Rosano: «Fondazione Inda, la querelle in atto è (solo) attribuibile allo statuto? Oppure è motivata dai poteri soggettivi e assoluti del vertice amministrativo, che sta generando ricadute negativi anche per l’economia siracusana»
Siracusa, 19 agosto 2026 – Nell’agone de “Le Nuvole”, Aristofane fa una distinzione netta tra Discorso Giusto, e Discorso Ingiusto, “dimostrando che si possono giustificare le cose sbagliate e capziose, imbrogliando le parole”, ed io aggiungere i fatti.
È quello che sta succedendo all’interno dell’Inda, a seguito delle dimissioni del sovrintendente Pitteri, motivate da “forti divergenze con la consigliera delegata Marina Valensise”.
Che lo statuto dell’Inda sia ballerino è cosa risaputa, tanto è vero che autorevoli personaggi della cultura siracusana hanno più volte chiesto al ministro della Cultura di turno di meglio regolamentare compiti e ruoli dei vertici del Cda.
C’è, tuttavia, una circostanza che esige una profonda riflessione: Pitteri è il terzo sovrintendente che si dimette, sarebbe meglio dire abbandona, un po’ schifato, la partita: spogliato dalle prerogative che lo hanno portato alla nomina, appena un anno fa. È già avvenuto in (un recente) passato con Antonio Calbi, del quale abbiamo apprezzato le preziose competenze artistico culturali. Poi è toccato a Valeria Told, anche lei in possesso di straordinaria professionalità, defenestrata perché rifiutava lo strapotere colonizzato da chi si rivestiva allora (e si riveste ancora) di un’autorità che non ha. Oggi, è toccato a Pitteri dimettersi, dopo appena un anno dalla nomina. Domani a chi toccherà?
Nel barometro delle novità apportate, sin dall’insediamento di chi oggi comanda all’Inda, si è accentuato un vero e proprio rovesciamento “politico”, rispetto alla tradizione che ha sempre visto la Fondazione, appartenere (anche) alla collettività siracusana. Una sorta di colpo di mano anche quello di aver manipolato pro domo sua lo statuto – peraltro rigettato dal ministro della Cultura nel febbraio del 2023, che escludeva da comunicazione e partecipazione la figura del sovrintendente dalle “responsabilità e scelte artistico-culturali”, insite nella funzione.
A tale proposito bisogna ricordare a chi non vuol capirlo che nelle più importanti fondazioni culturali, teatri italiani, la figura del consigliere delegato, dove esiste, si occupa soltanto di amministrare le attività gestionali, mentre l’allestimento delle stagioni teatrali è affidato, esclusivamente, al sovrintendente.
Recentemente la “Signora del dramma antico” si è incensata, nel corso di una recente intervista ad un quotidiano nazionale, il merito di aver accresciuto la vendita di 201 mila biglietti venduti. Ammettendo, fra l’altro, che le Rappresentazioni (non hanno più niente di) Classiche, perché – da tempo – sostiene, mobilitano un pubblico “meno colto”, richiamato, come afferma il grecista Guidorizzi, dalle scelte di registi “narcisisti e ignoranti”, irrispettosi dei testi scritti da drammaturghi dell’antichità. Oggi quello che conta è unicamente lo stacco dei biglietti, a prescindere, e maggiormente gli effetti speciali: l’importante alla fine dello spettacolo è fare tifo da stadio con la ola. Il resto non conta. Se ne sono accorti gli amanti della classicità, gli spettatori di livello d’istruzione e di fascia medio-alto che amano la drammaturgia, la letteratura e la storia antica, che nel corso degli ultimi anni disertano le rappresentazioni perché la chiave di lettura delle nuove allegorie vestite da tragedie, non hanno nulla a che vedere con scenografie e costumi dell’antica Grecia.
Oggi, grazie alle vacanze scolastiche, prevale la presenza di giovani (sicuramente un bene prezioso) e di un pubblico che si accontenta di assistere a spettacoli non convenzionali. Sicché, si può concludere che sotto l’attuale amministrazione si sta verificando uno scadimento degli spettacoli, penalizzante per economia siracusana. Le prove? Eccole!
Qualche mese prima che Pier Francesco Pinelli, Commissario straordinario dell’Inda si dimettesse, il Centro Studi di Noi Albergatori, di cui allora ero presidente, elaborò un report sul “gettito” che le Rappresentazioni Classiche producono per l’economia della città. Ebbene, l’ultimo rilevamento del 2019 attestava un apporto di ricavi per l’intero comparto stimato in euro 36,675 milioni di euro. Oggi, se dovessimo ripetere l’elaborazione, la stima dell’apporto economico per il settore turistico e per la città sarebbe molto più modesto. Da qualche anno, infatti, si registra che gli spettatori delle tragedie, mentre prima soggiornavano tre giorni, oggi si fermano una al massimo due notti. Se si vuole modificare l’attuale andazzo ed evitare la mattanza del prossimo sovrintendente, bisogna cambiare il manico, non la scopa.


