Tanti anni fa, salvai questi disegni dalla dispersione, dall’oblio e forse anche dalla distruzione, acquistandoli su sapiente suggerimento del compianto, caro amico, Rocco Lombardo, che per primo li scoprì.
Gli album del pittore ennese Saverio Marchese (Castrogiovanni, 1806 – 1859) rappresentano uno spaccato della società siciliana della prima metà dell’800 e, anticipando il verismo letterario di Giovanni Verga e Luigi Capuana, ritraggono gli umili protagonisti della vita paesana i cui caratteri psicologici e fiosionomici sono fissati con rara intensità: uomini, donne, bambini paffuti, vecchi rugosi, liete e speranzose giovinette, anziane donne pensierose, tutti quanti colti in semplici pose naturali ed inquadrati in scenette di vita domestica popolare, con attenzione particolare alla riproduzione degli abiti, rara testimonianza del costume popolare siciliano.
Così scorgiamo il ricamo gentile e minuto sull’ampio scialle o sulle maniche, i pendenti di varia ed elaborata foggia, le vistose collane indossate con disinvoltura; i neri capelli raccolti in crocchie rigonfie o annodati in lunghe trecce; le scappucce avvolgenti e calde; le modeste scarpe quazate e le tipiche squazette.
Oltre ai ritratti, talora individuati con nome e cognome, vi sono numerosi paesaggi di Castrogiovanni (oggi Enna), quasi fossero delle “istantanee” di tempi ormai remotissimi.
Non conosciamo il motivo preciso per cui Saverio Marchese si impegnasse in tale attività: forse per affinare le sue capacità artistiche con il ritratto dal vivo, forse per mero diletto, forse per il puro desiderio di rivolgere uno sguardo amorevole alle classi meno abbienti della comunità ennese, da cui proveniva la popolana, Angela Rutella, di cui il pittore si innamorò perdutamente ma che non sposò mai per opposizione della propria famiglia, di ben più alta estrazione sociale.
Mi piace pensare che l’estro artistico di questo irrequieto bohémien sia stato ispirato dalla struggente ed osteggiata storia d’amore che lo indusse a rappresentare la bellezza del popolo di Castrogiovanni, depositario di beni ideali inestimabili.
Di certo, ci troviamo innanzi ad un patrimonio culturale e storico che non merita di essere relegato nei cassetti di una scrivania. Ritenendomi soltanto un custode temporaneo di cotanta bellezza, spero, a breve, di poter curare la pubblicazione di tutti i disegni (circa 150), la maggior parte inediti, in uno o più volumi affinché tutti possano assaporare quell’atmosfera di ingenuo candore, di quando la vita scorreva semplice con ritmo lento e sereno e bastava poco, pur nelle ristrettezze, a rendere lieta una giornata trascorsa quasi sempre tra fatiche e privazioni
Gaetano Cantaro


