Abbandonare le strade monocrome di antiche basole per una visita al Duomo di Enna e alla vicina chiesa di San Michele sotto la lente della policromia, lascerebbe l’anima dei visitatori sospesa nell’eterna bellezza. Federico Emma, riguardo a quest’ultima chiesa, ha condotto uno studio approfondito: il maestro calatino Antonio Brandino tra il 1761 e il 1765 eseguì i lavori delle mattonelle in maiolica disegnate dall’architetto Vito Mammana. Ma di questa opera rimangono pochi esemplari nell’abside. La nuova pavimentazione, eseguita dall’Istituto d’arte di Enna, mostra all’interno un tappeto maiolicato ben in vista, recante la data 1957: è patente che i colori sono vivissimi e il ricamo o l’intarsio che viene prodotto donano ieraticità. Entrare nella chiesa che prima fu moschea è già un’esperienza suggestiva, ma ciò che rende l’ingresso unico è l’abbraccio cromatico avvolgente che catalizza la vista dell’osservatore. Oggi si insegue l’illusione dei mondi virtuali e di dimensioni parallele per evadere dalla realtà, dimenticando che l’arte antica sapeva già generare universi alternativi: posizionarsi al centro della chiesa di San Michele è molto di più … Avvolti dalle trame maiolicate si vive un’esperienza sensoriale totale che nessuna tecnologia potrà mai replicare. Spostarsi all’interno del Duomo, invece, dona un’altra prospettiva. Scrive Antonino Ragona che vennero maiolicati la sacrestia, la sua cappella, il coro e l’altare del Santissimo Sacramento. Nel 1657 la Cappella della sacrestia del Duomo di Enna lastricata da pavimenti in pietra, viene abbellita con mattonelle, anch’esse rigorosamente di Caltagirone, dal maestro Giuseppe La Jacona, di cui restano alcuni esemplari. Di recente la pavimentazione è stata ricostruita fedelmente dal maestro ennese Gaetano Mirisciotti. Riguardo la sacrestia e la sua cappella, mentre la prima presenta un tappeto geometrico, la seconda risulta invece ipnotica per la ripetitività degli inserti vegetali. In entrambe le sale vi sono due grandi riquadri: in sacrestia viene raccontato il momento biblico in cui Mosè disseta gli ebrei. Ai piedi dell’altare di Sant’ Andrea, nella cappella adiacente, viene invece raccontata la raccolta della manna: proprio qui il maestro Mirisciotti ha voluto donare alla comunità ennese un ricordo perenne legato alla figura di Monsignor Francesco Petralia, rappresentato alla destra del dipinto, con uno sguardo umile e fedele, in fila, mentre regge una giara. Il suo lungo sacerdozio dedicato alla città di Enna non potrà essere dimenticato. Così per i posteri la sua memoria verrà custodita attraverso l’arte. Torniamo fuori, tra le basole, silenti testimoni delle nostre vite che ogni giorno potrebbero ricordarci i passi dei nostri avi, le gioie, gli affanni e se riuscissimo a soffermarci qualche minuto sopra la nostra storia, queste strade ci narrerebbero un’identità che aspetta di essere ascoltata.


