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  • economia

M.E.S. Come volevasi dimostrare – di Angiolo Alerci

Riccardo Dicembre 23, 2023 2 minuti letti

M.E.S.
Come volevasi dimostrare

Mi sono intrattenuto spesso sul problema dell’approvazione delle modifiche al MES ed avevo sottolineato la posizione della Presidente del Consiglio Meloni, contraria fin dal primo momento all’istituzione di questo paracadute, da poter essere utilizzato in momenti particolari singolarmente attraversati dai Paesi dell’Unione.
Provvedimento ratificato da ventisei Stati, con la sola esclusione dell’Italia.
Per la Meloni l’Italia sta bene e non prevede di dovere utilizzare le modifiche proposte, che includerebbero anche eventuali nuove crisi del sistema bancario.
I media hanno fatto vedere la visita a “quattr’occhi” fatta dalla Meloni a
Orban Presidente dell’Ungheria, con il quale ha concordato la strategia di ricatto utilizzata da entrambi, sia con la mancata approvazione del piano di stabilità da parte dell’Ungheria, che per la mancata ratifica delle modifiche al MES da parte dell’Italia.
Il nostro Paese non ha bisogno di quel possibile aiuto che avrebbe potuto darci il nuovo MES in caso di necessità.
La Meloni mentre concordava con Orban la comune strategia per rendere la vita sempre più difficile all’Unione Europea, non pensava alle grandi difficoltà che aveva superato per fare approvare il nostro bilancio, né al nostro debito pubblico che è molto vicino a tremila miliardi, con un costo di circa centomila miliardi di interessi all’anno.
Più volte ho ricordato quello che successe circa dieci anni fa alle nostre banche, che avevano utilizzato solo quattro miliardi di un fondo salva banche che aveva una disponibilità di ottocento miliardi non interamente utilizzati, con la Germania che ne richiese ed ottenne ben 250/miliardi.
La scadenza della validità di quella norma era il 31 dicembre 2014, mentre la crisi delle nostre banche iniziò nel 2016.
Il grave danno prodotto, per la miopia dei nostri governanti di allora, venne pagato in gran parte dai nostri risparmiatori.
Forse siamo alla vigilia di ripetere, con conseguenze ben diverse, l’errore del passato affermando la solidità del nostro sistema bancario.
Ci stiamo preparando per i temi della prossima tornata elettorale per il rinnovo di quel ridicolo parlamento europeo che, per assumere certe decisioni nei diversi settori, ci allieta mostrandoci la sfilata di ben ventisette ministri con posizioni e istruzioni diverse.

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Riccardo

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