Totò Trumino e la caverna di Platone
C’è un momento, nel cammino di ogni uomo, in cui si decide se restare nell’ombra delle illusioni o avventurarsi verso la luce della verità. Totò Trumino ha scelto da tempo la seconda via. Come il prigioniero del mito di Platone, ha compreso che le ombre proiettate sulla parete della caverna non sono la realtà, ma solo una sua pallida imitazione. E così, passo dopo passo, ha lasciato il fondo buio per cercare il cielo aperto delle idee, della bellezza, dell’impegno civile e della verità.
Camminatore instancabile, esploratore dell’anima e del paesaggio, Totò ha portato con sé il fuoco della consapevolezza, illuminando sentieri dimenticati, ferrovie dismesse, borghi silenziosi e volti antichi. La Sicilia, per lui, non è un luogo da abitare, ma un mondo da risvegliare. E in ogni passo compiuto sui cammini che ha ideato o valorizzato – dal Cammino di San Giacomo alle vie dei pellegrini, dai binari della memoria alla Sicilia jacopea – si sente l’eco di una scelta radicale: non vivere di apparenze, ma cercare la sostanza.
Come l’uomo liberato della caverna, Totò ha avuto il coraggio di tornare indietro, di rientrare nel buio per raccontare ciò che ha visto alla luce. Le sue parole, i suoi libri, i suoi progetti non sono altro che torce tese agli altri: a chi ancora è incatenato al fondo, a chi non sa che c’è un orizzonte più ampio oltre le pareti della quotidianità. E nonostante l’incomprensione o l’ironia di chi preferisce restare fermo, lui continua. Perché sa che ogni cammino – anche quello più duro – conduce, prima o poi, a vedere il sole.
E forse è proprio questo che fa di Totò Trumino una figura necessaria: non solo un creatore di percorsi, ma un uomo libero, che ha scelto la luce e non smette di indicarla agli altri. Perché chi è uscito dalla caverna non può più tornare a vivere tra le ombre senza spegnersi dentro. E Totò, al contrario, ha deciso di ardere.


