Subito gli investimenti. “Creiamo un cartello per una proposta di legge regionale contro la povertà”
Catania, 23 giu – “Povertà educativa, disagio sociale, disoccupazione e lavoro povero sono fenomeni che vanno a braccetto. Una vera ripresa potrà esserci dunque solo agendo su più fronti: su quello delle misure per lo sviluppo, su quello della valorizzazione del lavoro e su quello degli investimenti per rafforzare il sistema dell’istruzione”. Lo sostiene la Cgil Sicilia. Il segretario confederale regionale, Francesco Lucchesi ,aprendo oggi a Catania un dibattito del sindacato su “Lavoro e istruzione” ha lanciato la proposta della costituzione di “un cartello di soggetti a vario titolo impegnati nel sociale per fare un fronte comune per la lotta alla povertà con primo obiettivo una legge regionale diversa da quella presentata dalla giunta siciliana che è improntata su una visione caritatevole e non costruttiva”. In Sicilia oggi il 10% dei due milioni di famiglie vive in stato di povertà e il lavoro è spesso lavoro povero e sfruttato come dimostrano i dati del lavoro nero in settori come l’agricoltutra (35%) o l’edilizia (25%). In coincidenza con il secondo giorno della riunione interministeriale su lavoro e istruzione, che si tiene nella città siciliana nell’ambito del G20, il dibattito promosso dalla Cgil- con il coinvolgimento di dirigenti scolastici, studenti, dell’Arci e di docenti universitari- ha affrontato le problematiche di scuola e università, aggravati dalla pandemia. Accendendo i riflettori su una regione che registra un tasso di abbandono scolastico del 22,4% con punte del 25% a Catania, con solo l’8,2% degli edifici scolastici dotati di mense ( Toscana in 60%), percorsi formativi come gli Ifp abbandonati da un terzo dei partecipanti e una percentuale di laureati di appena il 21% ( 27% in Italia 31% al Nord 31%). “A Catania- ha detto il segretario generale della Camera del lavoro cittadina, Carmelo De Caudo- il 70% degli istituti non è in condizioni di sicurezza antisismica né possiede locali adeguati a ridurre il numero degli alunni per classe. Per questo continueremo a sostenere l’esigenza di aumentare gli organici delle scuole e di rendere sicuri gli edifici, sia in termini di distanziamento che strutturali”. Per la Cgil “La povertà educativa – ha detto Lucchesi – è la base di una società e di un modello economico- sociale fragili il cui connotato principale è il lavoro povero e la conseguenza più frequente lo sfruttamento”. E per contrastarla, “non basta l’elenco delle buone intenzioni, come quello sciorinato a Catania dal ministro dell’istruzione, ma servono atti concreti cioè grandi investimenti per l’edilizia scolastica e le nuove tecnologie e l’ampliamento degli organici”. Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil nazionale ha sottolineato che “un nuovo modello di sviluppo non si costruisce solo guardando alla produttività. Un nuovo paradigma- ha detto- non può prescindere da un investimento sistematico su un’occupazione di qualità, su inclusività e crescita delle competenze. Sono questi i temi nella discussione del G20 – ha rilevato- ma questi sono i temi che noi vogliamo caratterizzino la direzione del nuovo modello di sviluppo. Il contrasto alla dispersione, alla povertà educativa, l’investimento sull’apprendimento lungo tutto il corso della vita- ha detto Massafra- rappresentano i veri indicatori dello sviluppo e li dobbiamo considerare le priorità del nuovo piano di ripresa affinché Next generation non resti solo un titolo”.


