A Scinnuta da Passioni
U Venniri di Passioni .
Una piccola chiesa a ridosso della roccia su una ripida strada in discesa, un antico campanile che suona intermittente, una folla composta e silente che assiste a un rito secolare, che si è trasformato negli anni, ma che mantiene sempre un forte impatto.
È “a Scinnuta da Passioni”, o meglio ” la discesa della Passione ” , quando nella penombra serale i confrati della Confraternita SS. Passione -Enna- espongono di fatto il simulacro del Cristo Flagellato nella nicchia in cui è custodito durante l’anno; lo prelevano, scendendolo ai piedi dell’altare e , dopo una breve processione, lo innalzano sull’altare maggiore. Un canto accompagna il rito, un testo forte, potente “io so chi Sei ” un atto di fede cantato, guardando il Cristo piagato che ricambia lo sguardo.
Un rito che di fatto apre ufficialmente i Riti della Settimana Santa.
Questo rito un tempo prendeva il nome di “Scappata” e avveniva il sabato prima della V domenica di Quaresima, quando si celebrava la festa dell’Ecce Homo e rappresentava la fuga, o l’annuncio della Passione di Cristo, dopo che il velario sull ‘altare cadeva , esponendo il Cristo. Immediatamente dopo saliva sull’altare un sacerdote che teneva un’intensa omelia.
Un rito che si è trasformato , ma che ha mantenuto un forte significato, quello dello svelamento del Cristo Flagellato, un momento intenso, suggestivo.
Esso non è il semplice estrarre fuori il simulacro del Cristo dalla sua cappella votiva, ma tutto un insieme di segni che ci parlano, con gesti e movimenti, del grande mistero della Passione di Gesù: l’umanità e la divina Passione di Cristo vengono svelate alla gente e al popolo; come se ancora le tende del pretorio di Pilato si aprissero e venisse mostrato il condannato al grido “Ecce Homo”. Il Cristo discende, per ricordarci come egli discese, umiliandosi e facendosi uomo come noi, ad un palmo di naso da noi, venendo ad indossare la nostra umanità, venendo a dirci “sono qui, sono così per te”.
Scende per insegnare, ancora una volta, ciò che si cela dietro la sua sofferenza: un’umanità dilaniata, la sua, che riassume e condensa le tante tragedie dell’uomo, di ieri e di oggi. Egli si è addossato le nostre sofferenze, i nostri dolori, anche quelle amare piaghe di cui ogni giorno ci arrivano notizie: perseguitati, rifugiati, dispersi, bambini allontanati dai propri cari, ragazzi con in braccio le armi, gente sepolta sotto cumuli di macerie: la guerra è il più violento dei “crucifige” che gli gridiamo ancora contro.
Il Suo volto di dolore torna a parlarci, le sue mani legate, quasi impotenti, vengono a testimoniarci l’unica cosa che lo ha inchiodato al legno di croce: l’amore. Cammina, cammina ancora in mezzo a noi. E noi alziamo lo sguardo, a volte in lacrime, davanti a lui, piagato, insanguinato, sofferente, inerme mentre viene mosso, consegnato alle mani degli uomini, in un rito che si fa preghiera.
L’Ecce Homo viene esposto così come fece Pilato, innalzato, poiché il Figlio dell’uomo deve essere innalzato e glorificato.
Nonostante tutte le nostre più assurde contraddizioni il Cristo ritorna in questa sua immagine, realmente sempre nel Pane e Vino dell’altare, si dona sempre perché Lui, disse ai suoi, non passerà mai!
Già, perché siamo noi la sua più grande Passione!
Vi aspettiamo numerosi, ore 19.30, chiesa di San Leonardo Abate.


