Salute mentale, sit-in di famiglie e associazioni in Sicilia
L’iniziativa il 30 giugno per denunciare la situazione dei servizi per la salute mentale. A promuoverla è il Coordinamento
regionale “Si può fare per il lavoro di comunità”: tra le richieste più urgenti integrazione socio-sanitaria e inserimento
lavorativo. “Convocare la consulta regionale delle associazioni”
PALERMO – Il governo siciliano deve prendere in mano la grave situazione che interessa la salute mentale per dare risposte concrete. A
chiederlo a gran voce saranno famiglie, utenti dei servizi e associazioni, il prossimo 30 giugno alle 10 nel corso di un sit-in previsto
davanti a Palazzo D’Orleans sede della presidenza della Regione Sicilia. La manifestazione, promossa dal Coordinamento regionale “Si
può fare. Per il lavoro di comunità” – a cui hanno aderito oltre 40 realtà associative e cooperative dell’Isola – si è ritenuta necessaria,
considerando che il presidente della regione Musumeci e l’assessore regionale alla salute Razza non hanno mai risposto alle richieste
di incontro. Tra le realtà che aderiscono al sit-in ci sono pure i sindacati Uil, Cgil e Aupi (Associazione Unitarie Psicologi Italiana).
“La salute mentale è un bene di tutti: attuare le leggi è un dovere delle istituzioni – si legge nell’appello del Coordinamento Si può fare -.
Noi rappresentiamo decine di migliaia di persone tra utenti, familiari, operatori dei servizi pubblici e del terzo settore della Salute
Mentale siciliana. Noi siamo stanchi ma non rassegnati, determinati a non abbassare la testa, a denunciare in modo forte e chiaro,
concreto e reale, quanto accade all’interno delle strutture e nel privato di chi, spesso è costretto a sentirsi ultimo tra gli ultimi spesso
vittima di una rassegnazione e di un ancor più pericoloso fatalismo che produce isolamento ed a volte morte (…) “.
“E’ molto interessante che per la prima volta si stiano mobilitando diverse realtà associative, sindacali e sociali – dice Antonino Raro del
Coordinamento Si può fare -. Ciò significa che, insieme al terzo settore stiamo portando avanti una battaglia comune per avere delle
risposte dal governo. Tra le richieste più urgenti ci sono quelle di attivarsi per l’integrazione socio-sanitaria e l’inserimento lavorativo
delle persone psichiatriche tenendo conto di quanto previsto nel budget di salute. La cura ampia della salute mentale non deve
essere solo di tipo assistenziale ma soprattutto deve articolarsi in modo comunitario con una integrazione pubblica e privata dei servizi,
affinché nessuno si senta più solo. Io con un progetto terapeutico individualizzato (PTI) sono riuscito, da marzo 2020, ad inserirmi come
amministrativo dentro la cooperativa Equonomia dove oggi mi trovo molto bene. Credo che il lavoro oggi debba essere considerato
fondamentale per il benessere psico-fisico della persona”.
“Il 30 giugno ci aspettiamo una buona partecipazione perché le famiglie e gli utenti sono stanchi e provati da tante carenze sul piano
dei servizi e delle progettualità – sottolinea Gaetano Sgarlata, presidente del Coordinamento ‘Si può fare. Per un lavoro di comunità’ -.
Dei diversi punti, tre sono quelli su cui chiediamo risposte urgenti e rapide: la convocazione della consulta regionale delle associazioni,
l’attuazione del budget di salute per i progetti terapeutici individualizzati e l’incremento delle piante organiche attualmente insufficienti
e soprattutto carenti delle figure socio-psicologiche. Confidiamo positivamente che, durante il sit-in, una delegazione del nostro gruppo
possa almeno essere ricevuta dalle massime cariche politico -istituzionali”.
In particolare, tra le principali richieste alle istituzioni e in particolare al presidente Musumeci ci sono: il reale funzionamento della
Consulta regionale delle associazioni istituita nel 2019; l’emanazione delle linee guida per rendere operativo l’art.24 della L.R n.17 del
16.10.2019 sullo 0,2% nei bilanci delle Asp per il budget di salute; l’adeguamento delle piante organiche dei Dsm con un numero
proporzionale alla popolazione di figure fondamentali per i progetti di prevenzione, cura e riabilitazione. Ci si riferisce in particolar modo
a psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori e sociologi; il funzionamento della ‘cabina di regia per l’integrazione
socio-sanitaria’ che ha il compito di elaborare e proporre – ai due assessorati alla Salute ed alle Politiche Sociali e del lavoro – proposte
di soluzioni per realizzare il ‘Servizio socio sanitario regionale’ secondo il decreto del 31.07.2017; la piena applicazione della Legge 328 i
cui fondi per la triennalità 2012/2015, nella stragrande maggioranza dei distretti sociosanitari siciliani, ad oggi non sono stati utilizzati;
l’avviamento delle CTA per le doppie diagnosi (disagio psichico e dipendenze patologiche), le strutture riabilitative per i soggetti con
DAP (Disturbo alimentare psicogeno), le Comunità residenziali per adolescenti e giovani adulti con ritardo mentale e correlati
psicopatologici e comportamentali e le altre Comunità residenziali previste dal Piano Strategico del 2012; l’urgente apertura della quarta
Rems; l’emanazione di direttive e strumenti operativi per le Asp che non riescono a spendere i soldi loro assegnati per fronteggiare il
Gap (gioco d’azzardo patologico). Si richiede infine che il Coordinamento regionale per la Salute Mentale si incontri con la Consulta
Regionale delle associazioni dei familiari e relazioni sui compiti ad esso assegnati: definizione priorità operative dei Dsm; monitoraggio e
valutazione degli obiettivi del Piano Strategico. L’emanazione dell’assessorato regionale al lavoro di norme di attuazione, previste dalla
Legge 68/99, per l’ingresso dei disabili psichici nel mondo del lavoro superando le resistenze che si sono interposte alla piena
realizzazione dei dispositivi previsti dalla legge”.
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