Mentre giornalmente la mia famiglia combatte una guerra impari contro un dolore straziante, ingiusto e disumano, la perdita di mio figlio Gabriele Giadone, strappato alla vita da Giuseppe Paternò, che lo investiva mentre andava contromano nella corsia dove procedeva Gabriele, devo fronteggiare una campagna di odio e di nefandezze nei nostri e miei confronti.
Mi trovo costretta a rispondere al sindaco di Barrafranca, Giuseppe Lo Monaco, al presidente del consiglio Kevin Cumia e agli assessori comunali che hanno firmato un comunicato stampa in cui affermano, oltre che una serie di falsità, una velata minaccia nei miei confronti. Lo farò punto su punto. Il sindaco e company affermano che io e l’Associazione Italiana familiari e vittime della strada avremmo attaccato lui e l’amministrazione comunale denunciando la totale assenza delle istituzioni alla fiaccolata in memoria di mio figlio, che si è tenuta a Barrafranca lo scorso 6 settembre. Lo ho denunciato pubblicamente il 12 ottobre nel corso di un video pubblicato sui social. Ecco tutto questo è la realtà. Nessun rappresentante delle istituzioni era presente eccezion fatta per la preside e qualche insegnante del liceo che frequentava mio figlio. Lo ribadisco con forza e fino a prova di falso. Il sindaco e la sua amministrazione, con uno scivolone sullo stile che si auspica un primo cittadino dovrebbe tenere, rinfaccia di avere proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali di mio figlio. Credo e penso fosse proprio un atto dovuto. Era morto un ragazzino di 15 anni e in ogni luogo la comunità si stringe attorno ad una famiglia fiaccata dal dolore. Il sindaco e la sua amministrazione, sempre con una caduta di stile, arriva a ricordare, nel suo comunicato stampa, di essere stati presenti al funerale. Nessuno li aveva invitati eppure allora hanno sentito il dovere etico e morale di esserci, al contrario del giorno della fiaccolata, quando pretendevano forse un invito scritto nonostante era stato proprio il sindaco Lo Monaco ad autorizzare la manifestazione stessa e dunque ne era abbondantemente a conoscenza. Un primo cittadino rappresenta la comunità e, prima che dovere istituzionali, ha un dovere etico-morale di essere esempio per la sua collettività. Il sindaco, e la sua amministrazione, sottolinea che erano presenti i vigili urbani. Svolgevano il proprio lavoro com’è giusto che sia mentre, ribadisco, gli amministratori comunali erano “alla villa, tutti dal primo all’ultimo”. Con riferimento alla rimozione della targhetta commemorativa di mio figlio Gabriele, ricordo al sindaco Lo Monaco che era stato proprio lui , come spesso avviene nelle comunità solidali, ad autorizzarci verbalmente fermo poi chiederne la rimozione proprio l’indomani del diniego del patteggiamento dell’omicida stradale. Il sindaco che è anche un avvocato non vede le coincidenze, che a me appaiono palesi, nel tentativo di fare passare la rimozione della targhetta come un adempimento della legalità E’ vero sindaco, il voto è un diritto che onora chi lo esercita, ma l’eletto ha un dovere nei confronti degli elettori, quello della correttezza e della onestà intellettuale. “Il comune è la casa di tutti – scrive nel comunicato – ha il dovere di unire” mentre, invece, lei e la sua amministrazione state mantenendo un atteggiamento di contrapposizione e di ostilità nei confronti della famiglia Giadone; dunque nessuna diffamazione o alterazione della realtà da parte della mia, piuttosto una constatazione della reale situazione di fatto: e cioè che alcuna rappresentanza istituzionale era presente alla fiaccolata in memoria di Gabriele. Accusare una madre di andare contro la legalità perché chiede una targhetta che ricordi il figlio, targhette di cui è disseminata l’Italia intera, è provare a mistificare la realtà. Lei, che lo ricordo ancora, prima di fare il sindaco è un avvocato, in più occasioni , anziché essere solidale al dolore della famiglia, ha espresso giudizi di merito sul sinistro addossando presunte colpe al giovane Gabriele ed etichettato il dolore della madre come finanche “esagerato “. Più volte ha espresso il suo pensiero dicendo che non sono l’unica madre ad avere perso un figlio ed è arrivato anche a ricordare che alla mia famiglia è stato concesso un lotto al cimitero dove costruire una cappella per mio figlio. Quel lotto era un diritto e spero non un favore e mi creda, ne avrei fatto davvero a meno per lo strazio di un dolore che lei, per sua fortuna, neppure immagina. Attenda anche lei, come attendiamo noi, le decisioni della magistratura sulla vicenda dell’incidente a mio figlio. Non emetta sentenze su concorsi di colpa o meno prima ancora che lo facciano i giudici, unici deputati a chiarire come sono andate realmente le cose. Attenda fiducioso come attendiamo noi, certi che la magistratura farà il proprio lavoro con coscienza, e dolorosamente certi che nessuno potrà mai restituirci la vita del nostro adorato Gabriele.

