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Pergusa tra mito e realtà: dal “Ratto di Proserpina” alla “Fiera del Destino” al “Brigante Testalonga”. – di Gaetano Cantaro

Riccardo Luglio 26, 2020 5 minuti letti
lago pergusa

Pergusa tra mito e realtà: dal “Ratto di Proserpina” alla “Fiera del Destino” al “Brigante Testalonga”.
Sul Lago di Pergusa aleggia, da migliaia di anni, un mistero collegato al fenomeno tettonico che determinò la nascita stessa del lago, circa 11.000 anni fa, per sprofondamento della crosta terrestre. L’uomo preistorico, che già abitava nelle alture circostanti il lago, non potendo spiegare altrimenti il fenomeno naturale di sprofondamento della terra e la formazione di un grande lago a riempire la voragine, ricorreva alla spiegazione divina, elaborando il mito del rapimento di Proserpina da parte di Plutone. Un luogo che divenne, nell’immaginario dell’uomo primitivo ed anche delle civiltà che si avvicendarono nei secoli a venire, la porta degli Inferi ! Al mito del ratto di Proserpina, simboleggiante l’alternarsi delle stagioni, si affiancò, nel tempo, l’altro meno noto ed antico ma parimenti misterioso, della “Fiera dei Morti” o “Fiera del Destino”, di cui gli anziani dovrebbero ancora conservare il ricordo. Di questo prodigioso evento parlò diffusamente, nel 1897, il grande viaggiatore, Gaston Vuillier, nella sua celebre opera “La Sicilia, impressioni del presente e del passato”. La “Fiera del Destino” si terrebbe ogni sette anni, intorno alla mezzanotte, nelle contrade di Pergusa laddove erano ubicati il “mulino dell’Agnello”, costruito dai diavoli in una sola notte, la “grotta dell’Inferno” e lo spettrale “Cozzo di Iuculia”. Il Vullier riportò dettagliatamente il racconto resogli dai popolani ennesi che lo accompagnarono nei luoghi con grandissimo timore. I pochi sopravvissuti all’orrido spettacolo della “Fiera del Destino” raccontarono di riunioni, all’interno della “grotta dell’Inferno”, di “maghi, stregoni, indovini, astrologhi ed ogni genere di maliardi” che si univano per “suggellare dei patti infernali con i demoni, i quali, per rendersi al conciliabolo, salivano su dalle viscere della terra in mezzo a vapori sulfurei”, da cui la zona era appestata (a quel tempo il lago di Pergusa non era stato ancora bonificato). Un vecchio ne vide da lontano la tregenda e per poco non rimase stecchito dalla paura: “in cima agli alberi danzavano fiamme azzurrognole, e stormi di spiriti in groppa a nuvoloni neri traversavano i campi. La terra tremava e i metallici scoppi di risa di quella infernale congrega parevano il rimbombo del tuono lontano. Intanto, sopra le tavole, battaglioni di streghe facevano preparativi orrendi con membra di bimbi, ancora palpitanti. La festa maledetta era per tutto al colmo; si udivano canzoni non mai udite da orecchio umano, si vedevano sarabande d’ombre e di scheletri girare in fondo sulle squallide colline. C’era una gran quantità di baracche con le parti anteriori aperte come ali di pipistrello, dove si vendevano all’incanto armi fatate, talismani e ricette strane. E tutto ciò si faceva in mezzo ad un’atmosfera pregna di zolfo, al lume di fiamme erranti che saltellavano e si riflettevano sul lago come macchie di sangue”. Nel 1937, il poeta dialettale siciliano, Giuseppe Foti, raccontava che, durante la “Fiera del Destino”, sette diavoli uscivano gridando e strillando da una caverna scura ubicata nei pressi del lago di Pergusa e giocavano a tocco: “chi toccava il Destino era in obbligo di di rapire il giorno appresso, tornando fra gli uomini, trasformandosi e travestendosi come meglio crede, almeno un’anima, e portarla all’Inferno” (Leggende di Sicilia, 1937).
Per vero, alcuni dei fenomeni sopra descritti trovano spiegazione in altrettanti fenomeni naturali come quello che, periodicamente, colora le acque del Pergusa di un particolare rosso vinaccio, che sembra quasi sangue. Ciò accade grazie alla sinergia tra alcuni dei microorganismi che vivono nel lago, tra i quali l’Arctodiaptomus salinus. Trattasi di un copepode, un piccolo “gambero” che, per difendersi dai raggi del sole estivo, si tinge di un pigmento rosso e si insedia in foltissime colonie sotto la flora acquatica. Francesco Potenza Lauria, nel suo opuscolo sul Lago di Pergusa del 1858, aveva messo in evidenza altri fenomeni simili a quelli descritti nella leggenda come la presenza, nei pressi del lago, di una collinetta di pece minerale nera che, agli inizi dell’800 si infiammò per via di un fulmine e si vide scorrere bitume liquido a larghi rivoli per diverso tempo. Potenza Lauria fu testimone oculare anche dell’inquietante fenomeno notturno dei fuochi fatui ed osservò globi di fuoco sorvolare sulle acque del lago “a guisa di meteora dileguarsi, e poscia ricomparire, e spegnersi di nuovo finalmente”, tuttavia, essendo egli un colto e versatile “accademico perguseo”, attribuì tale fenomeno piuttosto che agli spiriti maligni al processo naturale di decomposizione delle acque del lago ovvero alla presenza di gas idrogeno solforato che si sarebbe sprigionato “dalle grotte e zolfatare contigue”. Secondo gli accompagnatori di Vullier, l’unico che sopravvisse alla vista della “Fiera del Destino” sarebbe stato il Brigante Testalonga (Pietraperzia nel 1728 – 1767), il quale, secondo la tradizione popolare, nacque in una caverna e fu allattato da una lupa. In realtà, il feroce bandito Testalonga, pluriomicida, dedito alla rapina, al furto ed al sequestro di persona, potrebbe aver avuto interesse ad alimentare simili terribili racconti al fine di tener lontano i curiosi dal suo quartier generale ubicato proprio a Pergusa, nella grotta di Cozzo Iuculia dove venne catturato dalle Autorità regie e poi giustiziato e squartato nel castello di Mussomeli nel 1767. Gaetano Cantaro

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