Uno dei più grandi «buchi neri» della Regione Siciliana. E’ quello che ha interessato la miniera di Pasquasia, uno dei più importanti sisti estrattivi di Salgemma al mondo attivato nel 1959, gestito dalla società Italkali nata tra una sinergia tra Regione che ne deteneva la maggioranza delle quote e un soggetto privato che però eprimeva il Presidente nella persona dell’avvocato Francesco Morgante. Un sito che era destinato a crescere con nuovi posti di lavoro in particolare per la possibile estrazione del magnesio dall’acqua utilizzata per «lavare» lo stesso sale.
M nel giugno del 1992 il sito però, inaspettatamente chiude per volere proprio del socio di minoranza. Decisione che inspiegabilmente la Regione accetta senza battere ciglia. Dall’oggi al domani vengono a perdersi circa 1 migliaio di posti di lavoro tra diretti ed indotto che interessano diversi comuni dell’ennese e nisseno. Le ripercussioni socio economiche sul territorio sono pesanti per certi versi tipo quelli della chiusura della Fiat a Termini Imerese. Iniziano delle interminabili lotte di rivendiazione sindacale ma che portano ad un nulla di fatto.
Molti dei lavoratori sopratutto quelli che erano interessati direttamente nell’estrazione, vengono inglobati nel grande contenitore creato dalla Regione della Resais che in un certo senso li dovrebbe ricollocare in altre esperienze lavorative. Ma invece per questi lavoratori inizia uno stillicidio di sopravvivenza con una indennità di Cassa Integrazione sino all’accompagmamento alla pensione.
Ma i lavoratori non volevano assistenza ma lavoro. Sul sito invece iniziano da quel momento una serie di «leggende metropolitane» che ad oggi però di certo non hanno portato a nulla di chiaro. Si è parlato di sospetti nel volerlo fare diventare un «magazzino di stoccaggio» di scorie nucleari. Sospetti alimentati anche dal fatto in provincia di Enna pare che l’incidenza in percentuali di certe tipologie di tumori sia superiore alla media. Preoccupazioni e sospetti che videro nascere sul territorio diversi movimenti «No Scorie» e che chiedevano risposte certe sul destino della miniera. Ma il tutto è terminato in un nulla di fatto.
E’ stato anche annunciato diverse volte l’avvio di lavori di bonifica del sito per realizzare altro. Addirittura è anche ventilata la realizzazione di un grande parco di divertimenti. Ma la realtà è invece che il sito dal 1992 rimane li inutilizzato con tutti i suoi potenziali pericoli di natura ambientale. Adesso quest’altra «soffiata» annunciata dal Presidente del Consiglio Comunale di Enna Marco Greco di volerne fare un «magazzino» di scorie di amianto anche se la notizia è stata smentita immediatamente dall’assessore regionale all’energia Francesco Colianni. Ma di sicuro che su Pasquasia se ne continuerà a parlare anche perchè è la popolazione che vuole chiarezza e verità.


