Questa sera ho preso parte agli eventi in occasione del 190* anniversario di fondazione della Confraternita Maria SS. delle Grazie – Enna – .
Una bella serata, fatta di parole ,segni, gesti. Abbiamo affrontato, insieme ai tanti presenti, la storia di questa confraternita e del suo quartiere, le peripezie vissute attorno a quelli che erano i luoghi di culto e della vita sociale della via San Nicola, di San Giorgio, di Sant’Agostino e della Cappellina della Madonna delle Grazie.
Non voglio fare un post consuntivo di quanto da me svolto. No, voglio raccontarvi una storia.
La storia di una delle confraternite più piccole, in termini di numeri, della nostra città. Voglio raccontarvi di come, grazie alla sinergia, il mutuo impegno, la collaborazione ,il crederci , questa congrega viva ancora, dopo 190 anni e tante peripezie, e compia piccole ma grandi cose, anche in situazioni di estrema difficoltà. Si, perché dovete sapere che questa congrega è forse tra le più sfortunate: non ha , al momento, una sede propria, anche se ci sono progetti per adibirne una, nonostante il grande ex- monastero degli agostiniani abbandonato a sè stesso. Una confraternita incastonata in una parrocchia che si ritrova senza una guida fisicamente presente, in difficoltà, che rischia di vedere chiudere i portoni di una chiesa che per tanti è stata ed è punto di riferimento , luogo di incontro non solo con il sacro, ma anche con l’altro, dove sperimentare rapporti di amicizia, fraternità ,condivisione.
No, non si può esultare quando , in un contesto così piccolo come quel quartiere, questa città , si rischia la chiusura di una chiesa. “Ne abbiamo tante’ dirà uno, “una più, una meno che sarà mai”, ” Menu parrina , menu guai! “. Il malcontento che serpeggia in città, la disaffezione ” alle cose di chiesa” comprensibile, e che merita le dovute riflessioni a riguardo, a partire dagli “alti gradi”, non può far chiudere gli occhi sulla probabile chiusura di una chiesa, che è un impoverimento per il tessuto sociale della cittá, oltre che storico – artistico e culturale. Quel luogo è luogo di ritrovo, dove chi ha bisogno può trovare ristoro, spiritualmente e non solo, è luogo dove sperimentare la vicinanza, il sostegno, la cura. È luogo di storia, che finirebbe in balia al degrado, all’incuria , alla dimenticanza. Un impoverimento per tutti.
È uno scenario già successo in passato, che accade nel presente per altre chiese e che potrebbe ricapitare nel futuro, a questa e a tante altre.
Sono convinto , però, che fino a quando ci saranno dei parrocchiani così attaccati alla propria storia , alle proprie radici, come quelli conosciuti ieri, e soprattutto la confraternita in questione, ciò non avverrà. Perché si , quella congrega non porta solo una Madonna in processione, come molti superficialmente credono, ma è , ad esempio, custode di un passato, che rende ogni anno vivido ai tanti bambini che incontra; l’esperienza dei carusi da surfara, con conferenze nelle scuole, il festival e la festa di settembre;, è,inoltre, luogo dove sperimentare anche valori alti come la solidarietà, la cura , l’aiuto reciproco e sincero. É presidio e supporto per chi ha bisogno, una mano d’aiuto concreta,agendo nel silenzio e nel servizio. Polmone ricreativo e culturale di quel quartiere. E ovviamente luogo di fede, che piaccia o no.
Non me ne voglia chi in questo momento non può vedere “processioni e processionari”, ma un grazie sentito, accorato, della città deve andare alla Confraternita Santa Maria delle Grazie e al suo rettore Paolo Vicari , per l’ impegno profuso ancora, nonostante tutto , affinché quelle porte non si chiudano , ma rimangano aperte, e questa storia di presenza nel territorio continui ancora, dopo 190 anni. Nonostante tutto .
P.s Nella prima foto la bellissima litografia commemorativa che ritrae la storia delle tre congreghe fusesi nel 1835 in quella odierna; nella quarta il murales inaugurato stasera sulla parete della Cappellina, dedicato ai Carusi da Surfara.


