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PIETRAPERZIA: CAMPANE E TORRE CAMPANARIA – CHIESA MADRE

Riccardo Ottobre 12, 2023 7 minuti letti
matrice pietraperzia

CAMPANE E TORRE CAMPANARIA – CHIESA MADRE
(Tratto da “Alla scoperta delle radici” di Giovanni Culmone)
La Chiesa “ch’esisteva”, durante la costruzione della Nuova, restò sempre agibile, dall’inizio effettivo dei lavori 1795 fino al giugno del 1802. Sicuramente in questi sette lunghi anni d’attività muraria e funzioni religiose, avvertiva i fedeli con le campane dell’annessa torre campanaria, situate in fondo alla Chiesa “ch’esisteva” vicino allo spigolo di Sud – Ovest. […]
I lavori continuarono ancora per tanti lunghi anni e il progetto originario non fu mai portato a termine.
La nuova Chiesa Madre rimase incompleta, come si vede oggi, senza pronao e senza torre campanaria.
Forse fu proprio allora, che ventilata l’ipotesi di non arrivare al completamento dell’opera e alla non realizzazione della prevista torre campanaria, si diede mano a costruire la loggetta provvisoria per accogliere temporaneamente le campane, indispensabili alla vita liturgica della Nuova Chiesa.
Fu approntata la loggia, in alto a destra guardando il prospetto, ma non si conosce la sua esatta data di nascita né quella dell’allocazione delle campane. È pensabile che il tutto avvenne nei primi anni della sua agibilità.
L’ arco portante della loggetta, ben visibile da dietro, evidenzia che si tratta di costruzione postuma alla realizzazione della struttura portante della chiesa, stona perché posticcia e non amalgamata col resto della costruzione.
Eppure tale loggetta, forse per 186 anni, dal 1805 a tutto il 1991, assolse onorevolmente il suo compito, ospitando quelle campane che con i loro “arcani rintocchi” hanno richiamato e informato miriadi di fedeli.
Ricostruendo a ritroso la storia della campane, da oggi ai primi anni dell’ottocento, si riscontra che il 21 novembre del 1991, durante la gestione del Parroco Don Salvatore Viola, per volere dell’Intendenza delle Belle Arti di Enna, le campane furono rimosse e fu abbattuta la loggia provvisoria, ritenuta pericolante e fortemente antiestetica.
Le tre Campane rimasero per lungo tempo all’interno della Chiesa, adagiate a terra, su basi provvisorie alte poche decine di centimetri.
Sulle campane erano visibili, come lo sono ora, date e scritte in rilievo. Sulla campana media si legge: Parroco Don Filipponeri Blandini 1826 e sulla piccola solo 1843.
L’anno 1826, oltre ad essere l’anno di nascita della campana media potrebbe coincidere con l’anno di sistemazione delle campane nella loggia provvisoria.
L’anno 1607, mentre era Parroco il Sac. Don Filippo Miccichè, 122 si fece fondere la (prima) campana. Tale data, la più antica finora riscontrata relativa alla nascita della campana, anche se troppo sintetica e senza ulteriori riscontri, potrebbe segnare la nascita della prima campana della torre campanaria della Chiesa “ch’esisteva” Santa Maria della Stella.
Intorno al 1980, il sagrista Giuseppe Parlato, che allora quotidianamente suonava a mano tutte le campane, riscontrò una lesione verticale nella campana grande.
Sulla campana grande, oltre a costatarne la lesione verticale, si potevano leggere il nome del Parroco di allora Don Antonino Assennato, la data 1925 e la ditta che aveva curato la fusione.
La data del 1925 evidenzia che la campana grande, intorno a quella data, era già stata rimossa dalla loggia provvisoria, fatta fondere e risistemata al posto di prima.
Ed ancora, scartabellando tra le carte della Parrocchia, in un inventario del Parroco Don Rosario Di Blasi del 01 – 08 – 1879 si legge che nel campanile davanti l’ingresso principale della Parrocchia esistevano tre campane di cui la grande pesava 14 quintali e 47 rotoli 123. Tale peso non è stato riscontrato
nella campana fatta rifondere dal Parroco Don Antonino As­sennato nel 1925. Infatti, alla verifica chiesta dal Parroco Don Giuseppe Rabita, prima di affidare l’incarico della realizzazio­ne della nuova campana, che pretendeva identica nel peso e simile nelle caratteristiche, è risultata di mille chili. Tale evento testimonia ancora un ulteriore rifacimento di detta campana avvenuto tra il 1879 e il 1925.
Ora le campane, dopo essere state benedette da S. E. Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Cirrincione, dal 06 -01 -2000, sostenute da un’impalcatura metallica, sono adagiate sul tetto rifatto dell’ex Cappellone, in un posto diverso dell’antica torre campanaria da dove avevano sfoggiato la loro prima esistenza.
LE CAMPANE DELLA MATRICE
(Tratto da “Brevi storie pietrine” di Michele Ciulla)
Dalla relazione tecnica dell’architetto P. Trombetta, riguardante il progetto dell’odierna Matrice, risulta che il campanile doveva sorgere nell’angolo formato dal muro della Cateva e dalla parete destra del muro della Matrice.
Forse per mancanza di finanziamenti, o per motivi non noti, il campanile e il prònao della facciata non vennero costruiti e il complesso architettonico rimase incompleto.
Per ovviare alla mancanza del campanile venne costruita, sul lato destro della facciata, a fianco del secondo saliente, una provvisoria casupola dove vennero alloggiate tre campane di diversa grandezza. La campana piccola venne sistemata in basso: aveva un movimento oscillante azionato dal piede sinistro del campanaro mediante una tavoletta che fungeva da pedale. Le altre due campane, ai cui batacchi erano legate delle corde di canapa, venivano suonate a mano.
La suonata con le tre campane in contemporanea era complessa e difficile. Il sagrestano GIARRIZZO (COSIMU PUPA) la eseguiva in maniera magistrale tanto da essere riconosciuto per stile e far dire alla gente “Cosimu sta sunannu”. I rintocchi erano ritmati in seguenza con i tre toni delle campane. All’inizio la suonata era semplice, successivamente la sequenza dei rintocchi veniva modificata con opportuni interventi della campana piccola e la suonata diven­tava un armonioso concerto.
Negli anni venti la campana grande subì una lesione. Per il suo recupero, inviata in fonderia, venne rifatta e poi rimessa al suo posto. Durante gli anni ottanta la stessa subì una seconda lesione. Questa volta si provvide a disattivarla definitivamente e ad installare al suo posto un impianto stereofonico con altoparlanti esterni che riproducesse suoni programmati; tra questi, oltre ai suoni legati ad esigenze parrocchiali, si possono ancora oggi ascoltare: il suo­ no delle campane della Basilica di S. Pietro di Roma , il Big-Ben di Londra e musiche sacre.
La campana, attualmente conservata nella chiesa sconsacrata di S. Giuseppe, fino a tutto il 1995, rimase adagiata a terra, vicino al battistero della Matrice, dove ognuno poteva osservare e leggere la seguente iscrizione:
QUESTO BRONZO SACRO CON I SUOI ARCANI RINTOCCHI RICORDERA’ A TUTTE LE GENERAZIONI CHE NON VI HA SALUTE SENZA CRISTO E SENZA DI MARIA CUI ESSO VIENE CONSACRATO – FUSA NEL 1925 – AUSPICE L’ARCIPRETE PARROCO CANONICO ANTONINO ASSENNATO.
Nel 1994, intanto, venne demolito pure il deturpante campanile, resosi ormai inservibile; così la facciata della chiesa riacquistò l’equilibrio e la bellezza delle sue linee architettoniche.
La decisione di installare l’impianto stereofonico, rinunziando al suono vero delle campane, era nato proprio dal desiderio di eliminare questo “pseudo – campanile”, che taluno addi­rittura definiva “fasciddaru” (casupola per arnie).
Non fu difficile placare gli animi di coloro che, amanti delle tradizioni, volevano la conservazione dei sacri bronzi, con la facile promessa (sottacendo il difficile problema finanziario) che si sarebbe realizzato il campanile, e con esso ripristinato il vero suono delle campane, come da progetto.
Pur non sottovalutando l’esigenza di miglioramenti, non si può nascondere che, quando accadono di queste cose, permane in fondo al cuore un senso di mestizia; quel suono vero e forte di campane che hai udito da sempre, da quando sei nato, da quando, fanciulletto, ti recavi a scuola, da quando hai avuto i momenti più lieti della tua vita, non c’è più. Ora ti senti defraudato: a quei suoni ti eri abituato ed affezionato ed ogni rintocco richiamava alla tua mente antichi ricordi.
Col passare del tempo è subentrata la rassegnazione e i fedeli accettano a malincuore il suono metallico degli altoparlanti. Ora puntano la loro attenzione al vasto programma di progetti che faranno rinascere la Matrice a nuovi splendori.
Addio vecchie autentiche e care campane di bronzo.
I rintocchi che hanno allietato e regolato la vita di molte generazioni non si odono più. Gli acciacchi dovuti alla vetustà, la precaria sistemazione in struttura provvisoria nonché la possibilità di sostituzione con sofisticati mezzi elettronici creati dal progresso scientifico hanno fatto tacere la loro voce. Ai fedeli non rimane che conservare il vostro ricordo in fondo al cuore.

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