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Memoria e conoscenza: il dovere della verità sull’esodo istriano

Riccardo Febbraio 10, 2021 6 minuti letti

Esodo Istria memoria

Confine orientale, ieri l’altro. Vicina nel tempo, come nello spazio. C’è una parte di Italia che il pensare comune sembra aver per tanto tempo dimenticato. Cancellata come si cancella dalla mente una nozione di storia troppo noiosa o studiata per forza. Figurarsi se, come troppo spesso è capitato, nemmeno si è studiata. Succede fin troppo spesso, solo che fatichiamo a rendercene conto. Prestare attenzione al passato non significa per forza conoscenza. C’è bisogno di una coscienza civile, di un’educazione al ricordo. Della comprensione reale di un avvenimento storico. Ma soprattutto occorre far proprio il dovere della memoria.
Un tempo vicino

La pagina dell’esodo istriano, per chi riuscì a imbarcarsi dalle coste oltre Adriatico, è spesso assente dai programmi scolastici. Oppure inclusa ma “vittima” del suo essere recente. Molto recente. Per i tempi storici, “ieri l’altro” è un indicatore temporale che assume significati ben più ampi. Lontano per le generazioni più giovani, ma terribilmente vicino per le lancette del grande orologio delle ere dell’uomo. Un paradosso che, forse, impedisce una piena comprensione: focalizzare il proprio sguardo sugli evi più antichi e possedere una conoscenza limitata del nostro passato più prossimo. Forse è accaduto anche in altre epoche.
La memoria dell’esodo

Di sicuro, l’oblio ha accompagnato per lungo tempo i fatti del confine orientale. I massacri delle foibe, iniziati quando il Secondo conflitto mondiale era ancora in corso, passati sotto il silenzio degli inghiottitoi carsici. E lì rimasti, finché la coscienza civile non ha riportato in superficie l’orrore delle epurazioni jugoslave. Così per l’esodo giuliano. Quella sponda adriatica depredata della sua memoria italiana, bandita da quella che fu la sua casa. C’è chi lo ricorda, chi lo ha vissuto, chi si è imbarcato sulla “Toscana”, in rotta da Pola, o chi ha attraversato il confine a piedi. Cacciati dalla loro terra e approdati in un’Italia che per troppi anni faticò a ricordarsi che italiani erano anche loro.
Il Giorno del Ricordo

Anche il Giorno del Ricordo è storia recente. Solo nel 2004 si scelse di ufficializzare una data che imprimesse negli italiani un appunto perenne sul dovere della memoria. Una ricorrenza “giovane”, come vicini sono i fatti che chiede di rammentare. Un impegno che passa dai più grandi, dalle testimonianze degli esuli, certo. Ma che, oggi più che mai, ha bisogno del contributo degli uomini e delle donne del domani: “Questa data riguarda una grande ammenda sociale che il popolo italiano deve fare nei confronti di se stesso e di quello che è stato popolo italiano”. Annamaria Bax è dirigente scolastica e funzionario del Ministero dell’Istruzione. Un’occasione per ricordare come, al giorno d’oggi, la scuola debba necessariamente far fronte all’esigenza della memoria. Ancora prima che al dovere.
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Il ruolo della scuola

“Si potrebbe parlare di una catarsi all’interno della società civile italiana – spiega la professoressa Bax a Interris.it -. Innanzitutto conoscenza di quello che è stato. Siamo ai fondamentali: conoscere i fatti, poi attraversarli fino in fondo in scienza e coscienza. E con un senso critico il più possibile onesto e aderente alla realtà“. Questo perché “un conto è la verità storica un conto la verità dei fatti, le implicazioni sono molte e questo è proprio della storia”. Ma approdare a una conoscenza è già un passo fondamentale: “Molti hanno ancora la sensazione che sia qualcosa di lontano… Bisogna innanzitutto convincersi della prossimità temporale. E del fato che, fino a ‘questa mattina’, per usare un eufemismo, quelli sono stati territori italiani“.

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La conoscenza. Un punto di arrivo ma anche di partenza: “Non c’è ancora una conoscenza adeguata di questi fatti drammatici, perché il fenomeno in sé una certa analisi critica e storica lo ha fatto affiorare solo recentemente. Al quinto anno delle superiori, quando si studia la storia contemporanea, si fa sempre una certa fatica a stare al passo con i programmi e si arriva di corsa ai fatti più recenti. Pagine interessantissime del nostro più recente passato alla fine non si toccano. Basti pensare che il Giorno del Ricordo è stato istituito nemmeno vent’anni fa”.
Le perle del ricordo

Il sistema scolastico italiano, a ogni modo, ha cominciato a rendere giustizia al proprio passato, stimolando negli studenti il desiderio di confronto e anche di comprensione verso una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea del nostro Paese: “A Montecitorio si terranno le celebrazioni alla presenza delle più alte cariche statali e delle associazioni degli esuli. Nel corso dell’evento, verrà trasmesso un videomessaggio della ministra dell’Istruzione rivolto alle scuole. La finalità è duplice: conservare la memoria ma anche rinnovare la memoria stessa. Verranno presentate le classi vincitrici dell’XI edizione del concorso nazionale quest’anno nominato ’10 febbraio – Pola addio’. I ragazzi sono stati invitati a realizzare opere, illustrazioni, video sull’esodo. Lavori chiamati ‘Le perle del ricordo’, che saranno valutati da un’apposita commissione giudicatrice e premiati all’interno della Giornata del Ricordo”.
Due obiettivi

Un’occasione per forgiare una coscienza civile e anche per rendere onore a un tradizione culturale che rischiava di essere sepolta nell’oblio. Esattamente come fosse inghiottita da una foiba: “L’obiettivo del Miur è prima di tutto la conoscenza dei fatti, perché la società italiana ancora non li conosce. Poi anche valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle Coste Dalmate. Ponendo in rilievo il contributo che questi italiani hanno dato allo sviluppo sociale e culturale del loro territorio”.
Il dovere della verità

Un modo per preservare “le tradizioni delle comunità istriano-dalmate oggi residenti nel territorio nazionale e all’estero. I percorsi di conoscenza e i progetti di valorizzazione culturale, significano agire in collaborazione, avvalersi dell’opera preziosa delle associazioni degli esuli, sempre con l’obiettivo di sensibilizzare, a partire dalle giovani generazioni per arrivare a tutta la società italiana. Ricordare le vittime e riflettere al contempo su quelli che sono i valori fondanti alla base della nostra Costituzione che né invecchiano né passano di moda”. Né sono influenzabili da un esodo forzato. Del resto, come ricorda Bax, è fondamentale il dovere della verità. Un compito che riguarda la società tutta.

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Riccardo

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