VERSO LA LEGGITTIMAZIONE DELL ABUSO D’UFFUCIO
Il provvedimento di” prima via libera” relativo all’abolizione del reato di abuso d’ufficio mi ha lasciato molto perplesso
Non solo chi ha fatto politica sa bene che gran parte di questi reati sono commessi da funzionari/dirigenti, che dagli stessi politici hanno ottenuto certi posti di responsabilità.
Si è fatto un confronto tra coloro che sono stati indagati e condannati, ma non si è tenuto conto di quanti sono stati assolti per la prescrizione del presunto reato.
Molto spesso abbiamo assistito, e continuiamo ad assistere, a certi fatti accaduti per l’intervento di parlamentari i quali, con questa iniziativa cercano indirettamente coprire molte loro responsabilità
La serietà del nostro Parlamento l’ho misurata e definita con una mia nota sulla abolizione delle province, pubblicata il 20 agosto 2011, ospitata da molti giornali on line e inserita successivamente come primo articolo del mio primo libro di quella che è diventata, con ben dieci volumi, la mia collana di “Cronache e riflessioni sulla politica italiana”.
Il numero di presenze nel nostro Parlamento di parlamentari molto particolari è molto elevato ma i loro comportamenti conseguenziali non dovranno essere dimenticati.
Per questo motivo ho deciso riportarne brani del suddetto articolo:
LA SOPPRESSIONE DELLE PROVINCE 20 agosto 2011
omissis
Negli anni ‘60, quando si cominciò a parlare della possibile istituzione delle regioni, a statuto orinario, il principale fautore on. Ugo La Malfa, a quanti si preoccupavano che l’economia italiana non era nelle condizioni di sopportare il relativo onere, rispondeva che con l’approvazione della legge automaticamente si poneva fine alla sovrastruttura della provincia ed i comuni avrebbero avuto come interlocutore solo la regione.
Ma cosa che abitualmente si verifica nel nostro Paese, per ottenere un risultato non condiviso, bisogna fare tante promesse pur sapendo di non doverle rispettare.
Anche in sede di discussione nei due rami del Parlamento, dal novembre 1969 al gennaio 1970 alla Camera e nel mese di maggio 1970 al Senato, numerosi parlamentari, specie quelli vicini all’on. La Malfa, assicuravano che la soppressione dell’ente provincia, diventato ente inutile, sarebbe stato il prossimo ed urgente provvedimento che avrebbe completato la riforma.
Numerosi furono gli interrogativi posti sia da Deputati che da Senatori, ma desidero soltanto trascrivere brani dell’intervento dell’on. Mammì, Deputato molto vicino all’on. La Malfa, come risulta dal testo stenografico della seduta del 14 gennaio 1970 “…che le province siano enti artificiosi, che siano enti senza razionalità lo possiamo dire confortati dal parere di illustri studiosi di diritto amministrativo
“La provincia italiana ancora oggi, se la si esamina con occhio geografico, appare un ente inesplicabile”.
“L’unico Paese delle nostre dimensioni, con quattro livelli elettivi, sarebbe appunto l’Italia, altri Paesi non ve ne sono.”
Queste erano le considerazioni fatte da coloro i quali avevano proposto la creazione delle regioni a statuto ordinario.”
Allora le province italiane erano 94, oggi sono più di 110 e decine di proposte sono state presentate, sia al Parlamento che alle Regioni che ne hanno la competenza, per aumentarne il numero. con l’aggiunta dei comitati di quartiere e delle città metropolitane.
Provvedimento da adottare non collegandolo alla contingente situazione economica del Paese, bensì come rispetto degli impegni assunti da un parlamento, con la p minuscola, in occasione dell’approvazione della legge istitutiva delle regioni a statuto ordinario.
Impegno che sarebbe già stato rispettato da tempo in un Paese serio.
angiolo alerci


