Continua la storia della cultura ennese attraverso il gusto, seguendo il sentiero tracciato dal libro “La cucina tradizionale dell’ennese”. “I cacucciuli cca cioccolata” sono i miei preferiti per il contrasto dolce-amaro tipico della nostra cucina. Come anche la “capunata di Natali”, dove l’uva passa definisce, insieme alle olive e alle mandorle, la stagionalità del piatto. Le “Crocchè duci”, i cui ingredienti principali sono rappresentati da patate, cannella e scorza di limone, sono la punta di diamante della nostra cucina. “U farsumagru all’ennisi” forse è uno dei rari piatti che resiste nel tempo, ma in questo articolo va citato per devozione. Degno compagno è il “lacerto all’ennese”: affascina la ricetta che consiglia di chiuderlo crudo e cucirlo nel cotone, prima di soffriggerlo. Ma la grande bellezza si svela con “l’insalata di Natali”: cicoria dolce, sedano, capperi, olive verdi, fette d’arancia e limone con chicchi di melagrana. Questo piatto vince qualsiasi competizione con gli chef stellati. “U purpittuni a ‘Casciugiuannisa” è impegnativo dal punto di vista della digeribilità, come gli altri piatti a base di carne, ma è nostro e dobbiamo ricordarlo. La suggestione del “ragù du’ venniri” – poiché il venerdì non si mangiava la carne in quaresima – ricorda le prescrizioni religiose della fedele Enna. Passiamo ai dolci, tanto attesi. I geli siciliani fanno timide comparse nelle pasticcerie dell’isola, ma non ad Enna, dove è tipico quello al caffè. Il biancomangiare, invece, trova luce solo in alcune trattorie del ragusano, ma è completamente scomparso tra i dolci in vendita nella nostra città, rimanendo esclusivo patrimonio delle case. Resistono nei panifici “I pittidi” e “i sfinci”, differenti non per forma ma per ricetta. Quanta ricchezza, quanti profumi inebriavano il passato… Sono piatti poveri, ma che meritano di essere nelle tavole più esclusive degli ennesi e possono qualificare il turismo esperienziale.


