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PIANETA CALCIO GIOVANILE: TRA RISTORI E BONUS PER TUTTI, QUALCUNO FORSE SI E’ DIMENTICATO DEI RAGAZZI – di Flavio Bellomo

TRA RISTORI E BONUS PER TUTTI, QUALCUNO FORSE SI E’ DIMENTICATO DEI RAGAZZI.

Sembra ormai una favola, di quelle che si leggono ai bambini prima di addormentarli, raccontare di quando, passando per lo stadio, in un qualsiasi pomeriggio autunnale sentivamo i fischietti e le urla di bambini e allenatori.
E’ passato ormai un anno intero da quando il virus è diventato parte della nostra vita, da quel momento tutto sconvolto, tutto spento, tutto fermo. Ma la vita continua, e così dopo mesi qualcuno torna a lavoro, qualcun altro riapre l’attività, molti cambiano hobbies, stili di vita, molti altri addirittura vanno in vacanza, ma c’è una fetta di popolazione che non è tornata da nessuna parte, tantomeno ha avuto la possibilità di cambiare stile di vita.
I ragazzi, specialmente i più piccoli, sono stati letteralmente privati dei loro momenti migliori, incluso lo sport, attività essenziale di crescita e sviluppo fisico, sociale e psicologico. Era il 9 Marzo 2020 quando il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annunciava il lockdown nazionale, bloccando, di fatti, tutte le attività, comprese quelle sportive. Inizia così un calvario che dura mesi, quello dei ragazzini, costretti tra quattro mura in una fase della crescita caratterizzante e particolare.
Con l’arrivo dell’estate e il progressivo diminuire dei contagi sono riprese le attività sportive, peccato che la “favola” sia durata poco con le successive chiusure pre-natalizie.
Il presidente Gravina parla di numeri allarmanti, nel’ultimo anno infatti ci sono stati 200.000 tesserati in meno nei settori giovanili, circa 10.000 ragazzi in meno per regione, se in Sicilia lo scorso anno potevamo contare su circa 30.000 tesserati, la perdita è stata pari al 33%, numeri, come detto prima, allarmanti.
Oggi un barlume di speranza accompagna le giornate di chi, tra mille sacrifici, prova a far ripartire quel mondo del dilettantismo e dello sport giovanile che molto spesso è stato dimenticato, di questo ne abbiamo parlato con Alessandro Cereda presidente della scuola calcio Elitè “ASD SPORT CLUB NISSA 1962”.
Ciao Alessandro, cosa vuol dire oggi occuparsi di una scuola calcio?
“Oggi con il Covid occuparsi di una scuola calcio vuol dire sicuramente avere coraggio! Oggi hai a che fare con tanti genitori che hanno paura, e come dargli torto, sono impauriti, il 60% dei ragazzi iscritti non si presenta, è diventato un problema psicologico. Il rischio del contagio all’aperto è pressochè minimo, è alto il rischio di chi organizza, di chi si prende la responsabilità. Se oggi si riesce ad andare avanti è grazie alla professionalità e alla progettualità. Servono nuovi progetti, il calcio giovanile è con le ruote a terra.”
Siete una scuola calcio Elite, cosa vuol dire?
“Essere una scuola calcio Elité vuol dire innanzitutto essere un “Centro di Avviamento sportivo”, e come prima caratteristica si rispettano i requisiti richiesti, che, ovviamente, non sono requisiti tecnici-sportivi:
• Tecnici qualificati e abilitati
• Area Sviluppo Territoriali – Lezione dei tecnici FIGC e del Settore Tecnico
• Incontri con psicologi
• Incontri costanti con le famiglie
• Incontri con nutrizionista
Si punta quindi ad un risultato organizzativo, non un risultato da campo! La fascia d’età è racchiusa tra 5 e 12 anni e attraverso vari progetti si cerca di formare il ragazzo con tutti quegli elementi che “circondano” la vita di uno sportivo.”
Il Programma di Sviluppo Territoriale (PST), coordinato dal Settore Giovanile e Scolastico, è finalizzato a strutturare un percorso di formazione tecnico-sportiva ed educativa con l’obiettivo di favorire lo sviluppo psicofisico dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici, coinvolgendo attivamente nel percorso le Società, gli allenatori i dirigenti e le famiglie.
Rapporto costi-benefici, quanto è “costato” l’ultimo anno? Perdite di ragazzi, quindi quote.
“La perdita è stata gigantesca, nel 20-21 abbiamo perso il 75% dei ragazzi e quindi degli introiti, la nostra società però sinceramente ha deciso di non guardare più i numeri, i conti. Si va avanti con la sola passione perché se dovessimo rispettare tutti i costi fissi non potremmo farcela, introiti pochi e divisi per tutte le spese vive, affitto campo, retribuzione allenatori e assistenti, abbigliamento per i ragazzi. E’ un atteggiamento bonario vista la situazione critica di tante famiglie. In questo momento i due appuntamenti settimanali consistono in un ora di “Intrattenimento Ludico – Motorio”, il che non vuol dire preparare o “fare” una partita.“ L’attività è ricominciata grazie alle AST (Area Sviluppo Territoriale), e ad esempio alcuni ragazzi della scuola calcio Gloria Sancataldese si sono aggregati a noi in diversi allenamenti.
Cosa hanno perso i ragazzi?
“I ragazzi hanno perso un riferimento, oggi tutti, ragazzini compresi, parlano con gli smartphone, attraverso messaggi, giochi o videochiamate, ma così non c’è più contatto, non ci sono relazioni e si rischiano danni fisici e psicologici. Non c’è più quel riferimento chiamato stadio o spogliatoio, squadra o aggregazione, direi che bisognerebbe tornare a metodi educativi giudicati “vecchi”, fare un passo indietro significa, a volte, farne 3 in avanti.”
Speranze e propositi per il futuro?
“Speranze non voglio metterne in conto, il proposito si, tornare alla normalità, ricominciare è una parola semplice, il verbo è difficile da attuare, perché ricominciare non sarà facile, tornare a quella routine con gli allenamenti sarà molto pesante per tanti ragazzi abituati ormai a fare altro, a casa, sono questi i danni di cui parlavo prima, e in questo le scuole saranno fondamentali. Voglio comunque chiudere con una speranza, che è quella, provocatoriamente, di poter tornare a non fare nulla come una volta…!
Incrociamo le dita.”

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