“Vue de lextremité orientale de la Montagne de Castrogiovanni”, una delle più antiche e fedeli immagini del Castello di Lombardia; acquatinta tirata in sanguigna dai disegni realizzati dal viaggiatore francese Jean-Pierre Houel durante il suo viaggio in Italia e a Malta dal 1776 al 1779. Tratta da “Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari”, Paris, 1782.
“AQUILE SULLE ROCCE”
Com’aquile acquattate sulle rocce pronte a ghermir la sospirata preda, stanno i castelli dalle torri ardite, taciti e soli, a rimirar le valli, a guardare le greggi pascolanti, ad ascoltare il canto dei pastori, e dei lavoratori della terra, mentre che il sole, dardeggiante, splende a mezzo il cielo, ed i suoi raggi d’oro accendono di luce i monti e il mare!
Forse, chissà, se cavalieri e dame dagli spalti merlati, come allora, s’affacciano non visti, per godère
velati di silenzio… l’infinito!
Forse la notte, quando c’è la luna e brillano nel ciel tutte le stelle, qualche madamigella innamorata timidetta s’affaccia in sul verone !
Desiosa d’amor, scruta i sentieri per scorgere nell’ombra il caro amante che, cavalcando, giunge a lei furtivo, per scalare la torre e darle amore.
Or nelle feritoie delle gran torri, da dove, un giorno, stavano a spiare uomini armati, sostano gli uccelli.
Indisturbati van di loco in loco cinguettando, felici e spensierati.
Non più non più fra quelle mura antiche che seppero le lotte più accanite, la sentinella annunzia il nuovo giorno con la campana dalla bronzea voce, che rimandava i villici al lavoro, quando non era segno di battaglia.
Là dove un giorno v’albergò il livore, la sete di conquista, or v’è la pace ed i vecchi manier, dal tempo rosi, come giganti, sui crinali eccelsi, risognando le pugne, inermi e soli, lottano con i venti e le tempeste.
Incappucciati dalla bianca neve, dormon sognando, la passata storia.
Non temon più gli assalti e le battaglie.
Come ogni cosa umana, lentamente, dopo aver visto susseguirsi i secoli, già rassegnati, attendono la fine.
Molti son già macerie, pietre informi che ci ricordan come tutto passa, come tutto è fugace e passeggero come la gloria, figlia dell’orgoglio, è come frana che si perde a valle.
Oh di quante fortezze, un tempo indome, non c’è più nulla.. solamente un nome !
(“Aquile sulle rocce” di Giuseppe Ganci Battaglia, Palermo 1901-1977).


