosciuti, ma capaci di testimoniare la diffusione del gusto floreale anche nei centri minori del Sud Italia.
Particolarmente significativo è il percorso di Rutigliano, dove Palazzo Settanni apre le proprie sale decorate in stile Art Nouveau. Gli eleganti soffitti della dimora ottocentesca fanno da cornice a un racconto che intreccia arte, storia, vita quotidiana e memoria familiare. Il palazzo, insieme al Museo Didattico di Arte e Storia Sacra, rappresenta un esempio di come il Liberty abbia saputo dialogare con la cultura locale e con le tradizioni del territorio.
Anche Brindisi offre una prospettiva originale sul modernismo pugliese. La città, crocevia di traffici e viaggiatori grazie alla celebre Valigia delle Indie, racconta il rapporto tra sviluppo urbano, commercio internazionale e nuove tendenze architettoniche. Le trasformazioni del primo Novecento trovano qui una testimonianza significativa nelle architetture sorte durante la crescita della città moderna.
Accanto alle visite guidate, le attività di sketching en plein air invitano a osservare con attenzione facciate, ferri battuti, balconi, vetrate e decorazioni floreali. Un’esperienza che restituisce centralità al dettaglio e trasforma il pubblico in protagonista di una scoperta diretta del patrimonio.
Ne emerge il ritratto di una Puglia elegante e sorprendente, dove il Liberty si manifesta attraverso molteplici sfumature: monumentale nelle città portuali, raffinato nei quartieri borghesi, discreto nei centri storici e profondamente legato alla luce e al paesaggio del Mediterraneo. Un patrimonio che racconta una stagione di crescita e fiducia nel futuro, quando anche il Sud guardava all’Europa attraverso il linguaggio della bellezza e della modernità.

In Sardegna il Liberty assume forme originali, modellate dal rapporto con il mare, dalla storia delle città minerarie e dall’identità culturale di un’isola che all’inizio del Novecento guardava con interesse alle nuove correnti artistiche europee. Tra Cagliari, Sassari, Alghero, Iglesias, Oristano, Quartu Sant’Elena e Arborea emerge un patrimonio variegato che racconta il desiderio di modernità attraverso ville, palazzi, decorazioni e quartieri nati in un periodo di profonda trasformazione sociale e urbana.
Ad Alghero il Liberty dialoga direttamente con il paesaggio marino. L’itinerario lungo il Lungomare Valencia conduce alla scoperta delle eleganti ville costruite nei primi decenni del Novecento, affacciate sul mare di Sardegna. Qui il nuovo gusto floreale si intreccia con l’identità catalana della città, creando un paesaggio architettonico raffinato in cui la bellezza delle decorazioni si fonde con quella dell’orizzonte mediterraneo.
A Cagliari il percorso rivela un volto meno conosciuto della capitale isolana. Tra quartieri storici, edifici residenziali e dettagli ornamentali emerge una stagione in cui il modernismo contribuì a ridefinire l’immagine della città. Il Liberty cagliaritano si manifesta con eleganza discreta, attraverso facciate decorate, ferri battuti e soluzioni architettoniche che testimoniano la volontà della borghesia locale di aprirsi alle nuove tendenze artistiche europee.
Particolarmente suggestiva è la passeggiata a Quartu Sant’Elena, dove il racconto della Belle Époque si sviluppa tra architetture civili e storie di una città che tra Otto e Novecento vide affermarsi nuovi modelli culturali e sociali. Qui il Liberty diventa il simbolo di una modernità che coinvolge non soltanto l’architettura, ma anche il modo di vivere e di rappresentarsi della società urbana.
Nel nord dell’isola Sassari conserva alcune delle testimonianze più interessanti del modernismo sardo. Gli itinerari permettono di leggere il Liberty attraverso molteplici prospettive: dalle influenze provenienti dal continente ai simboli decorativi che caratterizzano edifici e residenze private. In particolare, il percorso dedicato al Liberty esoterico offre una chiave di lettura originale, mettendo in evidenza simboli, allegorie e richiami culturali che arricchiscono il patrimonio architettonico cittadino.
Un capitolo a sé è rappresentato da Iglesias, dove il modernismo si intreccia con la storia mineraria della Sardegna. La crescita economica legata all’attività estrattiva favorì infatti la diffusione di nuove architetture e di un gusto decorativo che ancora oggi emerge nelle facciate e negli edifici della città. Allo stesso modo Oristano racconta una stagione di rinnovamento urbano che lasciò tracce significative nel tessuto cittadino, mentre Arborea rappresenta un caso unico nel panorama regionale. Fondata nel Novecento come città di bonifica, conserva un patrimonio architettonico che mette in dialogo Liberty, Déco e razionalismo, offrendo una testimonianza straordinaria dell’evoluzione della modernità nell’isola.
Accanto alle visite guidate trovano spazio le attività di disegno dal vero, che invitano a osservare con attenzione facciate, balconi, ferri battuti, vetrate e motivi ornamentali. Un’esperienza che restituisce centralità ai dettagli e permette di riscoprire edifici spesso osservati distrattamente nella vita quotidiana.
Ne emerge il ritratto di una Sardegna sorprendente, dove il Liberty si esprime attraverso molteplici identità: marittima ad Alghero e Cagliari, urbana a Sassari e Quartu Sant’Elena, industriale a Iglesias, sperimentale ad Arborea. Un patrimonio che racconta la stagione in cui anche l’isola partecipò al grande dialogo europeo della modernità, lasciando testimonianze di straordinario fascino ancora oggi capaci di parlare al presente.

In Sicilia, In Sicilia il Liberty raggiunge una delle sue espressioni più spettacolari e originali. È una storia che attraversa città monumentali, eleganti stazioni balneari, centri della borghesia imprenditoriale e località affacciate sul mare, componendo un mosaico di architetture, arti decorative e paesaggi che raccontano la stagione più raffinata della modernità isolana. Da Palermo a Catania, da Messina a Siracusa, fino ai centri dell’entroterra e alle isole minori, emerge un patrimonio straordinario che ha contribuito a definire l’identità culturale della Sicilia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Palermo rappresenta il cuore di questa vicenda. Qui il Liberty diventa il linguaggio della grande borghesia imprenditoriale e trova nel genio di Ernesto Basile la propria espressione più alta. Le passeggiate tra villini, giardini e quartieri residenziali raccontano una città che all’inizio del Novecento guardava alle capitali europee, trasformandosi in uno dei più importanti laboratori dell’Art Nouveau. Villino Favarolo, le architetture del Firriato, i percorsi dedicati a Ernesto Basile e alle sue idee restituiscono il clima culturale di una Palermo elegante e cosmopolita, dove arte, architettura e vita quotidiana si intrecciavano in una nuova concezione della bellezza.
A pochi chilometri dal capoluogo, Mondello conserva uno degli scenari più iconici della Belle Époque mediterranea. Lo stabilimento balneare Charleston, i villini affacciati sul mare e l’urbanistica della località raccontano la nascita del turismo moderno e di nuovi rituali sociali legati alla villeggiatura. Qui il Liberty dialoga con il paesaggio costiero, trasformando il litorale in uno dei simboli più riconoscibili dell’eleganza siciliana.
Messina occupa un posto particolare nella storia del modernismo italiano. Dopo il devastante terremoto del 1908, la città divenne un laboratorio di ricostruzione urbana dove il Liberty contribuì a definire il nuovo volto della città. Gli itinerari dedicati al modernismo messinese consentono di comprendere come architettura e rinascita civile abbiano proceduto insieme, trasformando una tragedia in occasione di rinnovamento culturale e urbanistico.
Anche Catania custodisce un patrimonio sorprendente. Villa Zingali Tetto, aperta al pubblico, rappresenta una delle testimonianze più significative del Liberty etneo, mentre numerosi edifici disseminati nel tessuto urbano conservano bassorilievi floreali, ferri battuti e apparati decorativi che raccontano una stagione di grande fermento artistico. In una città dominata dalla pietra lavica e dalla monumentalità barocca, il modernismo introduce un linguaggio nuovo, fatto di leggerezza, natura e innovazione formale.
Lontano dai grandi centri, il Liberty rivela altre sfumature. Ad Agrigento emerge tra affreschi e bassorilievi nascosti nel tessuto urbano; a Canicattì il percorso dedicato a Ernesto Basile permette di comprendere le origini del modernismo siciliano; a Canicattini Bagni il fenomeno viene letto attraverso le storie degli emigrati che riportarono nell’isola suggestioni e modelli architettonici maturati all’estero. A Licata, Trapani, Vittoria, Sciacca, Avola, Augusta, Chiaramonte Gulfi e nelle altre città coinvolte riaffiorano invece testimonianze diffuse che raccontano come il Liberty sia riuscito a raggiungere anche realtà lontane dai grandi centri culturali. Particolarmente significativo è il grande itinerario che attraversa l’isola da Palermo ad Agrigento fino a Catania, mettendo in relazione architetture, paesaggi e tradizioni locali. Un percorso che consente di leggere la Sicilia attraverso una lente diversa, scoprendo come il modernismo abbia saputo dialogare con il patrimonio storico, con il mare e con la straordinaria varietà culturale dell’isola.
Accanto alle visite guidate trovano spazio le attività di disegno dal vero, le esperienze tematiche e gli itinerari dedicati alle stazioni balneari, alle famiglie committenti e alle arti applicate. Occasioni che permettono di osservare da vicino vetrate, maioliche, ferri battuti, decorazioni floreali e dettagli architettonici che costituiscono l’essenza stessa dell’Art Nouveau.
Ne emerge il ritratto di una Sicilia che fu tra le protagoniste della Belle Époque europea. Monumentale a Palermo, elegante a Mondello, resiliente a Messina, raffinata a Catania e sorprendentemente diffusa in tutta l’isola, l’architettura Liberty continua ancora oggi a raccontare una stagione in cui la Sicilia seppe trasformare la modernità in arte, costruendo uno dei capitoli più affascinanti della propria storia culturale.

In Toscana il Liberty si intreccia con le arti applicate, il termalismo, la villeggiatura balneare e la grande tradizione artistica regionale. È una storia che ha il volto di Galileo Chini, protagonista assoluto dell’Art Nouveau nella pittura italiana, ma anche quello di architetti come Giovanni Michelazzi, decoratori e artigiani che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento contribuirono a costruire una modernità elegante e raffinata. Da Firenze a Viareggio, da Montecatini Terme alla Maremma, emerge un patrimonio diffuso che racconta una Toscana meno conosciuta ma straordinariamente affascinante.
Il nome di Galileo Chini attraversa come un filo rosso l’intera regione. A Borgo San Lorenzo, sua terra d’origine, i percorsi dedicati alla sua opera permettono di entrare nel cuore di una delle personalità più influenti dell’arte europea del primo Novecento. Pittore, ceramista, decoratore e scenografo, Chini trasformò il Liberty in un linguaggio capace di fondere tradizione toscana e suggestioni internazionali, lasciando un’eredità che ancora oggi definisce l’identità culturale della regione.
Firenze custodisce invece uno dei patrimoni Liberty più sorprendenti d’Italia. Al di là delle celebri architetture rinascimentali, la città conserva una costellazione di villini, palazzi e residenze che raccontano l’ascesa della borghesia del primo Novecento. Gli itinerari attraversano Borgo Ognissanti, l’Oltrarno e i quartieri residenziali sorti oltre i viali ottocenteschi, dove emergono opere di Giovanni Michelazzi, Paolo Emilio André e di altri protagonisti della stagione modernista. Villino Broggi Caraceni, Villino Ravazzini, Casa Antonini e la Casa-Galleria Vichi testimoniano una Firenze elegante e cosmopolita che guardava alle grandi capitali europee senza perdere il legame con la propria tradizione artistica.
Un ruolo centrale appartiene alle città termali. Montecatini Terme rappresenta uno degli scenari più emblematici della Belle Époque italiana, dove architettura, arte e benessere si fondono in un paesaggio urbano di straordinaria armonia. Qui il Liberty accompagna la nascita di una nuova cultura del tempo libero, fatta di stabilimenti monumentali, alberghi raffinati e spazi pubblici concepiti come luoghi di rappresentanza e socialità. Le architetture termali raccontano una stagione in cui la Toscana era una delle destinazioni più prestigiose del turismo internazionale.
Lungo la costa il modernismo assume invece il volto della villeggiatura. A Viareggio, capitale italiana del Liberty marittimo, il linguaggio floreale trova una delle sue espressioni più celebri tra villini, alberghi e passeggiate affacciate sul Tirreno. A Cecina e Talamone emergono testimonianze più raccolte ma altrettanto suggestive, dove il dialogo tra architettura e paesaggio marino restituisce l’atmosfera raffinata delle stazioni balneari di inizio Novecento. Il Mausoleo Vivarelli di Talamone, affacciato sul mare, rappresenta uno degli episodi più originali e scenografici del Liberty toscano.
Nell’entroterra, città come Pistoia, Siena, Montevarchi, Buonconvento, Grosseto e Calenzano offrono prospettive differenti sul modernismo regionale. A Pistoia emergono le figure di Pacini, Becherucci e Coppedè, protagonisti di una stagione che contribuì a rinnovare il volto della città. A Montevarchi Villa Masini si impone come una delle più spettacolari dimore Liberty della Toscana, arricchita da arredi, stoffe, lampade Tiffany e atmosfere che restituiscono intatto il fascino della Belle Époque. A Buonconvento il dialogo tra pietra, affresco e maiolica testimonia invece l’incontro tra tradizione artistica locale e innovazione decorativa.
Accanto alle visite guidate trovano spazio mostre, incontri dedicati al restauro e alla conservazione del patrimonio, oltre alle attività di disegno dal vero che invitano a osservare da vicino ferri battuti, maioliche, vetrate e decorazioni floreali. Un’occasione per comprendere come il Liberty sia stato non soltanto uno stile architettonico, ma un’idea complessiva di bellezza capace di coinvolgere ogni aspetto della vita quotidiana.
Ne emerge il ritratto di una Toscana elegante e colta, dove il Liberty dialoga con il Rinascimento, con il paesaggio delle terme e con l’orizzonte del mare. Una regione che ha saputo interpretare la modernità attraverso l’arte, lasciando un patrimonio di straordinaria qualità che continua ancora oggi a raccontare il sogno della Belle Époque italiana.

In Trentino-Alto Adige il Liberty assume il volto della villeggiatura alpina, delle stazioni termali e delle influenze culturali provenienti dall’Impero austro-ungarico. Tra Merano, Bolzano, Levico, Rovereto, Castelrotto e l’altopiano del Renon emerge un patrimonio raffinato che racconta una stagione in cui le montagne divennero luoghi privilegiati del benessere, della mondanità e della sperimentazione architettonica. Qui il modernismo si fonde con il paesaggio alpino, dando vita a un dialogo unico tra natura, eleganza e innovazione.
Uno degli itinerari più suggestivi conduce sull’altopiano del Renon, storica destinazione della villeggiatura aristocratica e borghese tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Tra ville immerse nel verde, pensioni Belle Époque e panorami aperti sulle Dolomiti, il percorso restituisce l’atmosfera di una stagione in cui l’élite mitteleuropea sceglieva queste montagne per trascorrere l’estate. Il viaggio a bordo dello storico trenino del Renon, inaugurato nel 1907, diventa parte integrante dell’esperienza, evocando il fascino di un’epoca in cui il paesaggio era vissuto come elemento essenziale dell’architettura e dello stile di vita. A Levico Terme il Liberty si intreccia invece con la cultura del benessere e delle cure termali. Il Parco Asburgico, uno dei più importanti giardini storici italiani, racconta la stagione in cui la cittadina divenne una rinomata meta dell’aristocrazia dell’Impero. Tra viali alberati, laghetti e architetture immerse nella vegetazione riaffiora il clima elegante della Belle Époque. Edifici come Casa Arese e Casa de Prez, progettati dall’architetto Emilio Paor, testimoniano la diffusione del linguaggio modernista anche nel contesto delle località termali alpine.
Merano rappresenta forse l’immagine più iconica della Belle Époque altoatesina. La città, frequentata da nobili, artisti e intellettuali provenienti da tutta Europa, conserva ancora oggi ville, alberghi e passeggiate che raccontano il periodo di massimo splendore della villeggiatura alpina. Qui il Liberty si esprime attraverso un raffinato equilibrio tra architettura e paesaggio, tra il fascino della cultura mitteleuropea e la straordinaria cornice naturale delle montagne.
A Bolzano il percorso si concentra sulle influenze della Secessione Viennese e del modernismo centroeuropeo. Facciate geometriche, decorazioni eleganti e soluzioni architettoniche innovative testimoniano il ruolo della città come crocevia culturale tra il mondo italiano e quello austro-tedesco. Il Liberty altoatesino assume qui caratteristiche peculiari, distinguendosi per rigore formale e attenzione alla qualità artigianale.
Anche Rovereto e Castelrotto offrono prospettive originali sul modernismo regionale. Rovereto racconta l’incontro tra eleganza urbana e innovazione culturale in una città che all’inizio del Novecento viveva una stagione di intensa crescita economica e artistica. Castelrotto, invece, mostra come il linguaggio Liberty abbia saputo dialogare con le tradizioni alpine, reinterpretando forme e decorazioni all’interno di un contesto profondamente legato alla montagna.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione ferri battuti, vetrate, balconi, decorazioni floreali e dettagli architettonici che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso. Un’esperienza che restituisce centralità alla dimensione artistica e artigianale dell’Art Nouveau.
Ne emerge il ritratto di un Trentino-Alto Adige elegante e cosmopolita, dove il Liberty non è soltanto uno stile architettonico, ma il riflesso di una stagione in cui le Alpi divennero uno dei grandi scenari della modernità europea. Tra terme, ville, giardini e paesaggi montani, la Belle Époque continua ancora oggi a vivere in un patrimonio che conserva intatto il fascino della sua epoca più raffinata.

In Umbria il Liberty si rivela con discrezione, intrecciandosi con i centri storici medievali, la tradizione delle arti decorative e la crescita della borghesia urbana tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. È un patrimonio spesso poco conosciuto, che emerge tra caffè storici, villini eleganti, monumenti funerari, ceramiche artistiche e dettagli architettonici capaci di raccontare una stagione di modernità nel cuore d’Italia.
A Perugia il modernismo assume forme particolarmente raffinate. Le passeggiate urbane conducono alla scoperta di una città che, accanto ai suoi celebri monumenti medievali e rinascimentali, conserva significative testimonianze della Belle Époque. Villa Vajani-Levi, con la sua ricca facciata decorata, Villino Coni Breccia, Villino Lilli e Villino Terzetti rappresentano alcuni dei migliori esempi del Liberty umbro, impreziositi da ferri battuti, motivi floreali e soluzioni decorative che testimoniano il gusto della nuova borghesia cittadina. Non a caso il percorso dedicato alle “forme e composizioni al cioccolato” richiama idealmente anche la storia industriale e culturale di una città che proprio nei primi anni del Novecento viveva una fase di grande crescita economica e imprenditoriale.
Particolarmente suggestivo è anche l’itinerario dedicato all’arte funeraria Liberty. Nei cimiteri monumentali il linguaggio dell’Art Nouveau trova infatti una delle sue espressioni più intense, attraverso sculture, cappelle e decorazioni simboliste che raccontano il rapporto tra arte, memoria e spiritualità. Un patrimonio spesso poco frequentato ma di straordinario interesse storico e artistico.
A Città di Castello il Liberty trova nel Caffè Cavour la sua testimonianza più celebre. La facciata dell’edificio rappresenta uno degli esempi più significativi dell’Art Nouveau in Umbria e diventa il punto di partenza per comprendere come il nuovo stile si sia diffuso anche nei centri minori della regione, adattandosi alle tradizioni locali e alle esigenze della società del tempo.
Foligno propone invece un percorso dedicato alla borghesia umbra del primo Novecento. Ville, palazzi e bassorilievi raccontano una stagione di trasformazione urbana che portò nuovi linguaggi architettonici all’interno della città storica. A Terni, città simbolo dell’industrializzazione italiana, il Liberty assume una dimensione diversa, legata allo sviluppo economico e alla crescita della nuova classe dirigente. Le eleganti palazzine e le residenze borghesi testimoniano il desiderio di rappresentare il progresso attraverso l’architettura e il decoro.
Non meno interessanti sono i percorsi di Marsciano, Spoleto e Deruta. A Marsciano emergono le contaminazioni tra Liberty e modernismo, mentre a Spoleto il nuovo stile dialoga con una delle città storiche più importanti dell’Italia centrale. Deruta, celebre in tutto il mondo per la produzione ceramica, offre invece una prospettiva unica sul rapporto tra Art Nouveau e arti applicate, mostrando come il linguaggio floreale abbia influenzato non soltanto l’architettura ma anche la produzione artistica e manifatturiera.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione facciate, ferri battuti, maioliche, vetrate e decorazioni floreali. Un’occasione per scoprire come il Liberty umbro si nasconda spesso nei dettagli, rivelandosi a chi sa guardare oltre le immagini più note del territorio.
Ne emerge il ritratto di un’Umbria elegante e inattesa, dove il modernismo si inserisce con naturalezza nel paesaggio storico della regione. Un patrimonio diffuso, fatto di architetture, arti decorative e memorie urbane, che racconta la stagione in cui anche il cuore d’Italia partecipò al grande dialogo europeo della Belle Époque.

In Valle d’Aosta il Liberty assume un carattere intimo e raffinato, legato alla villeggiatura aristocratica, ai paesaggi alpini e al fascino delle residenze costruite tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. È un patrimonio meno esteso rispetto ad altre regioni italiane, ma proprio per questo particolarmente prezioso, capace di raccontare l’incontro tra la cultura della Belle Époque e l’ambiente straordinario delle montagne valdostane.
Ad Aosta il percorso conduce alla scoperta delle poche ma significative testimonianze del modernismo cittadino. Tra ville, palazzi e dettagli decorativi emerge il racconto di una città che, pur mantenendo una forte identità storica e alpina, accolse le nuove tendenze artistiche provenienti dall’Europa. Simbolo di questa stagione è Casa Frassy, considerata il principale esempio di Art Nouveau in Valle d’Aosta, con le sue decorazioni floreali e il linguaggio elegante che richiama il gusto della Belle Époque. Attraverso questo edificio e altri luoghi simbolo, il percorso permette di comprendere come il Liberty abbia lasciato tracce discrete ma significative nel capoluogo regionale. Ancora più suggestivo è il viaggio a Gressoney-Saint-Jean, dove il modernismo si intreccia con la storia della monarchia italiana e con la nascita della villeggiatura alpina. Qui il protagonista assoluto è Castel Savoia, la residenza estiva voluta dalla Regina Margherita tra il 1899 e il 1904 ai piedi del Monte Rosa. Pur ispirandosi all’architettura medievale e fiabesca dei castelli nordici, l’edificio custodisce al proprio interno numerosi richiami all’Art Nouveau, visibili nelle decorazioni floreali, negli arredi e nei dettagli che testimoniano il gusto raffinato della sovrana e della sua epoca.
Attorno al castello si sviluppa un paesaggio architettonico altrettanto interessante. Ville come Villa Peccoz e Villa Belvedere raccontano la stagione in cui Gressoney divenne una delle mete privilegiate della villeggiatura aristocratica e borghese. Qui il Liberty assume una dimensione profondamente alpina, caratterizzata dall’armonia tra architettura e natura, dall’utilizzo di materiali locali e da un’attenzione particolare alla qualità decorativa degli edifici.
In Valle d’Aosta il modernismo non si impone con la monumentalità delle grandi città, ma si esprime attraverso un dialogo continuo con il paesaggio. Le montagne, i boschi e i panorami del Monte Rosa diventano parte integrante dell’esperienza estetica, contribuendo a definire un Liberty che trova nella natura una delle sue principali fonti di ispirazione.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare con attenzione ferri battuti, vetrate, decorazioni floreali e dettagli architettonici che spesso passano inosservati. Un’occasione per cogliere la delicatezza di un patrimonio che si rivela soprattutto nei particolari.
Ne emerge il ritratto di una Valle d’Aosta elegante e inattesa, dove il Liberty si lega alla storia della villeggiatura regale e alla scoperta delle montagne come luogo di benessere e rappresentanza. Un patrimonio raccolto ma affascinante, che conserva ancora oggi il fascino di un’epoca in cui l’alta società europea trovava tra le Alpi italiane uno dei propri rifugi più esclusivi.

In Veneto l’Art Nouveau assume molteplici volti: quello delle eleganti ville affacciate sulla laguna veneziana, delle città borghesi in piena trasformazione, delle località di villeggiatura e persino della grafica pubblicitaria che all’inizio del Novecento contribuì a diffondere il nuovo gusto moderno. Tra Venezia, il Lido, Verona, Vicenza, Padova, Treviso e i centri minori della regione emerge un patrimonio ricco e variegato che racconta uno dei capitoli più affascinanti della Belle Époque italiana. Venezia e il Lido rappresentano il cuore di questa storia. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il Lido si trasforma in una delle più esclusive destinazioni balneari europee, frequentata da aristocratici, artisti e viaggiatori provenienti da tutto il continente. Le ville della Riviera San Nicolò, quelle della Riva di Corinto, il Gran Viale e gli alberghi storici come l’Hotel Excelsior e il Des Bains raccontano una stagione di straordinario splendore in cui l’architettura Liberty contribuì a costruire l’immagine internazionale della Venezia moderna. Qui il dialogo tra mare, laguna e architettura genera uno dei paesaggi più eleganti dell’Art Nouveau italiana.
Anche Mestre conserva importanti testimonianze della crescita urbana del primo Novecento. Il percorso dedicato al Liberty veneto permette di leggere la città come uno spazio in trasformazione, dove il nuovo stile trovò applicazione in edifici residenziali, attività commerciali e architetture che accompagnarono l’espansione economica della terraferma veneziana.
A Verona il modernismo si manifesta spesso in modo discreto, nascosto tra le architetture storiche della città scaligera. Gli itinerari conducono alla scoperta di edifici poco conosciuti ma significativi, testimonianze di una stagione in cui il gusto floreale si inserì con eleganza nel tessuto urbano, dando vita a un dialogo originale tra innovazione e tradizione. La Casa dell’Antiquario rappresenta uno degli episodi più interessanti di questo patrimonio diffuso e ancora in parte da riscoprire.
Vicenza racconta invece l’interpretazione locale dell’Art Nouveau attraverso edifici che testimoniano l’adesione di architetti e artigiani vicentini alle nuove correnti artistiche europee. Ferri battuti, decorazioni floreali, vetrate e apparati ornamentali restituiscono il clima di un’epoca in cui il Liberty coinvolse non soltanto l’architettura, ma tutte le arti applicate, dall’arredamento alla grafica.
Particolarmente suggestivo è il percorso di Marostica, che intreccia la storia della celebre Piazza degli Scacchi con le tracce lasciate dal modernismo all’inizio del Novecento. Qui emerge anche il ricordo di Mirko Vucetich, artista e architetto capace di fondere creatività, decorazione e cultura figurativa in una sintesi originale che ancora oggi caratterizza l’identità della città come definisce l’esperto in materia, Andrea Speziali nell’unica monografia dedicata all’autore di origini dalmate.
Più raccolti ma non meno interessanti risultano gli itinerari di Loreo, Rovigo e Thiene. A Loreo il Liberty si manifesta attraverso pochi ma significativi edifici come il Teatro Zago e il Garage Pianta, esempi che raccontano l’arrivo della modernità in una realtà profondamente legata alla tradizione del Polesine. A Rovigo emerge invece una vera e propria stagione Liberty cittadina, mentre Thiene offre una riflessione sul modo in cui il linguaggio dell’Art Nouveau venne reinterpretato nel contesto veneto.
*Un capitolo originale del programma è dedicato alla pubblicità Art Nouveau, elemento fondamentale per comprendere la diffusione della modernità visiva all’inizio del Novecento. Manifesti, illustrazioni e grafica commerciale contribuirono infatti a trasformare il modo di comunicare, rendendo il Liberty uno stile capace di entrare nella vita quotidiana ben oltre l’architettura.
Accanto alle visite guidate, le attività di disegno dal vero invitano a osservare da vicino facciate, ferri battuti, vetrate e dettagli ornamentali, trasformando il pubblico in osservatore attivo di un patrimonio spesso nascosto nei particolari.
Ne emerge il ritratto di un Veneto elegante e cosmopolita, dove il Liberty dialoga con la laguna, con le città storiche e con la cultura visiva della modernità. Un patrimonio che racconta la stagione in cui il Nord-Est italiano guardava all’Europa attraverso l’arte, l’architettura e l’immaginario raffinato della Belle Époque.

All’estero vi sono una serie di itinerari guidati fuori dai classici percorsi turistici, con un’attenzione speciale al Modernismo catalano e gotico in Spagna. Tra le mete selezionate, spiccano Barcellona, Valencia, Castellón de la Plana e Palma di Maiorca, con visite pensate per far scoprire volti inediti dell’architettura urbana.

L’Art Nouveau arriva anche in America e lo fa attraverso un programma diffuso che attraversa musei, gallerie e architetture urbane. L’associazione culturale Italia Liberty si espande per la prima volta negli Stati Uniti con una grande mostra, visite guidate e attività di disegno dal vero in alcune delle principali città, da New York a Los Angeles, da Chicago alla Florida.
Cuore del programma è la mostra “Impressionismo nel vetro: l’opera dei Tiffany Studios”, in programma dall’8 luglio al 31 agosto 2026 alla Macklowe Gallery, a pochi passi da Central Park. Curata da Benjamin Macklowe e da Andrea Speziali, l’esposizione propone un’immersione nel linguaggio pionieristico di Louis Comfort Tiffany, tra luce, materia e natura.
Il percorso espositivo mette al centro le celebri lampade dell’artista americano, vere icone della modernità fin de siècle. Accanto a queste, opere di protagonisti europei come Émile Gallé, Louis Majorelle e René Lalique delineano un dialogo internazionale tra arti applicate, arredo e decorazione. Il risultato è una visione unitaria in cui la natura diventa matrice stilistica e simbolica, trasformata in luce, vetro e forme organiche.
Tra gli appuntamenti principali, sabato 11 luglio a Chicago (ore 9:00) è in programma “Il modernismo americano di Louis Sullivan”, itinerario che ripercorre le tracce del Liberty nella città simbolo dell’architettura moderna. Dal Carson, Pirie, Scott and Company al Krause Music Store, il percorso evidenzia come il linguaggio ornamentale si sia intrecciato con la nascente verticalità urbana.
A Los Angeles (ore 9:30) la visita “Il sogno americano dell’Art Nouveau” conduce tra il Bradbury Building e il Million Dollar Theatre, esempi di una declinazione eclettica e hollywoodiana dello stile, mentre a Santa Monica (ore 8:30) l’itinerario esplora le suggestioni Liberty lungo la costa del Pacifico.
A New York (ore 8:00) il percorso “Modernismo americano. Dalle sculture teatrali ai vetri luminosi di Tiffany” attraversa Manhattan fino al Bronx e al Queens, includendo tappe come il New Amsterdam Theater e il Bayard-Condict Building, tra i più raffinati esempi di Art Nouveau nella metropoli. Il programma prosegue a Winter Park (ore 10:30), dove il Charles Hosmer Morse Museum custodisce la più vasta collezione al mondo dedicata a Tiffany, e in Beverly Hills, completando un calendario che unisce costa est e ovest in un unico racconto. Le attività, tutte su prenotazione, prevedono visite guidate con esperti locali e momenti di approfondimento dedicati al disegno dal vero, con l’obiettivo di riscoprire l’Art Nouveau come esperienza diretta dello spazio urbano.

Dall’Atlantico al Baltico, dalle sponde del Mediterraneo alle metropoli del Sud America, l’Art Nouveau Week 2026 trasforma il mondo in un grande atlante della Belle Époque.
L’ottava edizione coinvolge oltre trenta Paesi con visite guidate, percorsi culturali, attività artistiche e iniziative speciali che raccontano la diffusione globale dell’Art Nouveau e delle sue molteplici declinazioni. Non si tratta soltanto di una rassegna di itinerari architettonici. L’Art Nouveau Week costruisce una geografia della modernità tra fine Ottocento e primo Novecento, mostrando come lo stesso ideale estetico abbia assunto forme differenti in contesti culturali lontanissimi tra loro. Dalle architetture mediterranee di Algeri alle grandi capitali dell’Europa centrale, dai quartieri cosmopoliti di Buenos Aires alle città baltiche, il festival segue il filo di una corrente artistica che ha saputo parlare una lingua universale.
In Algeria il percorso attraversa il cuore di Algeri, dove boulevard affacciati sul Mediterraneo, antichi hotel internazionali, residenze borghesi e raffinati ferri battuti raccontano l’incontro tra la cultura europea e l’identità nordafricana. In Egitto, al Cairo, il Liberty emerge tra palazzi commerciali e quartieri sorti durante la modernizzazione della capitale, testimoniando il ruolo della città come ponte tra Oriente e Occidente.
In Argentina la manifestazione assume dimensioni particolarmente ampie. Buenos Aires diventa il simbolo dell’Art Nouveau sudamericano attraverso capolavori firmati da architetti italiani come Virginio Colombo, mentre Rosario, La Plata, Bahía Blanca e San Miguel de Tucumán raccontano il contributo delle comunità europee alla costruzione dell’identità urbana argentina. Tra cupole, caffè storici, palazzi fantastici e dimore decorate da pavoni, ninfe e motivi floreali, il visitatore riscopre una delle più straordinarie concentrazioni di modernismo dell’intero continente americano.
Anche il Brasile offre una lettura originale della Belle Époque. A Belém, città resa prospera dal commercio del caucciù, l’Art Nouveau dialoga con la vegetazione amazzonica e con l’eredità coloniale. Da Curitiba a Porto Alegre fino a San Paolo, il festival mette in evidenza come il linguaggio liberty sia stato reinterpretato attraverso colori, materiali e suggestioni tropicali. In parallelo, sulle spiagge brasiliane prendono forma sculture di sabbia ispirate alle linee sinuose del movimento, creando un inedito incontro tra arte effimera e patrimonio storico.
L’Australia partecipa con itinerari a Melbourne e Sydney, dove il modernismo europeo si intreccia con la crescita delle grandi città del Commonwealth. Ville eleganti, edifici commerciali, stazioni ferroviarie e sale da concerto raccontano il volto raffinato dell’Australia di inizio Novecento. Anche qui il tema del mare trova espressione nelle sculture liberty realizzate sulle spiagge del Nuovo Galles del Sud.
L’Europa centrale rappresenta uno dei nuclei più importanti dell’intera manifestazione. In Austria, Vienna e Salisburgo conducono il pubblico nel mondo della Secessione, attraverso le opere di Otto Wagner, Josef Hoffmann e Koloman Moser. La capitale austriaca diventa una vera immersione nell’utopia modernista che trasformò urbanistica, arti applicate e architettura in un unico progetto culturale.
Il Belgio, considerato una delle culle dell’Art Nouveau, propone itinerari ad Anversa, Bruxelles, Namur, Kortrijk e Tournai. Le passeggiate seguono le tracce di Victor Horta e degli altri protagonisti del movimento, tra edifici oggi riconosciuti patrimonio mondiale, dimore private, case-studio e quartieri che conservano intatto il fascino della stagione modernista. Particolarmente significativo il percorso dedicato alla Casa dei Cinque Continenti di Anversa, simbolo del rapporto tra il Liberty e il mare, tema centrale dell’edizione 2026.
Nei Paesi baltici il festival assume una dimensione quasi monumentale. Riga, spesso definita la capitale mondiale dello Jugendstil, apre le porte dei suoi celebri quartieri decorati da mascheroni, figure allegoriche e facciate scenografiche, mentre Tallinn e Tartu raccontano il volto nordico del modernismo attraverso edifici che dialogano con l’eredità medievale delle città estoni.
La Croazia propone un viaggio che unisce architettura e paesaggio marittimo. A Zara il percorso prende avvio dal celebre Organo del Mare, dove il movimento delle onde diventa musica, per proseguire tra ville storiche affacciate sull’Adriatico. A Varaždin, invece, emerge il volto più elegante e borghese del Liberty croato.
Francia, Germania, Svizzera e Lussemburgo raccontano il cuore europeo dell’Art Nouveau attraverso stazioni ferroviarie, quartieri residenziali, ville, grandi magazzini e luoghi simbolo della modernità urbana. In Spagna il Modernismo catalano accompagna il pubblico tra Barcellona, Sitges e altre città che conservano alcune delle architetture più celebri del movimento, mentre il Portogallo propone a Lisbona itinerari che intrecciano arti decorative, gioielleria, architettura e urbanistica.
Anche il Nord Europa riveste un ruolo importante. In Danimarca, Finlandia e Svezia il Liberty si fonde con il paesaggio scandinavo e anticipa molti temi del design contemporaneo. Nei Paesi Bassi, tra Amsterdam, Rotterdam e Nijmegen, i percorsi seguono le tracce di hotel storici, edifici commerciali e raffinati dettagli decorativi nascosti lungo i canali.
Nel Regno Unito e in Scozia il festival approfondisce il contributo britannico alla nascita del Modern Style, mentre in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Serbia emerge il patrimonio lasciato dall’epoca austro-ungarica, con città che conservano alcune delle più affascinanti testimonianze della Belle Époque europea.
A est, la Russia e l’Ucraina mostrano come l’Art Nouveau abbia saputo adattarsi alle grandi capitali imperiali e ai centri industriali del primo Novecento. Mosca, San Pietroburgo, Samara e Nizhny Novgorod raccontano una stagione architettonica caratterizzata da sperimentazione, monumentalità e ricercatezza decorativa.
Fuori dai circuiti più noti, la Repubblica Dominicana propone un itinerario dedicato alle rare testimonianze moderniste di San Pedro de Macorís, mentre Cina, Turchia e Stati Uniti partecipano con attività che dimostrano come l’Art Nouveau sia stata una corrente capace di attraversare continenti, lingue e culture differenti.
L’Art Nouveau Week 2026 si presenta così come una delle più vaste iniziative internazionali dedicate al patrimonio della Belle Époque. Un viaggio che collega il Mediterraneo all’Atlantico, il Baltico al Pacifico, seguendo il filo di un’arte che ha trasformato città, paesaggi e modi di vivere, lasciando una traccia ancora oggi riconoscibile nelle architetture, nelle arti decorative e nell’immaginario collettivo di gran parte del mondo.
Con questo programma, l’Art Nouveau Week conferma la propria vocazione internazionale, proponendo una lettura contemporanea di un movimento che, tra fine Ottocento e primo Novecento, ha ridefinito il rapporto tra arte, industria e vita quotidiana. Un’eredità che, negli Stati Uniti, si manifesta in forme originali e ancora oggi capaci di dialogare con il presente.

È stato pubblicato anche il catalogo di ART NOUVEAU WEEK: Edizione 2026 con all’interno nuovi rinvenimenti scientifici sul Liberty e gli atti del precedente convegno dell’edizione 2025 insieme al censimento straordinario di tutti gli edifici Art Nouveau presenti al mondo, circa 40.000 con un elenco più aggiornato rispetto al precedente catalogo. Un lavoro senza precedenti che il curatore Andrea Speziali ha portato avanti in diciotto anni anni di studi.

Il calendario completo è consultabile su: https://bit.ly/3H8kUes

Fotografie utilizzabili:
https://drive.google.com/drive/folders/1ALqaxQnN-H1WY01Kh0lnLvnTv9M66Kws?usp=drive_link

Fotografie di Phil Lewis: https://bit.ly/4kfbs7U
Si prega di citare i fotografi che hanno concesso le immagini per la fotogallery.
Oltre alle immagini presenti in Google Drive abbiamo un ampio database di altri edifici e opere d’arte da richiedere tramite mail a info@italialiberty.it

Organizzatore
Il Festival “Art Nouveau Week” è organizzato da Italia Liberty, Associazione di promozione sociale con soci professionisti formati durante l’anno come guide e accompagnatori turistici abilitati per offrire ai visitatori singoli o a gruppi di tutte le età l’opportunità di avvalersi di visite guidate che propongono stimolanti chiavi di lettura delle poetiche e dei linguaggi dell’arte contemporanea.
In occasione di questo evento, ITALIA LIBERTY punta anche su un ricco partenariato internazionale, come nel caso del magazine Coup de Fouet, Art Nouveau European Route, pioniere nella promozione dell’Art Nouveau e dell’Art Déco fino a “Riga Art Nouveau Centre”.

Biglietti
Esistono diverse modalità per assicurarsi gli accessi alle attività per il Festival Art Nouveau Week.
I riferimenti per prenotare le attività sono riportati in calce alle singole attività calendarizzate nel programma generale dove chiamare o scrivere direttamente.
Le prenotazioni per le visite di gruppo si possono effettuare a partire da inizio giugno direttamente sulla pagina www.italialiberty.it
La maggior parte delle visite guidate è disponibile in italiano e su richiesta in altre lingue.
I visitatori individuali possono prenotare dei pacchetti che comprendono visite guidate a raccolta a orari prestabiliti. Questi sono disponibili a partire dalla fine del mese di giugno, sempre allo stesso indirizzo: www.italialiberty.it
A partire dal mese di giugno, è possibile effettuare prenotazioni organizzate “su misura” sul sito www.italialiberty.it, scegliendo per conto proprio l’edificio, il giorno e l’orario delle visite a cui si desidera partecipare.
La prenotazione anticipata permette di garantire la massima fluidità durante le visite guidate e di evitare la formazione di lunghe file d’attesa.

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