ASSOCIAZIONE CULTURALE ANFITEATRO
La Messa di Requiem di Mozart completata
dal M° Giovanni Ferrauto chiude in un trionfo di pubblico il Festival Sacre Armonie
Alla presenza di seicento appassionati, la gremita Cattedrale di Catania ha accolto venerdì 14 ottobre il concerto-evento con la prima della incompiuta Messa di requiem in Re minore K 626 di Mozart completata dalle musiche originali del M° Giovanni Ferrauto che ha dedicato l’eventoalla memoria del tenore Marcello Giordani. Ferrauto ha diretto la Camerata Strumentale Siciliana e il Coro lirico del Teatro Massimo Bellini, cantanti solisti il soprano Noemi Muschetti, il contralto Haruna Nagai, il tenore Francesco Fontana e il basso Maurizio Muscolino
E’ stato un trionfo che ha emozionato il folto pubblico, seicento persone paganti, che è accorso venerdì 14 ottobre al Duomo di Catania per la prima esecuzione assoluta della Messa di requiem in Re minore K 626 di Mozart, l’ultima struggente composizione del compositore austriaco, rimasta incompiuta, completata dalle musiche originali del M° Giovanni Ferrauto, il quale sul podio della Cattedrale ha diretto l’orchestra della Camerata Strumentale Siciliana. Grande protagonista della serata anche il Coro lirico del Teatro Massimo Bellini, diretto dal M° Luigi Petrozziello, che sotto la conduzione di Ferrauto è stata la voce dell’inno all’Altissimo del capolavoro mozartiano.
L’evento ha concluso e suggellato il successo del Festival Sacre Armonie, il primo festival catanese interamente dedicato a un repertorio di musica sacra, organizzato dall’Associazione culturale Anfiteatro in sinergia con l’Arcidiocesi della città etnea, la Camerata Polifonica Siciliana e il Teatro Massimo Bellini, nell’ambito del progetto “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” del Comune di Catania. Presenti all’evento mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania (accanto a lui mons. Filippo Iannone, arcivescovo emerito di Sora e Cassino). Voci soliste il soprano Noemi Muschetti (allieva del compianto tenore Marcello Giordani, al quale è stata dedicata la serata, che ha frequentato l’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala di Milano), il contralto coreano Haruna Nagai, il tenore Francesco Fontana e il basso Maurizio Muscolino.
Riuscire a vedere concretizzato il Festival Sacre Armonie ha significato per il M° Giovanni Ferrauto realizzare un sogno, chiuso in un cassetto per anni: «E concluderlo con una mia opera prima, nata dopo sette anni di studio dell’opera mozartiana, non ha prezzo… – il suo commento -. Un momento importante della mia carriera di compositore che avrei avuto piacere di condividere con il tenore Marcello Giordani, a cui la mia composizione è dedicata. Il Requiem è il mio personalissimo omaggio all’artista, al Maestro, ma soprattutto all’amico».
Composto nel 1771 e rimasto incompiuto per la morte dell’autore, il Requiem in re minore K626 è anche l’opera più controversa e dibattuta di Wolfgang Amadeus Mozart.
«Già dall’osservazione delle parti – scrive il musicologo Aldo Mattina – ci si può rendere conto delle perplessità, dei dubbi (e dei dibattiti) che ne hanno sempre accompagnato l’esecuzione. Appare subito evidente come le uniche parti composte interamente da Mozart siano state Requiem e Kyrie; dalla Sequentia (Dies irae) all’Hostias gli abbozzi lasciati dal compositore sono stati rivisti ed ultimati (da Franz Xaver Süssmayr, allievo del compositore, coadiuvato da altri due allievi, Joseph Eybler e Franz Jakob Freystädtler) mentre Sanctus, Benedictus e Agnus Dei sono stati composti interamente da Süssmayr. Questa esecuzione sostituisce quelle interamente aggiunte da Franz Xaver Süssmayr all’opera di Mozart. Si tratta di un’operazione dall’interessantissimo valore culturale che mira a dare una nuova unità e organicità al Requiem, intervenendo sulle parti ritenute dalla musicologia le più deboli del completamento di Süssmayr. La parte finale, Lux aeterna, riprende invece la versione di Süssmayr che, di fatto, riutilizza la musica originale di Mozart, scritta per la parte iniziale e per il Kyrie, secondo una logica di circolarità che potrebbe essere stata indicata dallo stesso autore (per collegare l’inizio con la fine e per ribadire il principio di eternità), in quanto già impiegata in altre composizioni».


