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VICENDA LICEO SCIENTIFICO FARINATO: RICORSO PER RICORSO – DI LIBORIO ALVANO

Riccardo Agosto 24, 2025 6 minuti letti
farinato

RICORSO PER RICORSO
Dopo OCCHIO PER OCCHIO e DENTE PER DENTE, si può aggiungere anche RICORSO PER RICORSO, però non nel senso di ricorrere CONTRO un ricorso per ribaltarne la sentenza, ma, al contrario, nel senso di essere costretti a ricorrere in tribunale per agire A FAVORE di un ricorso, per difenderne il contenuto e chiedere l’applicazione di quanto disposto dal giudice nella sentenza.
Quello che sto per raccontare accade in Italia 🇮🇹, forse può accadere solo in Italia, che alcuni, infatti, chiamano Repubblica delle Banane 🍌, ma che io continuo, malgrado tutto, a chiamare solo Italia 🇮🇹 e ad esserne orgoglioso.
Ritornando al titolo e al motivo di questo post, voglio raccontarvi una storia di ordinaria follia.
Accade che Ciancio, il provveditore agli studi di Enna (userò la nomenclatura tradizionale e non quella attuale solo per farmi capire dai non addetti ai lavori), per imperscrutabili motivazioni, certamente NON addebitabili al fatto di essere di Piazza Armerina e quindi strenuo difensore delle scuole armerine e, al contrario, in quanto tale, acerrimo nemico di Enna, degli ennesi e di tutto ciò che ha a che fare con il capoluogo, il provveditore, dicevo, decide di accorpare il liceo scientifico Farinato di Enna al liceo Colajanni (classico + scienze umane + musicale) del capoluogo. Per i non addetti ai lavori, il liceo Farinato è una delle poche scuole della provincia a mantenere un numero di iscritti costante o addirittura in crescita, sempre abbondantemente superiore al limite minimo di alunni previsto dalla normativa per i comuni di montagna (circa 480 alunni contro il limite di 400) e tutto questo malgrado il calo demografico ed il conseguente calo generale di alunni iscritti in tutte le scuole.
Succede che gli studenti, gli insegnanti, il personale ATA, i genitori degli alunni dei licei oggetto di l’accorpamento, semplici cittadini, ecc.. , ma anche il sindaco di Enna, consiglieri comunali, onorevoli regionali e nazionali si mobilitino con grande fermezza contro questa decisione, ricorrendo a occupazione (pardón “autogestione”) della scuola, cortei e manifestazioni ad Enna e a Palermo, comunicati stampa, ecc..
Accade che l’assessore regionale alla pubblica istruzione Turano (oggi leghista, ma domani non si sa, considerando il suo allegro passato di varia appartenenza politica” blowing the wind”), durante una pubblica assemblea, si permetta di rispondere LASCIA STARE LA LEGGE alla legittima domanda di un alunno e alla presenza di tanti altri alunni, a cui da anni “stoniamo la testa” (per essere educati) con l’Educazione Civica.
Accade che il suddetto assessore, in sede di conferenza regionale, fuori dalla quale manifestano pacificamente tanti alunni, insegnanti e personale ATA, dichiari che deve necessariamente accorpare il Farinato al Colajanni per ragioni di budget, di obiettivi, di criteri di razionalizzazione (irrazionale) della rete scolastica ed altri criteri simili che nulla hanno a che fare con la didattica e con il buon funzionamento di una scuola normale, che ha i propri dirigenti (preside e segretario) che non devono impazzire fra un plesso e l’altro, fra un tipo di scuola ed un’altra, fra un tipo di organizzazione ed un’altra, insomma tutte cose che, contrariamente ai criteri della politica, seguono i criteri della scuola; ma evidentemente un assessore alla pubblica istruzione deve perseguire obiettivi politici e non scolastici, che sono secondari.
Nella stessa conferenza regionale, accade che il segreto regionale della UIL-SCUOLA suggerisca al suddetto assessore di accorpare, al posto del Farinato, due scuole di Palermo, piccole, sottodimensionate, distanti poche centinaia di metri l’una dall’altra, con uno dei due dirigenti che sarebbe comunque andato in pensione. Ma l’assessore NO, lui va avanti sulla sua strada, dritto verso la metà dell’accorpamento, sprezzante del pericolo e della protesta degli alunni arrivati a Palermo da Enna per manifestare il loro dissenso e anche della protesta dei sindacati CGIL e UIL.
Accade allora che tanti docenti, personale ATA e genitori di alunni, con il supporto dei sindacati CGIL e UIL e dei loro legali presentino un ricorso al TAR contro il decreto di accorpamento, con il supporto esterno ad adiuvandum anche del Comune di Enna.
Accade che il TAR a giugno ACCOGLIE IL RICORSO, ossia ordina all’assessorato regionale di correggere il decreto e all’ufficio scolastico di scolastico regionale (USR) di applicare tali correzioni.
Accade allora che i ricorrenti esultano per la decisione del TAR, pensando, ingenuamente, che se un giudice decide qualcosa, quel qualcosa si deve fare, soprattutto se chi deve farlo è un ente pubblico o un assessore regionale o un provveditore regionale.
E invece no. Perché dopo oltre un mese di silenzi ed immobilismo da parte sia dell’assessorato che dell’USR, accade che CGIL e UIL chiedono all’USR di applicare la sentenza, prima con una interlocuzione bonaria e poi con una diffida ad adempiere a cui, sfacciatamente, l’USR risponde comunicando per iscritto “LA VOLONTA’ DI NON PRESTARE ALCUNA ADESIONE ALLA SENTENZA” perché, forse, avrebbero chiesto una sospensiva che, forse, sarebbe stata accolta e quindi, nel frattempo, non c’era motivo secondo l’USR di scapicollarsi per applicare la sentenza, a luglio ed agosto poi!!!
Accade allora che CGIL e UIL sono costretti a presentare un ricorso al TAR per chiedere l’esecuzione della sentenza, insomma un RICORSO PER RICORSO, di cui al titolo iniziale del post.
Ecco cosa può accadere in Italia, ecco cosa può accadere con la giustizia italiana, con la scuola italiana e, soprattutto, quando un assessore dopo aver detto “lascia stare la legge”, SE NE FREGA ANCHE DI UNA SENTENZA (dopo essersene fregato anche della protesta degli studenti, dei loro genitori, dei docenti, del personale ATA, del Comune di Enna, ecc..): è troppo complicato tornare indietro (molti adempimenti per l’accorpamento sono già stati fatti ad aprile e a maggio) a maggior ragione in pieno periodo estivo di ferie: stiamo scherzando? Ma se un ente pubblico, anzi due, non rispettano la Legge e la Giustizia e le sue sentenze, come si fa poi a chiedere ad un privato cittadino di farlo?
Se un assessore regionale dice LASCIA STARE LA LEGGE ad un’assemblea di ragazzi in piena crescita e sviluppo culturale, sociale e politico, e se lo stesso assessore insieme al provveditore regionale si permettono di NON RISPETTARE UNA SENTENZA del TAR (e lo scrivono pure!), quali sono i valori che la scuola, i politici e in generale la società sta trasmettendo alle future generazioni (e sappiamo benissimo che i valori o i disvalori si trasmettono con l’esempio concreto e non con le parole)?
La fine di questa storia incredibile ma vera (purtroppo) non è ancora stata scritta, ma come nei romanzi scarsi e scontati, si può già intuire: l’assessorato e l’USR faranno qualche piccola cosa per chiedere un po’ di tempo (ad esempio una sospensiva), non prima di metà settembre sarà nominato un commissario straordinario per rendere esecutiva la sentenza (commissario chiaramente pagato con dei soldi pubblici, cioè nostri) e passerà qualche mese (forse) prima che possa realizzare qualcosa; nel frattempo il 1° settembre è cominciato l’anno scolastico con le graduatorie delle due scuole accorpate, senza la preside per il liceo Farinato, perché nel frattempo ha ottenuto il trasferimento, e, praticamente, LA SENTENZA C’E’ MA NON SI VEDE (e voilà)

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Riccardo

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