Enna si pregia di avere ospitato per un paio di anni un giovane Andrea Camilleri. E’ lui stesso a raccontare -attraverso un video disponibile su YouTube da parecchi anni – quel periodo del dopoguerra vissuto in centro storico. L’intellettuale di Porto Empedocle ricorda il clima rigido, gli amici, le condizioni di vita affatto semplici negli anni quaranta del Novecento, con case di montagna senza alcun riscaldamento moderno. Cita due luoghi simbolo della nostra città che potrebbero segnare un interessante percorso turistico non ancora esplorato in termini di collegamento spaziale: Il Belvedere Marconi e la Biblioteca Comunale. Il primo visitatissimo da turisti e viaggiatori, la seconda abbandonata in tutta la sua storica bellezza all’oblio del sacro silenzio dalla maggior parte degli ennesi. Sono due luoghi molti vicini tra loro: uno offre spazi infiniti, respiri profondi, luce, aria. L’altra offre pensieri sconfinati, letture immersive, silenzio, ascesi. Entrambi sono l’anima nascosta della città, alternativa ai prestigiosi luoghi sacri parimenti degni di attenzione. Non stupisce affatto che Camilleri racconti quanto questo suo vissuto gli abbia offerto la possibilità di scrivere tante poesie ed il suo primo racconto in assoluto proprio qui ( “Sweet Georgia Brown”). Oltre al freddo, anche la nebbia che avvolge abitanti, strade, case, sembra trasportare in un mondo dove le emozioni si sublimano . Difficile non sviluppare l’immaginazione in queste condizioni atmosferiche. Il video consente di carpire anche un ricordo dolce di Andrea Camilleri quando racconta di un suo caro amico, Arnoldo Farina, “ capace di mangiarsi tutte di seguito venti paste alla crema”. Se immaginassimo le pasticcerie ennesi intrise di antichi profumi dei dolci tradizionali, l’ombelico della Sicilia donerebbe ai visitatori un’identità diversa, più genuina, come la tradizione contadina da cui proviene.
Il libro dal titolo “ La cucina tradizionale dell’ennese “ ed. Papiro – Enna, peraltro ancora facilmente acquistabile nel territorio, offre la possibilità di trovare una delle ricette che possano ricordare le paste citate da Camilleri in uso tra il 1946 e il 1948. Ecco i dettagli del “Rutulu a’ crema”: 100 gr. di farina per dolci, 100 gr. di zucchero, 4 uova, due cucchiaiate di cacao amaro, crema pasticcera. Preparazione: Sbattere in una terrina i tuorli d’uovo con lo zucchero finché non diventi filante, quindi unire il cacao, la farina ed infine, lentamente, le chiare montate a neve. Ungere di burro una tortiera rettangolare e poco alta, spolverizzarla di farina. Versarvi l’impasto e cuocerlo non più di 10 minuti a 200 gradi circa. Roversciarlo quindi su un tovagliolo in cotone e , dopo averlo riempito di crema, arrotolarlo su se stesso e porlo in frigorifero per qualche ora. Servirlo a fette.
Da punto di vista turistico, ancora tanti sono i percorsi da esplorare e da intersecare: panorami, luoghi storici, ricette, storia, arte, letteratura. Non ci resta che scoprirli e renderli fruibili.


