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  • Cultura

Racconti da Enna: la Neve di Natale – di Luca Alerci

Riccardo Dicembre 26, 2024 6 minuti letti
foto racconto

Erano le 11 del mattino del 25 dicembre 1986. Tutta la famiglia era già al lavoro per preparare il pranzo della festa. Il giorno prima, la Vigilia, una breve nevicata aveva per qualche minuto imbiancato il paesaggio, ma si era fusa velocemente. Alla sera, non era rimasto più nulla e il gran cenone si era svolto regolarmente.
Quella mattina di Natale, il cielo coperto lasciava presagire nuove sorprese ma i preparativi dovevano andare avanti in ogni caso. Dopo qualche folata di vento, un particolare silenzio si andò diffondendo tra le case che in quel tempo erano sparse e poco numerose nella parte bassa della città. Quando l’aria si mette a neve, si cominciano a sentire rumori lontani, voci disperse, i cani di campagna abbaiano allarmati. Cominciò a nevicare: in pochi minuti, una copiosa nevicata a larghe falde (“‘mpagliata” nella lingua antica) avvolse ogni cosa, senza però accumularsi al suolo in modo significativo. Il piccolo Manrico aveva l’animo indeciso: desiderava e amava la neve che, allora, arrivava puntuale tutti gli anni, più volte all’anno. Ma voleva, nello stesso tempo, che i parenti fossero in grado di essere presenti per il pranzo a cui teneva tantissimo, il pranzo del giorno di Natale. Magari, pensava con l’innocente malizia di quell’età, potrebbe nevicare solo quando tutti saranno impegnati a pranzare: bloccati e colti di sorpresa, il Natale sarebbe diventato senza fine.
Quando l’intensa nevicata cessò, l’accumulo di neve si dimostrò di nuovo effimero nelle strade, tutti poterono spostarsi, e il pranzo iniziò. Nelle feste di Natale, dove ogni famiglia del clan si occupa di una parte del menu, succedono sempre cose particolari e i bambini che già fanno mille capricci per mangiare si trovano a dover fare i conti con cibi preparati da altri, mai visti, ed è un piccolo dramma. C’era chi, con vivace dolcezza, prometteva ai bambini pure premi in denaro pur di vederli assaggiare un cardo fritto con la pastella. Come colonna sonora di quelle feste, al momento del dolce, si sceglievano le musiche a turno. Gli zii facevano a gara, c’era chi chiedeva il primo atto de La traviata, chi Louis Armstrong, chi Roberto Murolo, chi Bing Crosby. Manrico aveva chiesto Astro del ciel, che gli ricordava la presenza, a quei banchetti, dei suoi nonni scomparsi alcuni anni prima. Lentamente, il sopore portò ai tavoli già preparati per il lungo e soave pomeriggio, il più bello dell’anno, fatto di giochi di carte per grandi e per bambini: le evoluzioni della fiamma confinata nel camino, con la sua rapsodia, la sua promessa di memoria, facevano di quegli attimi esempi di una vita perfetta.
Quell’anno però la neve aveva deciso di cambiare tutto. Mentre si era iniziato a giocare, e Manrico e gli altri cugini mettevano a suonare i dischi scelti, una nevicata impetuosa si accumulò in pochissimi minuti coprendo tetti, auto, giardini, le chiome degli alberi. La cima della città alta divenne invisibile, protetta dalla coltre di neve come da un velo. Forse per la sazietà del banchetto, forse perché l’accumulo si era rivelato sempre effimero, nessuno pensò di tornare a casa, prima che fosse troppo tardi. E così fu che tutti gli zii, i cugini, alcuni amici di famiglia, restarono intrappolati quando la neve divenne alta decine di centimetri.
Non c’era molto da fare, anche le catene alle ruote delle auto non avrebbero aiutato in quelle prime fasi della nevicata: tutto era bloccato in ogni strada.
Manrico e gli altri bambini uscirono, colmi di gioia. In quegli anni, le slitte erano abbastanza improvvisate: si usavano i mezzi più impensabili, come dei cartelloni pubblicitari in metallo provenienti da un negozio di moda, debitamente piegati per farne una sorta di bob. Scelti i pendii più ripidi, si batteva la neve per renderla compatta e ci si lanciava giù. La ricorrenza della neve nella città rendeva tutti esperti nella preparazione di piste e budelli per scivolare.
Dopo mille peripezie, Manrico e gli altri rientrarono a casa bagnati, zuppi, pronti alla febbre sicura dei giorni successivi.
Gli adulti, per niente felici, fremevano alle finestre nella speranza di vedere le auto riprendere a muoversi per le strade. Solo a tarda sera, i mezzi riuscirono a liberare, in parte, la strada principale e gli zii più impazienti, montate le catene, riuscirono a salire nella città alta. Perché quella fuga, perché voler per forza interrompere una sospensione del tempo così incantata? Era come tradire il senso stesso della festa, dove faticosamente l’uomo riesce a sconfiggere l’incalzare del tempo. Gli adulti hanno questo difetto, vivono guardando troppo in avanti, o troppo indietro.
I bambini, al contrario, hanno tutto che si schiude ai loro occhi e vivono solo il presente, e si accorgono della bellezza mentre accade, senza quel ritardo che nei grandi suscita un senso di colpa insopprimibile, per quello che mentre accade già finisce e per quello che si poteva fare e non si è fatto. E allora pensano, per non soffrire, che sia meglio non vedere la grazia che li circonda pur di non soffrirne l’inevitabile e imminente perdita.
Manrico visse quel Natale come uno dei momenti più belli della sua vita. Giunta la sera, la zia Mummù, che, novantenne, viveva sola e che fu convinta a restare per la successiva notte, quando stava per entrare nella improvvisata camera da letto approntata in fretta, aprì la borsetta e gli diede una confezione di cioccolato al latte: “Lo avevo comprato per te – gli sussurrò – ma nella confusione lo ho dimenticato qui. Mangiane subito un po’, ti farà bene con questo freddo. Io vado a dormire e, grazie alla neve, questa volta non sarò sola nel buio invernale. Buonanotte e buon natale piccolo mio.”

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Luca Alerci
Notte di Natale 2024

Nota
In quel giorno di Natale del 1986 si ebbe a Enna un accumulo di neve tra i 40 e i 70 centimetri a seconda della quota. Per restare in periodo natalizio, nel 1988, il 15 dicembre si ebbe una nevicata simile, abbondantissima.
Abbiamo dovuto aspettare i giorni dell’Epifania del 2017 e del 2019 per riavere nevicate così copiose, anche queste, in extremis, in periodo natalizio.

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Riccardo

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