Leonforte L’Università popolare racconta il Covid-19
Ieri pomeriggio la dottoressa Nunzia Maria e il dottor Massimo Maurizio Cannavò hanno raccontato il “loro” Covid-19.
La lezione è cominciata con un intervento del D.G. di Enna Francesco Iudica, che ha parlato delle lacune sanitarie nell’ennese. La pandemia ha evidenziato le fragilità della sanità pubblica, mancante di personale e mezzi e sprovvista di sufficienti posti letto. L’annunciato potenziamento delle strutture territoriali è ancora disatteso per il Ferro/Branciforti/Capra e solo un piano sanitario meglio coordinato e strutturato potrà sopperire alle difformità regionali, che privilegiano i grandi centri a discapito dei piccoli nosocomi. La mancanza di dialogo fra i vertici della sanità e i medici di base è stata invece denunciata dalla dott. Maria, che ha ricostruito la sua esperienza pandemica: “non avevamo indicazioni né strumenti di protezione individuale, non potevamo fare visite domiciliari né prescrivere altro che la Tachipirina e attendere. La vigile attesa, tanto e giustamente criticata, era stata data come linea guida. Per tutto il lockdown abbiamo fatto diagnosi telefoniche e interagito col 118 e poi con le Usca e altro non potevamo fare”. Sulla necessità del vaccino la dottoressa Maria ha insistito “è l’unica arma contro il Covid-19”. Il molnupiravir, l’ antivirale della Merck ha dato ottimi risultati nei trial di fase 3 della sperimentazione come terapia anticovid, mostrandosi altamente efficace nel ridurre i rischi di ricovero e di morte anche contro le varianti gamma, delta e mu, ma il Covid-19 è meglio non prenderlo ha detto il dott. Cannavò, che ha raccontato la malattia da medico e da paziente. Massimo Cannavò, chirurgo oncologico dell’ospedale di Cittiglio in provincia di Varese, è balzato agli onori della cronaca per aver salvato la vita a Mattia Guarneri, lo studente di 18 anni risultato positivo al Covid-19 che fu ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Cremona – dove Cannavò era di servizio come volontario. “ A una settimana dal vaccino ho preso il Covid” dice il dott. Cannavò: “Ho avvertito un malessere generale, qualche linea di febbre e stanchezza, ma non pensavo al Covid avendo sempre tenuto alta la guardia. Indossavo sempre i guanti, la mascherine, la tuta, le soprascarpe, ma nonostante questo sono stato infettato. Era il 27 dicembre”. La malattia ha accompagnato il dott. Cannavò per mesi, debilitandolo nel corpo e nello spirito, ma la vicinanza di affetti e la speranza di tornare a salvare altre vite l’hanno aiutato a recuperare le forze. La lezione è stata molto partecipata dal pubblico presente e dai molti che l’hanno seguita su Facebook. Il prossimo incontro si terrà il 25 ottobre alle 18, presso la Villa Bonsignore e affronterà l’annosa questione: agricoltura e sussidi, realtà inconciliabili?
Gabriella Grasso
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