Dal 28 giugno al via a Santa Venerina “Jazz in vigna” 2026 con l’omaggio a Miles Davis di Paolo Fresu
Al via giovedì 28 giugno, alla Tenuta San Michele di Santa Venerina, la settima edizione di “Jazz in vigna”, il jazz club open air organizzato Algos, l’associazione che gestisce il Monk Jazz Club di Catania. Primo live “Around Miles”, omaggio a Miles Davis nel centenario dalla nascita del quartetto del trombettista sardo Paolo Fresu. Con lui Dino Rubino al pianoforte, Marco Bardoscia al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria
Jazz in vigna, Santa Venerina (Ct), Tenuta San Michele, dal 28 giugno all’1 agosto
L’associazione Algos che gestisce il Monk Jazz Club di Catania ha varato il calendario della settima edizione di “Jazz in vigna”, il jazz club open air organizzato alla Tenuta San Michele di Santa Venerina. Il debutto domenica 28 giugno con “Around Miles”, l’omaggio al mito americano della tromba jazz, Miles Davis, del trombettista sardo Paolo Fresu il quale suonerà in quartetto con Dino Rubino al pianoforte, Marco Bardoscia al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Fresu, com’è noto, è un “davisiano” vero – da un anno trionfa con album e spettacolo musical-teatrale dedicati “Kind of Miles” – per quel suono che sa di malinconia esistenziale, struggente e lirico, che era di Miles come lo è di Fresu.
Dino Rubino è anche il direttore artistico di “Jazz in vigna”: «Iniziamo il 28 giugno con il concerto di Paolo Fresu: facciamo questo omaggio a Miles Davis considerato che nei giorni scorsi è stato il centenario della nascita del grande trombettista americano. Quello che suoneremo a Santa Venerina sarà una versione concerto dell’omaggio a Miles Davis con un repertorio misto fatto di brani che suonava Miles e di brani originali, legati in qualche modo al suo mondo musicale. Cercheremo di fare un omaggio al nostro modo, come è giusto che sia. Di questo evento di apertura siamo molto contenti. Sono tanti anni che Paolo Fresu viene da noi, tra il Monk e Jazz in vigna. Paolo è molto amato dal pubblico del Monk e lui, devo dire, non si tira mai indietro, quando lo chiamiamo è sempre molto disponibile».
Domenica 5 luglio sarà la volta di Babanaì, nuovo progetto al femminile di Barbara Casini alla voce, Anaïs Drago al violino, voce, percussioni e Barbara Piperno ai flauti, voce, percussioni. Tre artiste, cantanti e polistrumentiste, unite dal desiderio di sperimentare mescolanze di suoni e colori di mondi diversi, partendo dalla storia musicale di ognuna, esplorano un repertorio che spazia dalla tradizione popolare di Brasile e non solo a brani originali rivisitati o composti a sei mani.
Dino Rubino: «Il progetto delle tre musiciste è dedicato alla bossa nova e alla musica brasiliana ed avevo il piacere di ospitare questo concerto anche perché l’anno prossimo sarà il centenario dalla nascita di Antônio Carlos Jobim, tra gli inventori della bossa nova. Credo che il concerto a Santa Venerina sarà uno dei primi che il trio porterà in giro quest’estate».
Ancora Brasile per il progetto “Latino ibérico” del compositore e fisarmonicista Roger Corrêa in scena sabato 11 luglio con Edilson Forte al pianoforte, Tiê Pereira al basso e Rodrigo Porciúncula alla batteria. “Latino Ibérico”, interpreta la cultura brasiliana come parte essenziale dell’identità culturale latinoamericana: la musica del sud brasiliano dialoga con le radici musicali dei popoli originari, sviluppando accenti propri in stili come milonga, chamamé, chacarera, candombe, tango, salsa, choro e molti altri. Il tutto letto dal musicista del Rio Grande do Sul attraverso l’estetica universale del jazz, valorizzando la composizione, l’improvvisazione e la ricerca di nuovi stili e fusioni. «Una bella concentrazione di progetti jazz legati alla world music di matrice latino americana nell’edizione di quest’anno di “Jazz in vigna” – commenta Rubino -, progetti per noi molto interessanti compreso questo sguardo ampio sul Brasile e l’identità culturale e musicale latinoamericana di Roger Corrêa».
Jazz e world music sono le protagoniste anche del concerto del Libertango 5et, in calendario sabato 18 luglio, storico progetto etneo, nato nel 1993 grazie al sassofonista Marcello Leanza, al fisarmonicista e pianista Francesco Calì, al chitarrista Luigi Devita, al contrabbassista Giovanni Arena e al batterista Ruggero Rotolo. Il Nuevo Tango e la tradizione brasiliana sono stati i riferimenti iniziali per l’ensemble che negli anni ha compiuto una ricerca musicale più ampia, esplorando sonorità e influenze culturali provenienti da tutto il mondo. Dino Rubino: «Tenevamo molto ad avere nella nostra rassegna i Libertango, un gruppo che sfida il tempo esistendo da ben 33 anni. Nell’ambito tra jazz e dintorni che frequentiamo noi, non è facile trovare un gruppo così longevo, solo il quintetto di Paolo Fresu è più “vecchio” essendo nato nel 1984. Credo che tra di loro ci sia qualcosa che vale veramente oltre la musica. E poi Marcello, Franco, Gino, Ruggero, e Giovanni sono amici di vecchia data e sono molto contento di averli da noi».
Il 25 luglio sul palco tra i vigneti di Santa Venerina arriva il trio del pianista americano Aaron Goldberg – con lui una sezione ritmica tutta italiana formata da Piero Leveratto al contrabbasso e dall’ericino Joe Santoro alla batteria – che sostituisce il già annunciato concerto del trio del pianista newyorkese Kenny Werner. «Per ragioni di salute Werner ha annullato le date – spiega Rubino -, ed allora abbiamo pensato ad Aaron Goldberg che in questo momento è uno tra i più quotati a livello internazionale. Viene con un trio di forte matrice jazzistica, con lui una ritmica italiana, Piero Leveratto al contrabbasso e il siciliano Joe Santoro alla batteria. Joe è venuto tante volte a suonare da noi fino al concerto di Nico Gori, ultimo atto della stagione al chiuso del Monk».
Nativo di Boston, newyorkese d’adozione, il 52enne pianista americano ha assunto anche in Europa una notevole popolarità. Fortemente ispirato dai classici, Aaron Goldberg è dotato di grande senso dello swing, ma la sua curiosità lo ha portato ad appassionarsi sia alla musica brasiliana di Jobim sia alla musica europea colta. Dotato di grande prestanza strumentale, ha suonato da subito con alcuni tra i più importanti musicisti da Michael Brecker a Kenny Garrett, da Mark Turner a Kurt Rosenwinkel e Joshua Redman, guadagnandosi l’appellativo di pianista delle star del jazz.
Sabato 1 agosto “Jazz in vigna” 2026 si chiude con “Still Me”, progetto di Dino Rubino alla tromba, flicorno, tastiere, il quale sarà affiancato, da una parte, da un “senatore del jazz” come il batterista Enzo Zirilli e dall’altra da due nuove leve emergenti della scena afro-americana siciliana come il chitarrista Francesco Cerra e il bassista Tony Pinzone.
Rubino: «Come ogni anno mi piace essere quello che chiude la rassegna. E quest’anno porto sul parco Tony Pinzone e Francesco Cerra, entrambi di Santa Maria di Licodia, due studenti del conservatorio di Catania, due ragazzi che quando cominciarono gli studi avevano i capelli lunghi e ascoltavano rock metallico. Devo dire, però, che nel corso degli anni si sono appassionati al jazz e sono diventati musicisti affidabilissimi ed oggi suonano in giro per la Sicilia e per l’Italia. Mi piace il fatto che ci siano loro due, due emergenti che si possono confrontare con me e con Enzo Zirilli, un compagno di palcoscenico da tanti anni. Faremo musica molto varia, tra cui cover di musica rock, questo è certo, brani di Lou Reed, Metallica, David Bowie, quindi sarà un concerto quasi sperimentale direi. Ma non mancherà il jazz, non mancheranno le improvvisazioni, lo swing. Ho chiamato il live “Still Me”, ancora io, perché nonostante faccio anche rivisitazioni di musica apparentemente lontane dal jazz, è sempre quello che mi appartiene poi alla fine».
⚠️Abbonamenti a “Jazz in vigna”: € 154,94 (€ 140 più € 7,37 diritti di prevendita più € 7,57 di commissioni), acquistabili esclusivamente su https://shop.ciaotickets.com/ecommerce/abbonamento/1593.
Info alla e-mail prenotazioni@monkjazzclub.it o al telefono 3755249597.
Tenuta San Michele: via Zafferana 13, Santa Venerina (Ct)


