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ORDINE PROCESSIONALE DELLA FESTA PATRONALE – di Francesco Campione

Riccardo Giugno 24, 2024 4 minuti letti
ordine processionale

ORDINE PROCESSIONALE DELLA FESTA PATRONALE
Ma perché il 2 luglio e al ritorno, c’è un ordine processionale ben preciso mai cambiato nel corso dei secoli, diversamente da quanto raccontato precedentemente? Probabilmente ciò residua dai periodi di paganesimo e dominazione romana: quando ci si dirigeva verso il campo di battaglia si seguiva uno specifico ordine in cui sfilare; la fanteria faceva da apripista, dovendo garantire un percorso sicuro ed essendo pronta a combattere in prima linea difendendo chi sta nelle retrovie, ovvero l’imperatore. Quest’ultimo doveva gestire le file e pensare alla strategia d’attacco e di difesa.
La festa pagana di Cerere si teneva a luglio poiché si rendeva grazie per l’abbondanza del raccolto e vi era il medesimo incedere processionale: in primis i fedeli, poi i sacerdoti pagani e da ultimo la statua della divinità cui dare lustro. Stessa cosa accade, nelle nostre processioni devozionali e in particolare in quella patronale:
la simbologia come prologo ovvero lo stendardo (portato da abili stendardieri che, con giochi da prestigiatori, fanno letteralmente ballare il fantastico drappo che simboleggia il WM sul retro e sul davanti l’iconografia nota a tutti della nostra Patrona);
le rappresentanze confraternali in ordine decrescente di nascita;
San Michele, che simboleggia la vittoria del bene sul male;
San Giuseppe, padre putativo di Gesù e sposo di Maria, uomo giusto e fedele. Anche a lui apparse l’angelo esortandolo ad avere fede in Dio; confraternita principale della festa Confraternita degli ignudi di Maria SS. della Visitazione;
Clero;
Spirito Santo, che simboleggia l’unità e trinità di Dio;
fercolo della Madonna;
da ultimo, le istituzioni ed il popolo fidente.
Fino a qualche anno fa lo stendardo era preceduto da una folta schiera di fedeli a piedi scalzi o “m’piduna” (soprattutto donne), che faceva il viaggio alla Madonna e dai bambini che nell’anno corrente avevano ricevuto la Prima Comunione.
Enna però va oltre, regalandoci uno spettacolo in più, ovvero l’incontro tra Santa Elisabetta e Santo Zaccheria e la Cugina Maria di Nazareth.
Possiamo notare due cose, la prima dal punto di vista evangelico e la seconda da quello popolare/devozionale: in prima analisi, l’evangelista Luca testimonia l’incontro tra i Cugini Santi e Maria nel suo momento più alto rendendo l’idea esatta della gloria, della potenza nei secoli: “Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo”, fulcro e apice del mistero della Visitazione.
Il Patelmo “ccu lu so pinsari”, decrive mirabilmente il momento nella sua “Storia di Maria SS. della Visitazione” in dialetto ennese tramandandolo così: “Elisabetta e Zaccheria l’hano iutu a rincutrari, Elisabetta e Zaccheria ccù Maria sunnu arrivati. E ppi farici lu salutu c’ hanu fattu ‘a nclinata […] San Giuvanni nun iera natu, ma fu di Diu santificatu”.
In seconda analisi invece, il tripudio di gioie, colori e rumori (un vero e proprio palcoscenico su cui viene messo in scena l’incontro come descritto nel Vangelo) del popolo ennese quando accoglie con applausi incoraggianti sull’ultima curva tra via Mercato e via Montesalvo, sia i fercoli di San Michele e San Giuseppe portati dai ragazzi, sia (e oserei dire soprattutto) la Nave d’oro che non sempre arriva in quel punto in maniera ottimale; ma il tripudio è talmente grande e la gioia così immensa che tra note della banda che echeggiano nell’aria, fragori di sarbe, applausi di incoraggiamento delle persone c’è la forza per gli ultimi “Arripigliamu”, “Mantinimu” e ancora “E salutamu a noscia patruna”, “E chiamamu a Regina di l’angili”, “E Salutamu a noscia Avvocata” (ma le vrame un tempo erano molte di più e più avanti ve le scriverò). Questi vengono preziosamente riassunti sempre dal Patelmo nella frase “Ni lu munti ca si vidi, o cchi gran processioni, cittadini e foristera, tutti godunu la festa, la festa di Maria Visitazioni”.
Un tempo uscivano altri santi che andavano incontro a Maria, alle memorie dei miei, e di altri, nonni veniva raccontato di san Sebastiano, San Pasquale volgarmente chiamato “Protetturi de curnuti” perché ai piedi del santo venivano posti dei teschi di animali con le corna, sant’Antonio.
Ma probabilmente la processione era più ricca come succede a Gangi per la festa dello spirito santo (paragone solo per rendere l’idea, ma non era lo stesso)

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Riccardo

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