TRA LE RIFORME INCLUDERE LA RAI
Il mio amico Alfredo Iannello postando su facebook una sua considerazione sulla riduzione del
canone RAI decisa dal governo, accennava alla possibilità di eliminarlo.
In principio, infatti, si trattava di un servizio pubblico fornito ai cittadini e, quindi, il canone poteva
essere giustificato.
Allora la RAI non interrompeva le trasmissioni in corso e si limitava a qualche accenno di
pubblicità, tra una trasmissione e l’altra.
Oggi la RAI è molto diversa per confrontarsi con le cosiddette televisioni private e commerciali.
L’attuale enorme pubblicità della RAI, in concorrenza con le altre TV, potrebbe consentire
l’abolizione del canone se la sua gestione fosse amministrata con il buon senso del padre di
famiglia.
Che la politica attuale, come era avvenuto già in passato, avesse un peso in certe scelte è normale,
perché in tempi non lontani i tre principali canali RAI, con un tacito accordo, erano appannaggio dei
tre maggiori partiti che li gestivano con un certo interesse.
Il problema è che nessuno ha mai pensato di adeguare la sua elefantiasi struttura, di oltre venti
canali diversi, canali che vengono gestiti con molta autonomia da tanti altri dirigenti e da altre
strutture costose.
Senza voler fare riferimento alla RAI-radio, ho in parte ricostruito la struttura di RAI-TV e sono
riuscito a trovare i seguenti canali:
RAI 1-2-3-4,5, Rai newse, RAI sport, RAI Gulp, RAI scuola, RAI play, RAI bambini, RAI cultura
ed altri canali.
Una seria riorganizzazione del sistema metterebbe la RAI in condizione di potere eliminare il
canone e produrre anche notevoli utili.
Alla nuova gestione della RAI un suggerimento sento il bisogno di esporre: la caduta della qualità
dell’offerta.
A seguito dell’elezione di Ciampi
Presidente della Repubblica Italiana
la signora Franca,
diversamente dalle mogli dei passati presidenti, era presente a ogni incontro che il marito teneva
in
Italia
e all’estero, contribuendo al rafforzamento della figura presidenziale agli occhi
dell’opinione pubblica. La signora Franca spesso rilasciava proprie dichiarazioni e interventi “fuori
dal protocollo” che sono diventati in alcuni casi motivo di dibattito politico.
Hanno fatto discutere in particolare le sue esternazioni riguardo alla “tv deficiente”, che non sarebbe
un buon modello per le nuove generazioni
, con trasmissioni che involgariscono e imbastardiscono.
Nel
1986
Beppe Grillo
venne cacciato dalla
RAI
per una battuta su
Bettino Craxi
.
In seguito a tale battuta, Pippo Baudo venne richiamato dal presidente della RAI che lo definì
conduttore nazional-popolare e Baudo gli rispose in modo sarcastico che si sarebbe sforzato di fare
programmi regionali e impopolari.
Per questa vicenda,
Biagio Agnes
, direttore generale della RAI, intervenne
esprimendo la sua ferma
deplorazione per l’uso improprio che era stato fatto dei microfoni della RAI, sottolineando che il
successo della trasmissione non costituisce motivo per il conduttore di utilizzare la trasmissione per
polemiche nei confronti né del presidente della RAI, né di qualsiasi altra persona.
Nel 1987 Baudo lasciò la RAI passando alla
Fininvest
, per
altra accesa polemica con l’allora
presidente della RAI
Enrico Manca
, rientrando in RAI dopo solo un anno.
Cerchiamo di migliorare il prodotto RAI ed evitiamo di vedere giornalmente e ripetutamente,
spesso a puntate, racconti e foto di persone uccise e affidare il controllo delle trasmissioni a persone
serie e qualificate per riportarle, in modo serio, ad assolvere la vera funzione di una TV di Stato.
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