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Università: l’Università di Milano è la più cara tra gli atenei pubblici monitorati.

Riccardo Gennaio 29, 2025 5 minuti letti

Università: l’Università di Milano è la più cara tra gli atenei pubblici monitorati.
Gli atenei del Nord Italia costano il 28% in più di quelli del Sud e il 15% in più del Centro.
Monitorate per la prima volta anche le università telematiche.

Come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, in collaborazione con la Fondazione Isscon, ha condotto un’indagine sui costi delle università italiane. Il calcolo delle tasse universitarie si basa principalmente sul reddito familiare dello studente, sono state considerate a titolo esemplificativo cinque fasce reddituali di riferimento.
La novità del report 2025 è l’introduzione del monitoraggio dei costi degli atenei online, modalità sempre più diffusa e scelta dagli studenti.
Dal report è emerso che, per quanto riguarda le università tradizionali, gli atenei lombardi si confermano quelli in cui la tassazione risulta più elevata.
Prendendo in considerazione gli importi per la fascia più alta, l’Università di Pavia, che da qualche anno detiene il primato di ateneo più caro tra quelli monitorati, stavolta viene scavalcata dall’Università di Milano, dove l’importo medio da corrispondere è di 3.808,56 euro (3.360,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.257,12 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seconda classificata, appunto, l’Università di Pavia (3.343,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.141,00 euro per quelle scientifiche). Al terzo posto l’Università del Salento (3.000,00 euro sia per le facoltà umanistiche che per quelle scientifiche)
Mediamente, le università del Nord Italia risultano più onerose rispetto alle altre: le cifre superano del 28% l’importo medio rilevato negli atenei del Sud per la fascia più alta e quasi del 15% quello delle università del Centro.
Quest’anno l’O.N.F. e la Fondazione Isscon, avvalendosi dei dati dell’Osservatorio sulle Università Telematiche di AteneiOnline.it, il servizio di orientamento e immatricolazione che accompagna gli studenti nella costruzione del percorso formativo presso le Università Telematiche riconosciute dal MUR . hanno monitorato le università telematiche oltre che quelle tradizionali, vista la crescente importanza che stanno assumendo nel contesto dell’istruzione superiore. Dai dati emerge che i costi delle lauree online, sia triennali che magistrali, in assenza di convenzioni, agevolazioni e sconti, oscillano tra i 2.000 e i 4.290 euro all’anno, a seconda del corso di studi scelto. A questo si aggiungono spese accessorie come le tasse di segreteria e la tassa regionale per il diritto allo studio. A differenza delle università tradizionali, dove le rette possono variare in base all’ISEE, nelle università telematiche i costi sono fissi.
Molti atenei offrono agevolazioni economiche per diverse categorie, tra cui giovani, donne in gravidanza, membri delle Forze Armate, nonché aderenti a sindacati e alle associazioni di categoria, e dipendenti della Pubblica Amministrazione. AteneiOnline consente anche di rilevare i costi medi annui omnicomprensivi effettivamente corrisposti dagli studenti delle principali università telematiche italiane sia triennali che magistrali, che variano tra i 1.500 e i 3.000 euro all’anno, a seconda del corso di studi scelto.
Anche sul fronte pubblico non mancano le agevolazioni: un forte abbattimento dei costi nelle università pubbliche tradizionali è possibile in virtù della c.d “no tax area” introdotta dalla Legge di Bilancio del 2017 e successivamente modificata e aggiornata. Questa consente rilevanti agevolazioni destinate agli studenti a basso reddito, che presentano un ISEE inferiore a 22.000 euro, a iniziare dall’esonero quasi totale dalle tasse universitarie, mentre per i nuclei familiari con ISEE compreso tra 22.000 e 30.000 euro è prevista una riduzione delle tasse. È da rilevare che in molti atenei il livello di reddito Isee interessato dalla no tax area è superiore anche del anche del 30%, agevolando così ulteriormente gli studenti e incentivandoli a iscriversi.
Ma questo non è ancora sufficiente a colmare il gap con l’Europa, dove sono molte le realtà che offrono l’opportunità di studiare gratuitamente nelle università pubbliche. Non a caso restiamo ancora nettamente indietro nella classifica dei paesi con più laureati. Nel 2023, la quota di giovani laureati d’età tra i 25 e i 34 anni in Italia ha raggiunto il 30,6%, dato in crescita rispetto al 29,2% del 2022, ma ancora del tutto lontano dalla media europea, che si attesta al 43,1% e che continua a crescere di anno in anno. Un dato che si riflette sul fronte occupazionale: in Italia, il differenziale occupazionale tra chi possiede un titolo d’istruzione terziaria e chi si ferma al diploma è pari a 11 punti percentuali.
Tali elementi rendono evidente quanto sia sempre più rilevante e prioritario garantire l’accesso agli studi universitari a tutti, abbattendo non solo i costi delle rette, ma anche tutto il complesso di spese e oneri che gravano sulle famiglie che hanno un figlio all’università, specialmente se fuori sede. Basti pensare che lo scorso anno, dall’indagine condotta da Federconsumatori e UDU, con la collaborazione della Fondazione Isscon, è emerso che per mantenere uno studente universitario si spendono mediamente 9.379 euro annui se in sede, 10.293 euro annui se pendolare, 17.498 euro annui se fuorisede (tra tasse universitarie, alloggio, pasti, trasporti urbani ed extraurbani, materiale didattico e digitale, cultura, attività sociali, ricreative, sport e salute); il caro-alloggi, in particolare, negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente anche, ma non solo, in relazione alla diffusione del fenomeno degli affitti brevi a scopo turistico.
Costi insostenibili per molti, che vanno di pari passo con la cronica carenza di sostegni, borse di studio e studentati. Non è un caso se il tasso di abbandono dei corsi di laurea è cresciuto negli ultimi anni, raggiungendo il 14,5% nel 2021 (dati ANVUR) ed è facile prevedere che sia destinato a salire ulteriormente.
È ora di invertire tale tendenza, dedicando la giusta attenzione e i giusti stanziamenti per il futuro del Paese: studiare non può e non deve essere più un lusso per nessuno.

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