MORGANTINA e la divinità dell’olio d’oliva.
A cura di Umberto Digrazia *
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La nostra comunità di Aidone dovrebbe promuovere e valorizzare l’olio d’oliva ricavato dai numerosi uliveti del nostro vasto territorio comunale (21.000 ettari).
Da una recente scoperta archeologica, in una giara di ceramica nella quale sono state rilevate particelle di acido oleico e linoleico, proveniente da Castelluccio di Noto abbiamo appreso che nella nostra splendida Sicilia l’olio d’oliva più antico risale all’età del bronzo
(2300_2000 a C).
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Tutto ciò esclude che ad impiantare gli uliveti in Sicilia siano stati i colonizzatori greci oppure i punici.
Certamente il mito sulla fondazione di Atene
è alquanto fascinoso.
La nascita di questa città _simbolo per eccellenza del mondo greco occidentale scaturi’ da una gara fra Poseidone ed Atena.
Dalla narrazione del mito Poseidone con il suo famoso tridente battendolo forte contro una roccia fece uscire una fonte d’acqua marina
ed un cavallo velocissimo.
Atena invece piantò il primo ulivo e dai suoi frutti(le olive) venne ricavato il meraviglioso olio che servi come cibo ed anche per la
cura del corpo.
L’olio serviva per le guarigioni di ferite e malattie ed infine utilizzato come fonte
di luce per le abitazioni.
Dalle fonti storiche sappiamo che il legislatore Solone fece impiantare il primo uliveto ad Atene nel 594 a C.
Ecco perché in seguito con l’olio venne soprannominato *soloneo * in occasione
delle cerimonie religiose celebrate in
onore di Atena.
Per quanto attiene alla nostra Morgantina,
allo stato attuale, non sappiamo di preciso
se i Morgeti ricavavano olio dalle piante d’oleastro.
Secondo alcuni studiosi l’olio dei Morgeti veniva collocato negli Askos, per come
si è rilevato da alcuni scavi effettuati nell’area III della Cittadella. (op. cit. Robert L. Leighton).
Probabilmente era amaro e quindi non commestibile, ma serviva per l’illuminazione delle loro capanne.
Pertanto possiamo supporre che furono i coloni calcidesi ad introdurre a Morgantina
la coltivazione delle piante d’ulivo per ricavarne il prezioso olio.
A confermare tale ipotesi ci sono diversi reperti archeologici provenienti dalla Cittadella, in pratica la prima polis calcidese realizzata negli anni 560_550 a. C che hanno a che
fare con l’olio d’oliva. (op. cit. Erik Sjoqvist – Hubert L. Allen).
Ma è bene specificare che proprio dalla polis
di Morgantina è venuta fuori una divinità dell’olio d’oliva.
Non si tratta di Aristeo( il figlio di Apollo e Cirene) che secondo la mitologia insegnò a coltivare gli uliveti bensì di una divinità associata direttamente all’olio.
Insomma il prezioso olio prodotto dell’uomo
si doveva rivolgere alla divinità per la sua conservazione.
Dal mito e dalla storia della Grecia, in particolare di Atene sappiamo che la pianta d’ulivo. era sacra alla divinità Atena.
Sappiamo che a Morgantina, Atena era una divinità particolarmente venerata.
In effetti è stata raffigurata in molte monete coniate dalla zecca in diversi periodi.
Per semplificare la divinità di Morgantina
era denominata E.I LA LINOS ( in italiano=
Dio dell’olio) per come testimoniato dal pithos di terracotta che si può ammirare presso il Museo archeologico di Aidone. Questo recipiente è risalente agli anni
260_250 a C e sull’orlo c’è la seguente scritta:
IEROS (sacro) EILA LINOS (Dio Olio).
Dalle risultanze archeologiche l’olio prodotto
a Morgantina era una ricchezza della polis.
Durante il periodo di dominio di Gerone II. (275_215 a. C) vennero realizzati
alcuni frantoi realizzati in abitazioni private. (Op cit. Malcolm Bell).
Secondo gli studiosi la maggior parte della popolazione di Morgantina si dedicava alla coltivazione degli uliveti.
Molto probabilmente l’area nella quale c’erano gli ulivi coltivati era la zona collinare esposta al sole.
(ndr. le attuali contrade Mezzagno e Neggio.)
Gli uliveti venivano opportunamente recintati per evitare danni da parte di animali selvatici.
In effetti dovevano essere vicino alla città per favorire la coltivazione.
Per la raccolta delle olive si utilizzavano dei carri sui quali venivano caricati i sacchi
oppure dei grandi pithos in terracotta.
Tutto ciò scaturisce dal fatto che negli anni ottanta alcuni studiosi durante una ricognizione del territorio di Aidone per individuare le ville greco_romane al fine di redigere una mappa rilevarono alcuni reperti(pezzi di terracotta di alcuni recipienti).
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Dai vari scavi sappiamo che dopo l’occupazione definitiva di Morgantina da
parte dei romani nell’anno 211 a C con la cessione a Moerico e i suoi ispanici gli uliveti non furono del tutto abbandonati.
Infatti sono stati rilevati dagli archeologi dei Trapetum ( locale con le macine) risalenti
al II_I sec. a C.,.
In pratica quando Morgantina era stata già trasformata in Oppidum romano.
(. moneta Hispanorum con Atena ).
Addirittura in un’abitazione sono stati ritrovati parti di un Torcolum(ndr. la pressa).
Con la distruzione di Morgantina avvenuta negli anni 35_34 a. C su ordine di Ottaviano poiché la città era dalla parte di Sesto Pompeo
nonostante ciò l’olio era ancora presente.
La testimonianza scaturisce dai vari reperti ritrovati in alcune fattorie romane dislocate
nel nostro territorio comunale.
Probabilmente i * Trapetum* venivano utilizzati dallo stesso proprietario o latifondista romano.
La Massae romana di *Morganum* un’area dislocata grosso modo dalla Statio Capitoniana di contrada Pietrarossa sino
alla villa romana di contrada Rasalgone. (Eliano) per una superficie complessiva di circa 25.000 ettari era suddivisa in latifondi..
Sappiamo che il grano, ( orzo) , l’olio, il vino facevano parte delle decime che venivano introitate dalla Chiesa di Roma, per come si evince dall’epistolario di Papa Gregorio Magno.
Con la conquista della Sicilia da parte degli Arabi a partire dall’anno 827 d C il nostro territorio in effetti fu oggetto delle prime battaglie combattute fra l’esercito aglhabita proveniente da Qaywaran guidato dal
giurista Sinan Asad Ibn al Furat e quello siciliano _ bizantino.
La Sicilia come *Tema* faceva parte dell’impero romano d’Oriente.
Dalla toponomastica si evidenzia che i seguenti casali furono realizzati dagli
Arabi negli anni 840_860.
1)Baccarato(Bukarit).
2)Rahal Giresi
3)Casal gismondo
4)Menzil (Menzagno)
sicuramente nei predetti Casali
gli uliveti erano i privilegiati.
Nella nostra antica lingua alcune parole derivano dall’arabo
( a Giarra – a Burnia – u Kafis).
Questi contenitori d’olio e di olive erano
in uso dalle nostre famiglie contadine,
perfino l’unità di peso( u kantari)..
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Per completare mi pare utile far conoscere i 13 ulivi piantati in contrada Fondacaccio, in pratica nel feudo, in un terreno adiacente alla casa di campagna residenza del notaio Francesco Paolo Cordova Procuratore dei beni, censi e terreni dei Colonna.
Si tratta di una lettera scritta da Filippo Cordova al predetto padre Francesco
nel giugno 1831.
Ebbene in questa missiva il ns. illustre concittadino Filippo sosteneva che le piante d’ulivo furono piantate da Michele , figlio
di Giuseppe Cannizzaro, Barone di Belmontino.
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Per il sottoscritto gli ulivi e le varietà delle qualità d’olive al pari della storia di
Morgantina e di Aidone sono oggetto delle
mie osservazioni e soprattutto della mia occupazione quotidiana.
Stante che ne ho piantati circa n. 120 di varietà diverse(Giarraffa, Biancolilla, Nocellara del Belice, Moresca, Ugliarola, Nocellara etnea, Tonda Iblea ect).
Ecco le foto delle varietà(Tonda Iblea, Nocellara del Belice, Ugliarola e Nocellara etnea) dalle quali è venuto fuori il mio olio extra_vergine d’oliva, di quest’annata 2023 macinate nell’Oleificio locale * Morgantina *
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Umberto Digrazia


